«Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace». Parla dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, Leone XIV, per l’Angelus celebrato in occasione del giorno dell’Epifania in cui si chiude l’Anno Santo (aperto il 24 dicembre 2024 da papa Francesco) ed esorta ad impegnarsi per la fratellanza e l’armonia tra i popoli.
«Dona molto chi dona tutto», ha tra l’altro sottolineato Papa Prevost riferendosi alla figura dei Re Magi. E ha aggiunto, al termine del rito della chiusura dell’Anno Santo: «Il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità. Esso ha originariamente in sè stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire ciò che si ha e ciò che si è».
Leone XIV ha infine esortato: «Tessitori di speranza, incamminiamoci verso il futuro per un’altra strada» ed ha messo in guardia dai «deliri di onnipotenza» invitando a trasformare l’umanità resistendo alle «lusinghe dei potenti». È stato un anno lungo, scandito dalla morte di Papa Francesco e dall’elezione di Leone XIV. La situazione del mondo è cambiata.
Per questo Papa Prevost non può «non pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?».
Alla cerimonia in Vaticano erano presenti anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Si chiude così il Giubileo 2025 dedicato alla speranza. Termina, così, l’anno giubilare dei due papi, una staffetta che non ha tanti precedenti nella storia, dopo la scomparsa di Papa Francesco il 21 aprile 2025. È stato certamente un anno intenso per Roma. C’è stato il Conclave, l’elezione di Papa Leone XIV che ha celebrato il Giubileo dei Giovani, l’evento più importante e partecipato dell’Anno Santo. Un evento che ha fatto registrare cifre record di presenze. Oltre 33,4 milioni i pellegrini giunti a Roma di 185 paesi, una cifra che ha superato le previsioni iniziali del Vaticano, secondo quanto riferito dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Monsignor Rino Fisichella.
Ora in Vaticano già si guarda al prossimo appuntamento del 2033 quando la Chiesa celebrerà i duemila anni dalla Redenzione. Per il prossimo Anno Santo bisognerà invece aspettare almeno il 2050. (riproduzione riservata)