L’Asia chiude la settimana in rosso, venerdì 7 novembre, complice lo storno del Nasdaq (-1,9%) su timori di iper valutazioni relative al settore dell’intelligenza artificiale e per i dati macro poco brillanti della Cina. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede l’1,15%, Hong Kong lo 0,9%, Shanghai lo 0,2%, mentre i futures sul Nasdaq sono tornati positivi (+0,35%).
Le esportazioni cinesi hanno registrato un calo inatteso a ottobre, la domanda globale non è riuscita a compensare il forte rallentamento delle spedizioni verso gli Stati Uniti, infliggendo un nuovo colpo a un’economia già in difficoltà a causa della debole spesa dei consumatori e della fiacca attività d’investimento interna.
Le esportazioni sono diminuite per la prima volta negli ultimi otto mesi, scendendo dell’1,1% su base annua, secondo i dati ufficiali diffusi venerdì. Le spedizioni verso tutti i Paesi, esclusi gli Stati Uniti, sono aumentate del 3,1%, ma non abbastanza per bilanciare il crollo di oltre il 25% verso l’America.
«Gli esportatori cinesi avevano anticipato le consegne per evitare dazi più alti negli Stati Uniti — sembra che questa corsa alle esportazioni si sia esaurita a ottobre», il commento di Zhiwei Zhang, capo economista di Pinpoint Asset Management. «Le esportazioni sono state un pilastro della crescita cinese, data la debolezza della domanda interna. Ora che la spinta dell’export si indebolisce, la Cina dovrà fare maggiore affidamento alla domanda interna».
Fino a ora, le esportazioni cinesi avevano mostrato una certa resilienza, le vendite verso altri mercati avevano compensato la diminuzione delle spedizioni oltreoceano. Le esportazioni erano infatti cresciute ogni mese da febbraio, quando l’attività si era temporaneamente rallentata per il Capodanno lunare.
Ma ottobre ha segnato un’inversione di tendenza. Diversi indicatori commerciali hanno iniziato a raffreddarsi rispetto ai record dei mesi precedenti, con il porto di Shanghai che ha movimentato il minor numero di container da aprile.
Il calo complessivo delle esportazioni ha colto di sorpresa quasi tutti gli economisti: la stima mediana del sondaggio Bloomberg prevedeva infatti un aumento del 2,9%, e solo un analista si aspettava una contrazione.
Secondo Bloomberg Economics, «il calo inatteso delle esportazioni in ottobre suggerisce che la tenuta del commercio estero cinese sta iniziando a vacillare sotto il peso dei dazi elevati e dell’incertezza globale. Pechino deve ora continuare a sostenere la domanda interna e impedire che la spesa debole freni la crescita».
Secondo David Qu, analista di Bloomberg Economics, «le tensioni commerciali con gli Stati Uniti si sono riaccese lo scorso mese, prima che i presidenti Donald Trump e Xi Jinping raggiungessero un accordo durante i colloqui in Corea del Sud. A partire da lunedì prossimo, gli Stati Uniti ridurranno i dazi sui prodotti cinesi del 10%, un taglio che potrebbe dare un certo impulso agli scambi tra le due maggiori economie mondiali verso la fine dell’anno».
Tuttavia, prosegue l’esperto, l’effetto potrebbe essere limitato, perché le tariffe sui beni cinesi restano più alte rispetto a quelle applicate ai prodotti provenienti da Paesi come il Vietnam. Se la domanda globale continuerà a indebolirsi, le esportazioni — e di riflesso l’economia nel suo complesso — potrebbero subire nuove pressioni negli ultimi mesi dell’anno. Già nel trimestre precedente la crescita economica cinese era rallentata al ritmo più debole dell’ultimo anno, nonostante l’export ancora in espansione.
Gli analisti ora prevedono il tasso di crescita trimestrale più basso dalla fine del 2022, quando il Paese stava uscendo dalle rigide restrizioni della politica «Zero Covid».
Il rallentamento di ottobre è stato diffuso: le esportazioni verso l’Unione Europea sono aumentate solo dell’1%, il dato più debole da febbraio, mentre le spedizioni verso Corea del Sud, Russia e Canada sono diminuite a doppia cifra.
«Nei prossimi mesi, le esportazioni cinesi verso gli altri mercati emergenti saranno oggetto di un’attenzione crescente da parte degli operatori», osserva Homin Lee, macro strategist di Lombard Odier. «Si tratta di indicatori cruciali per valutare l’espansione all’estero dei marchi tecnologici e di consumo cinesi».
Nonostante il calo complessivo di ottobre, il valore totale delle esportazioni ha superato i 3.000 miliardi di dollari nei primi dieci mesi dell’anno — il ritmo più rapido mai registrato. Insieme alla debolezza delle importazioni per gran parte del 2025, l’avanzo commerciale ha toccato un nuovo record a 965 miliardi di dollari.
A ottobre le importazioni sono cresciute solo dell’1%, lasciando un avanzo commerciale di 90,1 miliardi di dollari. Nel frattempo, lo yuan ha fornito un minor sostegno alle esportazioni dopo essersi apprezzato contro il dollaro fino a raggiungere il livello più alto da quasi un anno, rendendo i prodotti cinesi relativamente più costosi per gli acquirenti esteri. (riproduzione riservata)