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Cina, i prezzi alla produzione ai massimi storici. S&P taglia il rating all'immobiliare
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Cina, i prezzi alla produzione ai massimi storici. S&P taglia il rating all'immobiliare

14 ottobre 2021, 07:16 Ultimo aggiornamento: 07:17

Il Nikkei festeggia il Giappone alle urne e lo scivolone dello yen, mentre la Cina deve affrontare un'inflazione in frenata e la contestuale corsa delle materie prime, balzate del 10,7% a settembre, oltre le attese. Oro in calo, futures su Wall Street ben intonati

Il Nikkei oggi (+1,25% alle ore 7:20 italiane) festeggia il Giappone alle urne, mentre Hong Kong è chiusa per festività e Shanghai fatica a stare a galla (+0,08%), con S&P che ha bocciato altre società immobiliari e la Cina che vede i prezzi alla produzione ai massimi da quando è iniziata la registrazione. L'oro cede lo 0,16% a 1.791 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,68% a 80,99 dollari il barile, mentre l'euro passa di mano a 1,1558, lo yen cede lo 0,3% a 113,59 e la sterlina viaggia laterale a 1,3663. Il T bond Usa scambia poco mosso all'1,552%, con i futures su Wall Street ben intonati (+0,3%). 

I prezzi alla produzione cinesi sono aumentati del 10,7% su base annua a settembre a causa dell'aumento del costo delle materie prime, superando le aspettative del mercato di una crescita del 10,5% e dopo i rincari di agosto del 9,5%. Questo è stato il nono mese consecutivo di incremento e il dato più elevato da quando i prezzi hanno iniziato a essere registrati nell'ottobre 1996.

Il tasso di inflazione annuale della Cina è invece sceso inaspettatamente allo 0,7% a settembre dallo 0,8% di agosto e rispetto alle stime di mercato dello 0,9%. E' stata la lettura più bassa da marzo a causa di un calo più marcato del costo del cibo con i prezzi della carne di maiale scesi velocemente. Pechino ha fissato un obiettivo di crescita dell'Ipc (inflazione) per il 2021 di circa il 3%, rispetto al 3,5% dell'anno scorso.

Shanghai oggi è appesantita di nuovo dal settore immobiliare, con gli investitori preoccupati per una crisi partita dal colosso Evergrande, 305 miliardi di dollari di debito e 1.300 progetti immobiliari in oltre 280 città, il giorno dopo che il settore è stato colpito da nuovi declassamenti del rating. Il gruppo del mattone questa settimana non ha onorato altre tre cedole su bond in dollari dopo le due di settembre.

Ad alleviare solo in parte la situazione è la cinese Qumei Home Furnishing Grop, che, come riporta Reuters, ha annunciato oggi in una nota al mercato che rileverà il 40% della partecipazione nella loro joint venture con Evergrande dedicata all'arredamento per 72 milioni di yuan (11,18 milioni di dollari). Poca cosa rispetto al debito colossale che pesa sul gruppo.

Ma negli ultimi giorni altri sviluppatori cinesi hanno avvertito che potrebbero essere insolventi e l'aumento dei rischi nel settore ha portato nelle scorse ore l'agenzia di rating S&P Global a pubblicare nuovi declassamenti a due delle più grandi società del settore, Greenland Holdings (taglio di due notch a B+ da BB, il titolo perde l'1,28% a 4,61 yuan per 61 miliardi di capitalizzazione circa a Shanghai), che ha costruito alcune delle residenziali più alte del mondo e E-house (ora B+, quotata a Hong Kong), avvertendo che potrebbe ridurre ulteriormente il giudizio.

Il Giappone ha intanto sciolto oggi il parlamento, ponendo le basi per le elezioni alla fine del mese che porranno il nuovo premier Fumio Kishida contro l'opposizione in una battaglia su chi può rimettere meglio in carreggiata l'economia martoriata dal Covid. Kishida gode di un buon sostegno pubblico, secondo i sondaggi, un dato che fa ben sperare in relazione al suo progetto di mantenere la maggioranza della camera bassa per il suo Partito Liberal Democratico (LDP).  (riproduzione riservata)



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