La Cina ha imposto martedì 6 gennaio controlli sulle esportazioni verso il Giappone per beni con possibile uso militare. Una decisione che fa salire le tensioni fra i due Paesi asiatici dopo le dichiarazioni rilasciate lo scorso anno dalla premier giapponese Sanae Takaichi su Taiwan.
Tutti i beni a duplice uso per impieghi militari non possono essere esportati verso il Giappone, una decisione della Cina con effetto immediato, ha annunciato martedì il Ministero del Commercio in una nota. Sono inoltre proibite le esportazioni di beni «per qualsiasi altro utilizzo che possa rafforzare le capacità militari del Giappone», ha aggiunto il ministero.
«La premier giapponese ha recentemente rilasciato dichiarazioni errate su Taiwan, lasciando intendere la possibilità di un intervento militare nello Stretto di Taiwan», ha specificato un portavoce del ministero. Un commento come questo violerebbe il principio della Cina Unica e avrebbe una «natura malevola con conseguenze profondamente dannose».
Lo scorso anno la Cina aveva già limitato le esportazioni di terre rare nell’ambito della guerra commerciale con il presidente Usa, Donald Trump. Le terre rare e i magneti che ne derivano sono usati dai militari in armamenti come caccia, droni e missili, oltre a essere fondamentali per la produzione di beni come smartphone e veicoli elettrici.
Secondo la Japan Organization for Metals and Energy Security, nel 2024 il Giappone dipendeva dalla Cina per circa il 70% delle importazioni di terre rare. La lista cinese dei beni a duplice uso include droni, materiali e impianti nucleari, componenti per motori aerospaziali e leghe speciali.
Le nuove restrizioni rappresentano l’ultima mossa della campagna di pressione della Cina nei confronti del Giappone, dopo che Takaichi aveva ipotizzato la possibilità che Tokyo potesse dispiegare le forze armate se Pechino tenterà di prendere il controllo di Taiwan.
Nonostante le limitazioni alle importazioni di prodotti ittici giapponesi e il boicottaggio sul fronte turistico da parte dei cittadini cinesi, Takaichi ha rifiutato di ritrattare le dichiarazioni, sostenendo che la politica del Paese resta invariata. Le misure cinesi arrivano mentre il presidente sudcoreano Lee Jae Myung è in visita a Pechino e promette di rafforzare i rapporti bilaterali, mentre il presidente cinese Xi Jinping lo ha esortato a «schierarsi dalla parte giusta della storia». (riproduzione riservata)