Un commerciante di carciofi e una compagnia petrolifera. Una delle più grandi holding della sanità privata in Italia, una società di costruzioni e diverse aziende specializzate nelle infrastrutture ferroviarie. Basta sfogliare i registri online delle donazioni ai partiti per farsi un’opinione del rapporto tra politica ed economia.
A oltre trent’anni dal lancio delle monetine contro l’automobile di Bettino Craxi sul portone dell’hotel Raphaël, simbolo della repulsione di parte dell’opinione pubblica per il sistema partitico della Prima Repubblica, il denaro dei privati trova invece altri rivoli per finanziare la politica e i partiti. Molte cose, nel frattempo, sono cambiate: il finanziamento pubblico diretto è stato abolito, sostituito dal 2 per mille e da un sistema che chiede trasparenza e registri online. Eppure, che il leader si chiami Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Elly Schlein o Roberto Vannacci fare politica richiede risorse.
Cambiano i nomi, così come i modelli di raccolta. C’è chi sopravvive grazie alle quote versate dai propri eletti, chi continua ad attrarre grandi gruppi industriali e chi ha appena iniziato a costruirsi una rete, come il neonato Futuro Nazionale. In soli tre mesi di attività (dal 5 marzo al 22 giugno) il partito di Roberto Vannacci ha raccolto 338 mila euro.
Oltre all’associazione Il Mondo al Contrario, nucleo originario del movimento, e da figure che sono da poco entrate nell’orbita vannacciana – come l’ex capogruppo della Lega in consiglio comunale a Sanremo Daniele Ventimiglia, che ha versato 10 mila euro al generale – nell’elenco dei donatori compaiono imprese dell’edilizia e dell’immobiliare come Ecoholding e Stabilia Italia, la Compagnia Petrolifera Piemontese di Stefano Maurizio Finzi, un produttore di vini, un orologiaio influencer e un’impresa di commercio di carciofi.
Ma l’eterogeneità dei finanziatori di Futuro Nazionale è tutt’altro che un’eccezione. Nel biennio 2023-2024 i partiti politici italiani hanno raccolto poco più di 40 milioni di euro di contributi privati, sostanzialmente in linea alla media storica fatta eccezione del picco registrato nel 2022. E negli stessi anni, come confermano i dati di Transparency International Italia consultati da Milano Finanza, è cambiata la composizione delle entrate. Se nel 2023 quasi due terzi delle risorse provenivano dalle rimesse di parlamentari ed eletti, nel 2024 il loro peso è sceso al 50%, mentre è cresciuto quello dei finanziamenti di persone fisiche e società private, saliti complessivamente a oltre 8,4 milioni: il livello più elevato degli ultimi anni.
Dietro i numeri, convivono modelli profondamente diversi. Fratelli d’Italia, il partito della premier, continua a vivere principalmente grazie ai contributi degli iscritti raccogliendo nel biennio 8,9 milioni, ma dal 2023 al 2024 è passata da 6,4 a 2,5 milioni: secondo Transparency, oltre il 90% delle entrate proviene da parlamentari, ministri e amministratori. Le donazioni provenienti dal mondo imprenditoriale restano limitate: tra queste, aziende come Safimet, attiva nel recupero di metalli preziosi, King Spa e Campomarzio Srl.
Completamente diverso è il modello della Lega che, negli ultimi anni, ha progressivamente aumentato il peso dell’autofinanziamento interno. Nei primi mesi del 2026 la gran parte delle entrate è arrivata dalle quote mensili versate da parlamentari ed eurodeputati. Matteo Salvini, Giulia Bongiorno, Roberto Calderoni e decine di altri presenti per alimentare le casse del partito.
Le aziende, comunque, continuano a essere presenti ma con un peso inferiore rispetto al passato: circa 59 mila euro contro i 279 mila dello stesso periodo del 2025 e i 409 mila del 2024. Rimangono alcune aziende fedeli attive nei settori dell’edilizia, dell’impiantistica, della difesa e della produzione televisiva, ma complessivamente i fondi al Carroccio sono scesi da 9 milioni nel 2023 a 3,8 nel 2024 (ultimi dati disponibili).
È invece Forza Italia a mantenere il legame più forte con il mondo imprenditoriale, un rapporto solido che affonda le proprie radici nella storia stessa del partito fondato da Silvio Berlusconi. Sempre secondo i dati del portale Soldiepolitica, circa un terzo delle entrate deriva da società private e quasi il 40% da persone fisiche: il contributo degli eletti pesa meno del 30%. Oltre a Fininvest, di fatto la holding di tutto il partito, nei registri delle donazioni compare il gruppo sanitario Gvm Care & Research, la società immobiliare Silvuppo1Srl e la Apri Srl attiva nello sviluppo di politiche per l’internazionalizzazione. Ma anche FI è scesa da 6 a 4 milioni complessivi tra il 2023 e il 2024.
Anche tra chi finanzia i banchi dell’opposizione ci sono logiche differenti. Il Partito Democratico si finanzia soprattutto grazie alle rimesse degli eletti, che rappresentano oltre il 90% delle entrate e ha tenuto il calo (da 2,3 mln nel 2023 a 1,8 nel 2024). Il Movimento 5 Stelle mantiene invece il sistema delle restituzioni degli eletti e integra con 2 per mille e donazioni individuali (da 2,8 mln nel 2023 a 2,9 nel 2024).
Azione e Italia Viva hanno invece costruito negli anni una rete più aperta al mondo economico. Attorno ai due partiti si muovono imprenditori, manager e professionisti. Come Patrizio Bertelli, Alberto Bombassei, Gianfelice Rocca, Davide Serra e Lupo Rattazzi, insieme a gruppi industriali presenti trasversalmente su più schieramenti. In alcuni casi gli stessi imprenditori hanno finanziato partiti diversi, da destra a sinistra, seguendo una logica di relazione più che di appartenenza.
È il caso, tra gli altri, dell’imprenditore Marco Rotelli (gruppo San Donato), che nel 2022 ha sostenuto più forze politiche contemporaneamente versando 30 mila euro a Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia Viva, Lega, Partito Democratico e Italia al Centro.
La trasformazione emerge però anche osservando il peso crescente del 2 per mille, l'unica forma di finanziamento pubblico rimasta dopo la riforma del 2013. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento delle Finanze, relativi alle dichiarazioni dei redditi 2025, oltre 2,2 milioni di contribuenti hanno destinato una quota della propria Irpef ai partiti, per un totale di 32,6 milioni di euro, quasi tre milioni in più rispetto all’anno precedente. A guidare la classifica è il Pd, seguito da Fratelli d’Italia e i pentastellati.
In questo labirinto di flussi finanziari c’è, però, chi vigila sulla regolarità dei conti. Il compito spetta alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, un organo di controllo indipendente istituito nel 2012. L’istantanea più recente del lavoro di monitoraggio è contenuta nell’ultima relazione ufficiale, consegnata ai presidenti di Camera e Senato il 28 aprile scorso e relativa ai bilanci dell’esercizio 2024.
Su 68 partiti analizzati, 52 hanno ottenuto il via libera immediato, con conti riconosciuti pienamente regolari. Per altri 16 soggetti politici, invece, i controlli e le verifiche approfondite sono ancora in corso. Non si tratta necessariamente di irregolarità insanabili, ma di discrepanze tecniche o richieste di chiarimenti che hanno aperto un botta e risposta tra i revisori e l’organo di controllo. Sta di fatto che tra i partiti i cui bilanci non sono ancora stati promossi figurano il Partito Democratico, la Lega per Salvini Premier, Azione e Sinistra Italiana. (riproduzione riservata)