Milano non è solo finanza e moda. Ma molto di più. Per esempio un settore audiovisivo dinamico, che come dimostra uno studio di fattibilità realizzato da Almed (Università Cattolica del Sacro Cuore), in collaborazione con Fondazione Milano (Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti) e Fondazione Milano Film Fest, ha tutte le caratteristiche per crescere, sviluppando sinergie con altre industrie della Lombardia (editoria, pubblicità, comunicazione, e così via).
Hanno sede a Milano i principali gruppi privati nell’ambito televisivo, primi fra tutti Mediaset e Sky Italia, e molti dei maggiori player internazionali nel settore, come Amazon, Disney e Warner Bros. Discovery. Da circa un anno anche Netflix ha costituto nella città meneghina un team che si occupa di advertising, con una decina di persone al suo attivo.
«Se cresce l’audiovisivo ci sono ritorni importanti anche in altri settori » spiega Armando Fumagalli, docente all’Università Cattolica di Milano, dove dirige il Master in International Screenwriting, e consulente per la Lux Vide. Che continua: «Lo studio che abbiamo realizzato è stato consegnato a Fondazione Cariplo. Lo discuteremo con loro e con gli stakeholder, coinvolgendo tutti i soggetti che sono interessati a lavorare nel settore», che a Milano si distingue anche per un’offerta formativa di alto livello. «Il nostro obiettivo è creare una forte connessione con il mondo del lavoro» dice Minnie Ferrara, direttrice della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti. «Milano ha molte potenzialità da sfruttare. Con Roma non vogliamo porci in una posizione di antagonismo, ma essere complementari e allargare sempre di più le possibilità per tutti».
Non solo Milano, ma in generale la Lombardia occupa un ruolo di primo piano sullo scenario nazionale per quanto riguarda l’industria mediale, cinematografica e televisiva. Gli autori dello studio fanno però notare che occorre uno sguardo attento, visto che alcuni dati macro o solo formali a volte nascondono realtà che nella sostanza sono poi diverse, nel bene e nel male. Se guardiamo alle imprese attive nel settore con sede legale in Lombardia, è possibile ritrovare alcune delle maggiori case di produzione italiane: Banijay Italia (costola della casa madre francese), Indiana Production e Colorado Film. Il gruppo Banijay a Milano controlla Movimenti, casa di produzione di animazione, ma la società più importante del gruppo, Groenlandia (Lydia Poet, Hanno ucciso l’uomo ragno, Smetto quando voglio) ha sede operativa a Roma, così come si è spostata sostanzialmente nella capitale Colorado Film che era nata come milanese dai soci Maurizio Totti, Gabriele Salvatores e Diego Abatantuono. Da alcuni anni è stata acquisita dal gruppo Rainbow (Winx), che ha sede fra le Marche e Roma. Stessa acquisizione e spostamento a Roma per la milanese 3zero2, che ormai è confluita in Eagle; c’è infine, seppure con produzione discontinua, la Lumière di Lionello Cerri.
A Milano ci sono anche la Paypermoon, anche questa con produzione discontinua, e un paio di altre società, che sono cresciute in settori confinanti con la produzione, ma stanno iniziando anche a coprodurre o produrre direttamente film e serie TV: sono la Edi – Effetti Digitali Italiani, che è leader nel campo della post-produzione, e Qmi, che è nata per servizi di marketing e promozione, ma si è spostata anche sulla produzione (i film del “milanese imbruttito”).
Guardando in dettaglio ai numeri a fine 2024 (ultimo dato disponibile), sono registrate sul territorio nazionale 9.396 imprese afferenti al settore dell’industria cinematografica e audiovisiva. A detenere il primato complessivo, dal punto di vista regionale, è il Lazio, con 2.309 imprese attive (poco meno del 25% del totale), mentre la Lombardia si posiziona al secondo posto, con 1.744 imprese attive (il 18,6% del totale).
Infine, se il posizionamento di Milano nel settore della produzione cinematografica classica è inevitabilmente in scia rispetto a Roma, la maggiore frammentazione e la minore necessità di concentrazione produttiva del segmento del cinema di animazione, oltre al diverso fabbisogno di investimenti in infrastrutture, fa pensare a una maggiore facilità di rafforzamento di questa parte dell’industria in territori diversi da quello romano, con vantaggi per tutti gli operatori coinvolti. (riproduzione riservata)