Dopo il rally di Wall Street, mercoledì 5 ottobre le borse asiatiche viaggiano positive, soprattutto Hong Kong che alle ore 7:30 italiane balza del 5,4%, mentre Shanghai è ancora chiusa per le festività della Golden Week. Il Nikkei sale nel frattempo dello 0,5%, mentre l'oro resta laterale a 1.729,9 dollari per oncia e il petrolio Wti americano cede lo 0,23% a 86,31 dollari il barile nel giorno in cui l'Opec+ è attesa riunirsi a Vienna per un taglio della produzione di oltre 1 milione di barili al giorno, ovvero l'1% della produzione mondiale.
L'euro cede lo 0,15% a 0,9972, lo yen è in leggera debolezza a 144,07, la sterlina perde lo 0,25% a 1,1446, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento viaggiare in area 3,628% e i futures su Wall Street sono in calo dello 0,44%. Nel frattempo l'indice australiano ASX ha raggiunto il massimo delle ultime 2 settimane grazie ad un aumento accomodante dei tassi, martedì (+0,25% invece di +0,5%) da parte della Reserve Bank of Australia.
Mercoledì la Reserve Bank of New Zealand ha alzato il costo del denaro dello 0,5% a un livello che non si vedeva da aprile 2015 portandolo al 3,5% durante la riunione di ottobre, il quinto aumento consecutivo di 50 punti base, in linea con il consenso del mercato. La Banca centrale ha spiegato che l'inflazione core dei prezzi al consumo è troppo alta, mentre i verbali della riunione hanno indicato che il board ha discusso al suo interno se aumentare di 75 punti base i tassi, ma alla fine ha optato per una mossa di mezzo punto.
Il consiglio ha segnalato ulteriori aumenti dei tassi in futuro, pur rilevando che ci sono stati ritardi nella trasmissione della politica monetaria. I responsabili politici hanno affermato che il Pil nel terzo trimestre del 2022 potrebbe essere cresciuto leggermente di più di quanto ipotizzato in precedenza grazie al fatto che i consumi sono rimasti resilienti nonostante la spesa per beni durevoli, che potrebbero essere più sensibili all'aumento dei tassi, abbia continuato a diminuire. Nel frattempo, la Banca centrale della Nuova Zelanda si è detta consapevole del fatto che il calo dei prezzi delle case e dei prezzi di altri asset avrà un impatto negativo sui consumi delle famiglie. Il board ha alzato il costo del denaro per un totale di 305 punti base da ottobre 2021, quando era al minimo storico dello 0,25%.
Mercoledì i futures sul greggio Wti si muovono in area 86 dollari al barile dopo aver guadagnato quasi il 9% nelle due sessioni precedenti, mentre gli investitori si preparano all'incontro dell'Opec+ in cui si prevede che il cartello degli estrattori di greggio (del quale fa parte anche la Russia) annuncerà un ampio taglio dell'offerta per sostenere i prezzi della materia prima.
Il cartello si riunirà mercoledì a Vienna in presenza per la prima volta dallo scoppio del Covid e starebbe ora valutando la possibilità di ridurre la produzione fino a 2 milioni di barili al giorno, ovvero il doppio del volume precedentemente segnalato. Si tratterebbe del più grande taglio di produzione dall'epoca dei primi lockdown da Covid-19. Anche l'imminente divieto dell'Ue a usare greggio russo che entrerà in vigore a dicembre e un piano guidato dagli Stati Uniti per imporre un tetto massimo al prezzo del petrolio russo stanno incidendo sui mercati.
Il rialzo dei prezzi del petrolio questa settimana (+5,5%) arrivano dopo quattro mesi consecutivi di perdite dovute all'inasprimento delle condizioni monetarie, ai timori di recessione e alla forza del dollaro uniti alla pressione sui mercati delle materie prime. (riproduzione riservata)