La Cina torna al completo alle contrattazioni dopo le festività per il Labour Day, mentre Tokyo è chiusa. I dati macro non sono incoraggianti, ma i listini si fanno trascinare dal rally di Wall Street e da una Fed che ha scongiurato un rialzo troppo aggressivo dei tassi a giungo per lo 0,75%. Alle ore 8:00 italiane l'Hang Seng sale dello 0,6%, Hong Kong dell'1,06%, l'oro corre dell'1,7% a 1.901 dollari per oncia, il petrolio Wti americano continua la salita dello 0,8% a 108,7 dollari il barile. L'euro rivede quota 1,0614 (si sta muovendo laterale), lo yen cede invece lo 0,22% a 129,23, scende molto la sterlina, -0,6% a 1,2529. Il T bond decennale rende il 2,937%, mentre i futures su Wall Street sono in leggero calo.
Il Pmi China General Services elaborato da Caixin è sceso a quota 36,3 ad aprile dal livello di 42,0 a marzo, il secondo mese consecutivo di contrazione (solo sopra 50 vi è crescita) causato dalle forti misure di contenimento del Covid in oltre 40 grandi città che pesano per il 40% del Pil del Paese. Si tratta anche del calo più netto del settore dall'inizio della pandemia, nel febbraio 2020, con i nuovi ordini che si sono ridotti al secondo tasso più alto dall'inizio del sondaggio nel novembre 2005.
A questo si aggiunga che l'occupazione si è contratta per il quarto mese consecutivo, nonostante la lettura mostri solo un calo marginale. Per quanto riguarda l'inflazione, i costi (per erogare i servizi) sono aumentati a causa del continuo rialzo delle materie prime, del carburante e della spesa per le misure di protezione dalla pandemia. Infine, la fiducia è leggermente migliorata, sulle attese che i focolai sarebbero stati tenuti sotto controllo.
Nel frattempo, le autorità di regolamentazione statunitensi hanno aggiunto più di 80 società, tra cui JD.com, Pinduoduo e Bilibili, a un elenco in crescita di gruppi che rischiano la possibile espulsione da Wall Street a causa del rifiuto di Pechino di consentire l'accesso agli audit finanziari. Lo scrive oggi Bloomberg, spiegando che la Securities and Exchange Commission ha iniziato a inserire i gruppi cinesi in una formazione provvisoria di entità quotate negli Stati Uniti, che include Alibaba e Baidu. Queste ultime sono a rischio di delisting ai sensi di una legge del 2020 (venne richieste e firmata dall'allora presidente Donald Trump) se entro tre anni non si conformeranno ai requisiti di ispezione richiesti negli Stati Uniti.
La Federal Reserve ha aumentato ieri sera di mezzo punto il costo del denaro portandolo all'intervallo di 0,75%-1%. si è trattato del secondo aumento consecutivo dei tassi dopo il +0,25% di aprile e il più grande incremento dal 2000. La banca centrale ha indicato che inizierà a ridurre il gigantesco bilancio da 9.000 miliardi di dollari il 1° giugno. La Fed quindi avvierà la vendita degli asset in portafoglio costituiti da Treasury e titoli garantiti da ipoteca a un ritmo mensile iniziale di 47,5 miliardi di dollari, aumentandolo dopo tre mesi a 95 miliardi.
Allo stesso tempo, il governatore, Jerome Powell, ha affermato che la Fed non sta considerando un aumento dei tassi di 75 punti base a giugno, raffreddando le attese di una banca centrale ancora più aggressiva, un fatto che ha scatenato il rally di Wall Street (Nasdaq ed S&P 500 hanno guadagnato il 3% circa entrambi). (riproduzione riservata)