Se non tolleriamo un re come potere politico, non dovremmo tollerare un re per la produzione, i trasporti e la vendita di una qualsiasi delle necessità della vita. Non sono parole mie, peraltro da sottoscrivere, ma di John Sherman, padre della prima legge antitrust che fu promulgata negli Stati Uniti sotto forma di Act nel lontano 1890.
E sono parole che sicuramente conosce il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che mercoledì 13 ha risposto con una nota ufficiale contro l’autonomia del potere giudiziario in Italia che ha più volte rilevato le incongruenze con il dettato europeo dell’ormai celebre decreto Albania del governo Meloni sulla deportazione dei migranti.
Non sono certo gli italiani, che pure l’hanno scoperta e resa forte e ingegnosa più di altri popoli, a poter fare la morale alla più antica democrazia del mondo che si prepara - anche se di fatto è già come se fosse in carica - all’avvento della seconda amministrazione di Donald Trump alla Casa Bianca.
Ma il futuro mister Spending Review dovrebbe rileggere i testi di uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e del loro mercato federale, perché proprio della libera concorrenza Musk ha tratto vantaggio in tutti i settori che presidia da par suo: trasporti, spazio, energia e informazione. Proprio quei settori che Sherman dice non debbano essere sottoposti al dominio di un uomo solo al comando, come avvenuto prima con i pozzi petroliferi, poi con le ferrovie e infine con le telecomunicazioni.
Il capo dello Stato nel prendere le difese del nostro paese ha difeso indirettamente tutti gli americani che un domani pensano di poter fare concorrenza a Mr Tesla proprio in virtù del principio di libertà di impresa. «L’Italia è un grande Paese democratico e devo ribadire, con le parole adoperate in altra occasione, il 7 ottobre 2022, che sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione». Chiunque, particolarmente se, come annunziato, in procinto di assumere un importante ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve perciò «rispettarne la sovranità e non può attribuirsi il compito di impartirle prescrizioni», ha detto Mattarella evocando il dettato della nostra Costituzione.
Quella stessa Carta Suprema che Oltreoceano, grazie all’integrazione dello Sherman Act, stabilisce come si può competere lealmente senza intese anti-concorrenziali e senza abusare della propria dominanza di mercato.
Ora bisogna capire chi porrà un argine al ticket Trump-Musk, visto che quest’ultimo, se vivesse in Italia, in base alle pur blande leggi sul conflitto di interessi non potrebbe avere un incarico come quello che gli è stato assegnato di spending review.
Ve lo immaginate Carlo Cottarelli dispensare consigli da via XX Settembre al presidente degli Stati Uniti o al presidente della Corte Suprema americana? Su queste colonne Marcello Clarich ha ben spiegato qual è il confine tra impresa, Stato e mercato e ha ricordato come anche Musk debba rispettare alcune leggi fondamentali nel guidare un dipartimento per il taglio della spesa denominato Doge, nome molto simile al Dogecoin, la criptomoneta più amata da Musk e che ha messo a segno negli ultimi dodici mesi un rialzo del 425%, dieci volte il Nasdaq.
Mr Tesla, che è anche un concessionario dello Stato visto che i suoi programmi spaziali integrano quelli della Nasa, ha sostenuto con 119 milioni di dollari la campagna elettorale di Trump e dovrà essere sottoposto, come tutte le altre cariche di governo, all’ultima parola del Senato Usa e a un eventuale coinvolgimento di Fbi, Internal Revenue Service (Irs) e Office of Government Ethics (Oge).
Le situazioni di conflitto di interessi di Elon Musk sono molte ed è diventato miliardario anche grazie anche alla libera concorrenza. Mattarella gli ha ricordato che cosa significa e che limiti ha questa libertà. (riproduzione riservata)