«Ci presentiamo alla fusione nel migliore dei modi. Continuiamo a crescere nel tax credit e nel factoring, i nostri business con maggiore potenziale, e abbiamo chiuso il 2025 con un utile di 24 milioni, il primo della nostra storia. È ovvio poi che un’offerta come quella su Banca Sistema richiedeva anche una forte solidità patrimoniale. E noi in un anno abbiamo portato il patrimonio da 101 milioni a 177 milioni e lo rafforzeremo ancora con un nuovo aumento di capitale, che chiuderemo a maggio».
Sono mesi impegnativi quelli che attendono Iacopo De Francisco. Prima di procedere alla fusione inversa, il ceo di CF+ dovrà completare gli ultimi passaggi dell’opas con cui ha conquistato l’80,75% di Banca Sistema. «Nelle prossime settimane partirà l’offerta obbligatoria, che rappresenta solo un passaggio tecnico legato alla componente del corrispettivo in azioni Kruso Kapital (la controllata del credito su pegno di Sistema, ndr). Ma le condizioni non cambiano e non procederemo al delisting, Banca Sistema rimarrà quotata».
Domanda. E dopo?
Risposta. L’offerta obbligatoria dovrebbe chiudersi entro metà giugno, ma abbiamo già depositato le liste per il nuovo cda e collegio sindacale di Sistema, di cui sono già ceo. Poi presenteremo a Bankitalia il progetto di fusione, che vogliamo completare entro fine 2026, mentre il piano industriale della realtà combinata sarà pronto tra fine 2026 e inizio 2027.
D. Che cosa ne verrà fuori?
R. Nascerà un istituto con più di 6 miliardi di attivi, presente nel factoring, nella finanza d’impresa, nei crediti fiscali e nella cessione del quinto. Kruso Kapital invece sarà deconsolidata e, se ci resterà una quota, la cederemo sul mercato. L’obiettivo è diventare una banca di credito specializzato ad alto roe.
D. Attiva anche all’estero?
R. La crescita internazionale è tra le nostre linee di sviluppo strategico. Partiremo dalla Spagna, dove Banca Sistema è già presente, e guarderemo anche ad altri mercati, come Grecia e Portogallo. Inoltre Banca Sistema ha già creato i presupposti per operare nel mercato calcistico inglese. Un percorso durante il quale saremo pronti a cogliere eventuali occasioni di consolidamento, sia tra le banche specializzate che tra quelle commerciali.
D. Elliott vi supporterà?
R. È il nostro primo azionista (90%) e lo sarà anche dell’entità combinata. Finora il fondo americano ci ha sempre sostenuti e sono convinto che lo farà anche in futuro. CF+ e Banca Sistema sono solo all’inizio di un percorso e devono ancora mostrare il loro potenziale sinergico. Nei prossimi anni tireremo fuori tutto il valore.
D. Anche dal factoring? Il caso Bff ha sollevato seri dubbi sul settore.
R. Sarà il nostro business più importante e non credo sia in crisi. Le banche attive nel factoring verso la Pa dovranno operare però in base a un new normal: applicare le norme esistenti in modo rigido, dotarsi di maggiore capitale regolamentare, raggiungere elevati livelli di efficienza operativa e avere una superiore capacità di gestione del dato. A queste condizioni il factoring verso la Pa, pur essendo una asset class complessa da gestire, rimarrà un business ad alta redditività. (riproduzione riservata)