Dopo un altro tonfo del Nasdaq (-2,5%) oggi l'Asia chiude la settimana in netto rosso, nonostante il dato incoraggiante sul surplus cinese. Alle ore 7:10 italiane il Nikkei cede l'1,28%, l'Hang Seng lo 0,64% e Shanghai lo 0,77%. L'oro torna a correre dello 0,32% a 1.827 dollari l'oncia, mentre il petrolio Wti americano perde lo 0,13% a 82,01 dollari il barile. I mercati vendono dollari, l'euro guadagna lo 0,2% a 1,1478, lo yen balza dello 0,4% a 113,73, la sterlina dello 0,22% a 1,3734. Il T bond Usa decennale, dopo essere scivolato ieri, vede il rendimento riprendere quota dall'1,714% all'1,727%. Intanto i futures su Wall Street sono tutti sopra la parità.
L'avanzo commerciale della Cina ha toccato un nuovo massimo di 94,5 miliardi di dollari a dicembre, superando le previsioni di mercato di un surplus di 74,5 miliardi di dollari dal momento che le esportazioni sono rimaste solide mentre le importazioni hanno rallentato bruscamente. Per tutto il 2021, l'avanzo commerciale si è allargato raggiungendo un picco di 676,4 miliardi di dollari, in aumento del 26,4% rispetto al 2020, ed è stato probabilmente tra i più alti mai registrati al mondo, secondo Trading Economics. Il surplus con gli Stati Uniti è aumentato del 25,1% a 396,6 miliardi di dollari.
Le esportazioni dalla Cina sono cresciute del 20,9% su base annua a 340,498 miliardi di dollari a dicembre, al di sopra delle previsioni di mercato di un +20% e dopo un aumento del 22% a novembre. È stata una crescita a due cifre per il 15° mese consecutivo, in un contesto di forte domanda globale in corso. Le esportazioni sono aumentate negli Stati Uniti (21,1%), nei paesi dell'area Asean (12%) e nell'Ue (25,65%). Per l'intero 2021, le esportazioni sono salite del 29,9% su base annua a 3.300 miliardi di dollari, accelerando da un aumento del 3,6% nel 2020, nonostante la carenza di semiconduttori che ha interrotto la produzione.
Le importazioni in Cina sono invece aumentate del 19,5% su base annua a dicembre, mancando le aspettative del mercato del +26,3% e rallentando rispetto a un incremento del 31,7% a novembre. E' stata la crescita più debole da giugno, dal momento che la domanda interna si è attenuata a seguito di sporadiche epidemie di Covid che hanno mandato in lockdown diverse città.
Secondo Bloomberg, l'approccio inflessibile della Cina al Covid-19 ha lasciato la seconda economia più grande del mondo quasi esclusa dai viaggi internazionali, con meno di 500 voli in entrata programmati questa settimana, rispetto ai circa 10.000 di due anni fa. Non sono solo i viaggi aerei a soffrire. Sul mare la congestione si sta accumulando intorno al porto di Shanghai mentre le navi cercano di evitare i ritardi indotti dalla pandemia nella vicina Ningbo, mentre il virus è stato ora trovato nella città portuale di Dalian, rappresentando una nuova minaccia per le catene di approvvigionamento. È probabile che la Cina registrerà la sua crescita economica più debole da diversi anni quando pubblicherà i dati sul Pil lunedì, dovendo scontare il costo di un crollo del mercato immobiliare e dei lockdown interni a causa dei focolai del virus. (riproduzione riservata)