Il Nikkei chiude brillante, lunedì 27 ottobre, con un rialzo del 2,47%, mentre alle ore 7:30 italiane, l’Hang Seng sale dell’1,% e Shanghai dell’1,1%. L’oro ritraccia ancora (-1% a 4.095 dollari per oncia), il petrolio Wti americano, invece, sale dello 0,65% a 61,9 dollari il barile. I mercati vendono il T bond Usa decennale, il cui rendimento scende dal 4,04% al 4,02%, mentre i futures sul Nasdaq corrono (+1,12%).
L’Asia sale grazie ai progressi nei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina durante il weekend, quando si sono incontrate le delegazioni dei due Paesi. I meeting, giudicati «produttivi», hanno spianato la strada a un possibile accordo tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, atteso giovedì.
Gli utili delle imprese industriali cinesi sono saliti del 3,2% su base annua nei primi nove mesi del 2025, a 5.370 miliardi di yuan, in accelerazione rispetto al +0,9% del periodo precedente. Il miglioramento riflette l’allentamento delle tensioni commerciali con Washington e le misure di stimolo introdotte per rilanciare fiducia e consumi.
I profitti del settore privato sono aumentati del 5,1%, mentre le perdite delle aziende statali si sono quasi azzerate (-0,3%). I comparti più dinamici sono stati energia elettrica e calore (+14,4%), metalli non ferrosi (+14%), agricoltura (+12,5%), informatica e telecomunicazioni (+12%) e macchinari elettrici (+11,3%). In calo invece carbone (-51,1%), petrolio e gas (-13,3%), tessile (-5,9%) e chimica (-4,4%). Nel mese di settembre gli utili sono balzati del 21,6% annuo, il dato più alto dal novembre 2023.
L’oro è sceso per la terza seduta consecutiva, attestandosi intorno a 4.095 dollari l’oncia, penalizzato dall’ottimismo per un’intesa commerciale fra Usa e Cina. Dopo due giorni di negoziati in Malesia, i rappresentanti dei due Paesi hanno raggiunto un’intesa preliminare su controlli all’export, fentanyl, commercio agricolo e tariffe di trasporto marittimo. L’accordo prepara il terreno per la firma definitiva tra Trump e Xi, prevista questa settimana in Corea del Sud. Gli investitori guardano anche alle riunioni delle banche centrali: la Fed dovrebbe tagliare i tassi di 25 punti base dopo i deboli dati sull’inflazione Usa, mentre Bce e Bank of Japan dovrebbero confermare la politica monetaria invariata.
Gli investimenti diretti esteri in Cina sono diminuiti del 10,4% su base annua a 573,75 miliardi di yuan (circa 81 miliardi di dollari) nei primi nove mesi dell’anno, frenati dall’incertezza economica globale. L’industria manifatturiera ha attratto 150 miliardi di yuan, mentre i servizi hanno raccolto oltre 410 miliardi.
Si distingue il comparto high-tech con 170,8 miliardi di yuan, grazie ai balzi dell’ecommerce (+155,2%), dell’aerospazio e della meccanica (+38,7%) e dei dispositivi medicali (+17%). Gli investimenti provenienti dal Giappone sono saliti del 55,5%, dagli Emirati Arabi Uniti del 48,7%, dal Regno Unito del 21,1% e dalla Svizzera del 19,7%. A settembre, gli afflussi di capitali esteri sono tornati a crescere dell’11,2% su base annua. (riproduzione riservata)