Dopo Tsmc e Micron Technology, anche Texas Instruments potenzia gli investimenti negli Stati Uniti. Il gruppo che produce chip di base (utilizzati in dispositivi di uso comune come smartphone e computer) è pronto a impegnare circa 60 miliardi di dollari per espandere la produzione nel Paese, dove opera soprattutto in Texas.
La promessa arriva, come fanno notare alcuni analisti, dopo le pressioni esercitate dal presidente Donald Trump sulle aziende della filiera. Il tycoon ha più volte minacciato di staccare la spina al Chips Act, il maxi programma di sovvenzioni da oltre 50 miliardi varato dal predecessore Joe Biden per sostenere la produzione domestica di chip. Dopo essere tornato alla Casa Bianca, Trump ha cominciato a rivedere gli accordi raggiunti con i gruppi del settore, con l’obiettivo di renderli – a suo dire – più vantaggiosi per il governo e per i contribuenti americani.
A dicembre 2024 Texas Instruments si era assicurata un sussidio governativo di 1,6 miliardi (più un credito fiscale di almeno 6 miliardi) per costruire tre nuovi impianti, ai sensi del Chips Act. In quell’occasione a società aveva dichiarato che avrebbe speso oltre 18 miliardi entro il 2029 per i tre siti oggetto del finanziamento, parte di un programma di investimenti più ampio. Il piano rivisto, annunciato il 18 giugno 2025 e per il quale il gruppo non ha fornito un cronoprogramma preciso, include sette stabilimenti.
Texas Instruments è l’ultima società di semiconduttori a implementare i suoi progetti di investimenti negli Usa dopo gruppi del calibro della taiwanese Tsmc e di Micron Technology. La prima ha ricevuto un finanziamento di 6,6 miliardi (di cui 5 miliardi di prestiti governativi a basso costo) per potenziare la produzione in Arizona e a marzo 2025 ha annunciato ulteriori investimenti (rispetto ai 65 miliardi già previsti) per 100 miliardi negli Stati Uniti. La seconda, invece, ha appena dichiarato che investirà 200 miliardi negli Stati americani dell’Idaho, New York e Virginia.
I nuovi investimenti arrivano sulla scia delle pressioni del governo Trump. Secondo il tycoon, il Chips Act è «troppo oneroso» per le casse pubbliche e gli accordi raggiunti da Biden non sono abbastanza vantaggiosi. Per questo, durante la campagna elettorale, Trump ha più volte promesso una radicale revisione del regolamento.
L’erogazione dei finanziamenti alle società assegnatarie è cominciata nel 2024 quando il mandato di Biden era agli sgoccioli. Con il cambio della guardia alla Casa Bianca, alcuni pagamenti sarebbero stati rallentati, secondo quanto riportato da Reuters, uno degli uffici che si occupavano del Chips Act è stato dismesso e il governo ha iniziato a rivedere le intese con i produttori di chip. (riproduzione riservata)