L’Asia viaggia contrastata, martedì 26 marzo, dopo la chiusura debole di Wall Street che ha deciso di prendersi una pausa in seguito al rally partito con la Fed che ha confermato le attese di tre tagli dei tassi nei prossimi mesi durante l’ultima riunione di politica monetaria. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei è sotto la parità, Hong Kong sale dello 0,8%, Shanghai cede lo 0,23%, mentre il T bond Usa decennale viaggia laterale al 4,247%, I futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,16%.
Il Kospi della Corea del Sud guadagna lo 0,79%, toccando il livello più alto da febbraio 2022. Sam Stovall, responsabile degli investimenti per conto di CFRA Research, ha osservato che le azioni sono diventate costose, con l’S&P che ora viene scambiato con un premio del 33% rispetto al rapporto prezzo/utili medio negli ultimi 20 anni.
«Stiamo uscendo dal livello massimo post-Fomc», ha detto a CNBC, riferendosi alla riunione del Federal Open Market Committee della Fed la scorsa settimana. «Il mercato sta diventando sempre più vulnerabile a una flessione».
La Banca centrale cinese ha rafforzato di nuovo il sostegno ad uno yuan sotto pressione, portando il fixing al massimo da gennaio allo 0,1%. I trader sono ancora nervosi dopo che la valuta cinese è scesa, lo scorso venerdì, ai livelli più deboli da novembre. Con l’effetto che lo yuan è cresciuto dello 0,2% nel trading offshore (scambiato fuori dalla Cina) in risposta al tasso di riferimento, ma è rimasto pressoché invariato a 7,218 per dollaro, scrive Bloomberg, nel trading onshore (della Cina continentale).
La PBoC deve affrontare il difficile compito di mantenere la propria valuta stabile, cercando allo stesso tempo di avviare una politica monetaria di sostegno per un’economia in difficoltà, limitando i deflussi di capitali. Mentre uno yuan più debole può aiutare il lato delle esportazioni, un forte calo rischia di innescare un sentiment negativo degli investitori verso la Cina.
L'Etf Fullgoal China Bond 7-10 Year Policy Bank Bond ha registrato la cifra record di 3,9 miliardi di yuan netti (540 milioni di dollari) di afflussi a marzo. La portata degli investimenti potrebbe essere dovuta al fatto che il veicolo è uno dei più grandi fondi passivi fra i pochi Etf che replicano gli indici obbligazionari in Cina, secondo il database Bloomberg. Insieme all’elevata domanda di titoli sovrani da parte degli investitori, gli afflussi potrebbero indicare che gli investitori non sono ancora convinti che il mercato azionario abbia davvero voltato pagina dopo un paio d’anni di difficoltà.
Lo Shanghai Securities News scrive che i prodotti obbligazionari rappresentavano quasi tre quarti del valore dei nuovi fondi comuni di investimento lanciati a marzo. Anche Fullgoal rientra tra gli Etf che hanno registrato i maggiori acquisti netti, potrebbe essere stato comprato dal cosiddetto national team, il programma di intervento pubblico a sostegno dei mercati.
Gli investitori istituzionali sono i detentori di maggioranza dell’Etf Fullgoal. A partire dalla fine di giugno, il fondo aveva solo circa 1.200 sottoscrittori e i 10 maggiori detenevano Il 52% dei titoli. (riproduzione riservata)