Il meccanismo del 5 per mille prevede che un contribuente possa destinare questa percentuale delle proprie imposte effettive a un ente o associazione attiva socialmente rilevanti in svariati settori. Il meccanismo prevede che l’adesione dei contribuenti risulti direttamente proporzionale al reddito dichiarato, aspetto the differisce dal sistema dell’8 per mille che prevede che la distribuzione avvenga tra lo Stato italiano e le confessioni religiose convenzionate con lo Stato. Tali fondi sono destinati poi prevalentemente ad attività benefiche, umanitarie, assistenziali.
Nel caso del 5 per mille si tratta, dunque, di una quota dell'imposta Irpef che lo Stato distribuisce sulla base delle scelte del cittadino-contribuente ad associazioni, enti del terzo settore, fondazioni attive nei campi di rilievo sociale, ambientale, culturale, della ricerca scientifica, per fare degli esempi.
Il 5 per mille fu introdotto con la legge finanziaria del 2006, prevedendo la facoltà da parte dei contribuenti di destinare la quota a una delle associazioni rientranti nelle categorie stabilite dalla normativa. L’anno successivo, le proiezioni ebbero subito a dimostrare l’eccezionale riscontro che la misura aveva avuto nei contribuenti: le adesioni, infatti, raggiunsero subito una percentuale del 61 per cento, superando l’8 per mille di 20 punti percentuali.
A differenza delle donazioni, io 5 per mille non comporta maggiori oneri dal momento che all’ente o associazione scelta dal contribuente viene reindirizzata direttamente una quota dell’Irpef. Nella pratica è un vero e proprio finanziamento per il terzo settore, ma va considerato anche un chiaro esempio di sussidiarietà fiscale. Va detto che, nonostante l’immediato successo riscontrato, il 5 per mille mantenne carattere di provvisorietà per diverso tempo, venendo rinnovato di anno in anno a suon di proroghe. Questo fino alla legge di stabilità del 2015 che conferí al 5 per mille la stabilizzazione definitiva.