Capita a tutti di fare scena muta. O di rimanere senza parole. È una di quelle situazioni tipiche dell’essere umano. È normale. La fattispecie diventa però peculiare quando a non rispondere è ChatGPT.
Dalle ore 8:36 di martedì 10 giugno molti utenti non riescono a utilizzare la piattaforma sviluppata da OpenAI. Ad ogni domanda che gli viene posta, il chatbot più celebre e utilizzato al mondo risponde con il seguente messaggio di errore: «Hmm...sembra che qualcosa sia andato storto».
ChatGPT non è l’unico servizio OpenAI interessato: anche Sora, lo strumento di generazione video basato su intelligenza artificiale, sta riscontrando problemi, così come la funzione Api.
Il massimo di segnalazioni da parte degli utenti italiani è stato raggiunto poco prima delle 11:00, secondo la piattaforma Downdetector, che monitora in tempo reale il funzionamento di vari servizi online che segnala interruzioni e problemi agli utenti.
In Italia le segnalazioni sono concentrate nelle grandi città, con picchi registrati a Milano, Roma, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Perugia. Complessivamente, attorno alle 11:30 sono state registrate oltre 1.000 segnalazioni di malfunzionamento in un brevissimo arco di tempo. Alle 15:10 la situazione non è ancora risolta.
Anche il sito di OpenAI conferma i malfunzionamenti: «Stiamo riscontrando problemi», si legge su status.openai.com. «Abbiamo riscontrato un elevato tassi di errori e di latenza nelle risposte, abbiamo individuato la causa e stiamo lavorando per mitigarla».
Non è la prima volta che ChatGPT va in down. Il chatbot, che conta ad oggi 800 milioni di utenti (circa il 10% della popolazione globale), aveva presentato malfunzionamenti analoghi nei giorni e nelle settimane precedenti, man mano che il sistema si è evoluto e gli utenti sono aumentati. (riproduzione riservata)