«Le nostre produzioni di film e serie riescono ad avere successo sui mercati esteri. Frenare questo processo è un peccato mortale prima per l’occupazione e secondo per il valore culturale che il prodotto genera» dice Carlo Degli Esposti, presidente della società di produzione cinematografica e televisiva Palomar (Mediawan), che può vantare numerosi successi, tra cui serie come Il commissario Montalbano.
Domanda. Il taglio al Fondo per il cinema e l’audiovisivo è sceso a 150 milioni nel 2026 e a 200 milioni nel 2027. Si tratta di una riduzione “attenuata” rispetto alla prima bozza. Cosa ne pensa?
Risposta. È un momento in cui servono denari e vanno recuperati, su questo non c’è ombra di dubbio. Ma la mia prima riflessione è per gli addetti del settore. Ci sono più di 200 mila addetti che in questi anni hanno avuto una regolarità e beneficiato dell’ingresso di nuove generazioni. Il taglio del Fondo come quello prospettato porterà a una riduzione delle risorse e non va invece nella direzione di trovare dei metodi per utilizzarle al meglio.
D. Per quanto riguarda le aziende?
R. La salute delle aziende è una condizione indispensabile per un’industria solida. Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto alti e bassi. Anche i cambiamenti nella legislazione europea sono stati declinati in Italia in un modo molto blando che ha favorito gli emittenti e non i produttori indipendenti. Per fare un esempio, se avessi prodotto Montalbano in Francia, i diritti dopo cinque anni sarebbero tornati in capo alla mia azienda, L’ho prodotto in Italia e anche dopo il recente successo di una nuova messa in onda della serie in tv, tutto il denaro viene guadagnato dalla Rai e solo una parte piccolissima va alla mia azienda.
D. Un problema che ha riflessi sulla competitività in Europa...
R. I gruppi internazionali di produzione cinematografica più forti sono francesi, inglesi, tedeschi anche perché in questi Paesi la legislazione di tv senza frontiere è stata applicata con maggiore rigore rispetto all’Italia, dove sono stati favoriti gli emittenti a scapito dei produttori indipendenti.
D. Per gli emittenti cosa cambia?
R. Hanno fatto male i conti: i tagli hanno effetto anche sugli emittenti perché riducono la capacità di investimento. Danno invece ossigeno a soggetti come Netflix e Amazon, che possono permettersi di produrre di meno pur restando rilevanti.
D. Altri aspetti su cui servirebbe intervenire?
R. Potenziare la struttura di controllo del ministero. I tagli invece rischiano di creare un terremoto in un mercato che vive un profondo cambiamento. (riproduzione riservata)