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Cina, export ai massimi storici, petrolio in corsa: così Trump boccia la proposta dell’Iran

11 maggio 2026, 07:40 Ultimo aggiornamento: 08:04

L’Asia apre la settimana ad andamento misto, mentre i prezzi del petrolio riprendono a cavalcare. Mercoledì Trump arriva a Pechino per un summit con il presidente Xi

L’Asia apre la settimana, lunedì 11 maggio, ad andamento misto nel mezzo del caos geopolitico. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei sale dello 0,4%, Hong Kong cede lo 0,32%, mentre Shanghai guadagna lo 0,65%. In forte rialzo i prezzi del petrolio, che appiattiscono i futures sul Nasdaq.

Da ricordare che il presidente Usa, Donald Trump, arriverà in Cina mercoledì per il suo secondo vertice con l’omologo Xi Jinping. I leader si incontreranno giovedì, prima di visitare il Tempio del Cielo e partecipare a un banchetto di Stato in serata. Venerdì terranno un pranzo di lavoro prima della partenza di Trump per gli Stati Uniti.

Trump: inaccettabile la risposta dell’Iran alla proposta di pace

Il presidente Usa, Trump, ha definito domenica «inaccettabile» la risposta dell’Iran all’ultima proposta di pace, mentre le due parti mantengono un fragile cessate il fuoco senza che si intraveda una fine della guerra.

Secondo l’agenzia iraniana Irna, Teheran ha consegnato domenica al Pakistan la risposta alla proposta americana per porre fine al conflitto iniziato due mesi fa. «Ho appena letto la risposta dei cosiddetti rappresentanti dell’Iran», ha scritto Trump su Truth. «Non mi piace — ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE!».

Il presidente non ha fornito dettagli sul contenuto della risposta iraniana. Tuttavia, le dichiarazioni hanno spinto al rialzo il petrolio: il Brent è salito del 4,2% fino a 105,51 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche, mentre il Wti americano del 4,8% a 100 dollari. Secondo gli analisti, i mercati hanno reagito ai timori espressi da funzionari statunitensi secondo cui un fallimento dei negoziati potrebbe portare alla ripresa delle ostilità aperte.

«Assolutamente inaccettabile si traduce in un sentiment rialzista per il mercato», ha scritto Kevin Book, responsabile ricerca di ClearView Energy Partners. «Se si dovesse tornare a uno scontro militare e i colloqui non riprendessero, i prezzi potrebbero salire molto di più». Teheran non ha reagito immediatamente ai commenti di Trump. Tuttavia, l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha citato un funzionario anonimo secondo cui la proposta iraniana sottolineava «la necessità di porre immediatamente fine alla guerra e garantire che non vi siano ulteriori aggressioni contro l’Iran».

La proposta iraniana chiedeva inoltre: la revoca delle sanzioni statunitensi; la fine della guerra «su tutti i fronti», in riferimento agli attacchi israeliani in Libano e il «controllo iraniano» dello Stretto di Hormuz. Secondo Tasnim, Teheran chiedeva anche la fine del blocco statunitense su importazioni ed esportazioni iraniane nelle città portuali meridionali.  L’Iran avrebbe inoltre richiesto una sospensione di 30 giorni delle sanzioni sul petrolio, durante la quale potrebbero essere sbloccati alcuni asset congelati, senza però menzionare proposte specifiche sul programma nucleare.

In precedenza, l’Iran aveva dichiarato di stare valutando le proposte statunitensi per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz.  Domenica Trump ha accusato l’Iran di «prendere tempo» con gli Stati Uniti, lanciandosi poi in un duro attacco contro l’accordo nucleare del 2015 firmato da Teheran, dall’amministrazione Obama e da altri Paesi.

Cina, inflazione sopra le attese

L’inflazione annuale in Cina è accelerata all’1,2% ad aprile 2026 rispetto all’1,0% di marzo, superando le aspettative del mercato ferme allo 0,8%, sostenuta dall’aumento dei prezzi delle materie prime legato al conflitto in Medio Oriente. Anche l’inflazione alla produzione è salita al 2,8% dallo 0,5% di marzo, nettamente oltre le previsioni dell’1,5%. 

Cina, export ai massimi storici, rimbalzo verso gli Usa

Le esportazioni cinesi sono aumentate del 14,1% su base annua raggiungendo il record di 359,44 miliardi di dollari ad aprile 2026, molto oltre le previsioni del 7,9% e in forte accelerazione rispetto al +2,5% di marzo, che aveva rappresentato la crescita più debole da ottobre 2025.

L’accelerazione è stata alimentata dalla corsa delle aziende ad accumulare componenti dal gigante manifatturiero cinese, temendo che la guerra con l’Iran potesse spingere ancora più in alto i costi di produzione. Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono balzate dell’11,3% su base annua, a 36,8 miliardi di dollari, tornando in crescita dopo il crollo del 26,5% registrato a marzo nonostante i dazi imposti dall’amministrazione Trump.

Le esportazioni verso gli Usa erano inoltre diminuite complessivamente dell’11% tra gennaio e febbraio. Forti aumenti sono stati registrati anche verso il Sudest asiatico e l’Europa, principali mercati di sbocco della Cina, mentre le esportazioni verso il Giappone sono salite del 4%. Nei primi quattro mesi dell’anno, le esportazioni totali cinesi sono comunque cresciute del 14,5% su base annua, raggiungendo 1.340 miliardi di dollari. Tuttavia, nello stesso periodo, le vendite verso gli Stati Uniti sono diminuite del 10,2%. (riproduzione riservata)



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