Una sfilza di cambi di poltrona, accompagnata da uno scatto nell’adozione dell’intelligenza artificiale. E poi la nascita di nuovi studi con l’onda lunga delle mega fusioni estere arrivata anche in Italia. Primi sei mesi dell’anno intensi per i grandi studi legali, che si sono dovuto confrontare con un contesto non semplice tra guerre (su tutte quella in Iran), caro energia e timori crescenti sulla tenuta dell’AI in borsa.
Non a caso il mercato italiano ha frenato con sole 637 operazioni (-14%) e un controvalore complessivo di circa 22 miliardi, meno dei 30 miliardi della prima parte del 2025 (fonte: Kpmg). Eppure le law firm tricolore hanno mostrato un certo dinamismo, soprattutto quando si è trattato di rafforzare gli organici arruolando nuovi professionisti per arricchire i servizi offerti. Così il primo semestre si è chiuso con poco meno di 200 cambi di poltrona tra i partner, dato in decisa crescita. E con un aumento anche delle promozioni interne, counsel compresi (fonte: More Legal).
Gli studi italiani si sono mossi con decisione (dati sempre di More Legal). PedersoliGattai ha rafforzato il team special situations e financial restructuring con Giacomo Colombo, in arrivo da Molinari. Gianni & Origoni invece ha arricchito la squadra sia in Italia che all’estero con il ritorno di Loris Bovo (contenzioso, ex Ashurst) e con l’ingresso della foreign partner Teresa Lee a Hong Kong. Due new entry di peso anche per LawaL con l’arrivo di Domenico Buono e Roberto Romito, entrambi ex Plusiders, che hanno potenziato l’area tax.
Mentre Advant Nctm si è rafforzato su tre fronti: nel banking & finance con Antonio La Porta (ex BonelliErede), nel debt capital markets con Federico Morelli (ex Crccd) e nel corporate/m&a con Giorgio Fantacchiotti (ex Fivers). Anche law firm come Crccd e GA-Alliance hanno giocato le loro carte nel risiko dei grandi studi legali. Partita in cui Bip Law & Tax ha saputo dire la sua nonostante la giovane età. Nata appena un anno e mezzo fa, la law firm ha annunciato una serie di lateral hire per centrare l’obiettivo degli 80 milioni di ricavi entro il 2027.
Nemmeno i grandi studi stranieri basati in Italia sono rimasti fermi. Linklaters ha arruolato Giovanni Colantuono (ex BonelliErede) per fare un altro passo in avanti nel corporate. Andersen ha risposto con gli ingressi di Daniela Sabelli (energy, ex Squire Patton Boggs) e Jacopo Celesia (litigation & arbitration, ex Legance). E c’è poi chi ha puntato sui cambi di poltrona per rafforzare la guida operativa.
È il caso di McDermott, che ha ingaggiato un nuovo co-managing partner, Vincenzo Giannantonio, arrivato da Gitti and Partners. Non sempre si è trattato di lateral hire perché nei primi sei mesi non sono mancate le promozioni interne. L’elenco è lungo a partire da PedersoliGattai con dieci nuovi soci e Pirola Pennuto Zei e Associati con altri cinque. Serie di nomine che ha coinvolto anche studi come Gatti Pavesi Bianchi Ludovici, BonelliErede e Nexum Stp.
Sei mesi di grandi spostamenti insomma. Ma anche di nuovi progetti con la fondazione di RiseLex e la nascita Grandall Law Firm grazie all’integrazione di Chord Legal e Proxima Advisory. Indaco è figlio invece della fusione tra Dfa, L2b Partners ed Elsa Lex, mentre Bsa è nato da uno spin-off di Ammlex. Eppure il consolidamento in Italia stenta a decollare e procede più spedito solo tra i commercialisti. Il risiko in questo caso è rimasto confinato all’estero con le fusioni tra Hogan Lovells e Cadwalader, Wickersham & Taft e tra Ashurst e Perkins Coie. (riproduzione riservata)