I prossimi bandi per la privatizzazione degli aeroporti di Catania (Sac) e di Palermo (Gesap) potrebbero essere l’occasione per il primo ingresso diretto, aprendo così un nuovo filone di investimenti strategici in Cdp. Anche se le tempistiche delle nuove gare in arrivo, almeno per lo scalo di Catania per cui il bando è atteso entro fine mese (sono già state fatte le comunicazioni al comitato golden power), mal si conciliano con la strutturazione di un’operazione ancora da disegnare in maniera dettagliata e che per ora ha individuato solo il veicolo: 2i Aeroporti.
Secondo quanto riferiscono a MF-Milano Finanza più fonti vicine al dossier, Cassa sarebbe interessata a investire direttamente nel settore aeroportuale. È un comparto dove già agisce tramite F2i, il fondo guidato da Renato Ravanelli che ha in Cdp Equity il primo azionista con il 14%.
Cdp Equity è l’ex Fondo Strategico Italiano, il braccio d’investimento del gruppo guidato da Dario Scannapieco che mette in portafoglio quote di imprese d’interesse nazionale come Aspi, Ansaldo Energia, Webuild, Euronext, Saipem e Fincantieri. Dunque, il soggetto perfetto per Cdp che ora sugli aeroporti italiani vorrebbe giocare un ruolo attivo per aumentare la presa sul settore. E 2i Aeroporti, la grande holding che gestisce i principali scali nazionali, è il partner migliore.
Nata nel 2010, 2i Aeroporti è il veicolo che vede al 51% F2i e al 49% gli spagnoli di Asterion Industrial Partners. Controlla gli aeroporti di Napoli Capodichino e Salerno (tramite l’83,1% di Gesac), Torino Caselle (100% di Sagat), Trieste (55% del Trieste Airport), Olbia-Costa Smeralda (80% Geasar) e possiede una quota del 36,4% in Sea, il gestore dei gettonatissimi scali milanesi di Linate e Malpensa. In più, possiede anche partecipazioni minori nelle società aeroportuali di Bologna e Bergamo. Insieme, questi aeroporti nel 2024 hanno rappresentato oltre il 32% del traffico passeggeri in Italia e circa il 70% del traffico merci nazionale.
Se l’interesse c’è ed è concreto, l’operazione invece è tutta da costruire. Secondo quanto riferiscono le fonti, al momento le ipotesi allo studio vedrebbero un acquisto diretto del 49% di Asterion oppure un passaggio intermedio: un ingresso con una piccola quota nel libro soci di 2i attraverso un aumento di capitale riservato a Cassa che diluirebbe in maniera paritetica i due attuali azionisti.
Solo in un secondo momento, poi, Cdp rileverebbe il pacchetto degli spagnoli. Il motivo di un intervento in due tempi? Il progetto - che nasce su spinta governativa - non si scontrerebbe tanto con la prudenza di Ravanelli, dominus di F2i con l’appoggio delle fondazioni bancarie al 25% del capitale della sgr, quanto con il recente ingresso di Asterion nella compagine azionaria di 2i Aeroporti.
Gli spagnoli hanno messo in portafoglio la quota di minoranza del veicolo da poco più di un anno e ad aprile, in tandem con il Tesoro, hanno anche preso parte (tramite la controllata Retelit) a un’altra operazione di interesse nazionale: l’acquisto da Tim dei cavi sottomarini di Sparkle, all’interno del generale riassetto della rete telefonica del Paese.
Asterion aveva rilevato a luglio del 2024, per circa 800 milioni di euro, il 49% della holding aeroportuale 2i da Ardian e da Crédit Agricole Assurances, soggetti che erano entrati invece nel 2015. Dunque, da fondo infrastrutturale, l’orizzonte d’investimento del gruppo iberico è maggiore dei canonici tre anni con cui tradizionalmente si muove un normale fondo di private equity. E disegnare l’exit degli spagnoli non è banale.
Ma secondo alcune fonti l'eventuale nuovo passaggio di mano delle quote di 2i sarebbe soltanto una questione di prezzo. Dunque c’è solo da offrire e trattare. Coerentemente con il focus sulla riduzione del gap infrastrutturale italiano rispetto ai principali Paesi europei (presente in tutti gli ultimi piani industriali di Via Goito), in passato Cdp ha mostrato un interesse costante al settore aeroportuale. Sia attraverso finanziamenti diretti per la riqualificazione e lo sviluppo degli scali esistenti (nel 2022 a Save, nel 2024 a Gesac e ai piccoli aeroporti siciliani di Pantelleria e Palermo Bocca di Falco) sia con analisi e proposte per il potenziamento complessivo delle infrastrutture aeroportuali italiane. Ma mai il braccio finanziario del Tesoro che investe il risparmio postale aveva deciso di giocare un ruolo attivo entrando direttamente nel capitale delle società di gestione.
C’è chi parla di accelerazione e il risiko in corso in Italia sugli aeroporti fornisce l’assist per l’execution di un interesse di un piano nato nelle stanze governative. Nell’immediato orizzonte c’è la privatizzazione del gioiellino Catania-Fontanarossa (che porta in dote anche lo scalo di Comiso), infrastruttura controllata dalle camere di commercio siciliane e da enti comunali e regionali dell’isola e che ha la tratta più remunerativa d’Italia, la Catania-Roma. Gli oltre 12 milioni di passeggeri che ha gestito Sac (per un confronto, Palermo ne ha registrato 5 milioni) hanno fruttato circa 30 milioni di ebitda.
In primavera, anche su spinta della Regione, i soci hanno acceso il disco verde alla vendita delle quote e gli advisor Mediobanca e lo Studio Gianni&Origoni sono al lavoro. Sul dossier hanno da tempo messo gli occhi, oltre a 2i Aeroporti, anche Adr dei Benetton e Save del banchiere di Finint Enrico Marchi. Ma la privatizzazione è finita anche sui tavoli di player internazionali come Corporation America Airports, Aena, Airport De Paris e Vinci. È in corso un’attività d’istruttoria dell’Enac sul processo.
L’ente presieduto da Pierluigi Di Palma deve dare un parere tecnico al Ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini per l’approvazione del bando di privatizzazione della Sac e, a quanto risulta, è già stata fatta anche la comunicazione al comitato golden power di Palazzo Chigi che si esprimerà una volta conosciuta l’identità (e il passaporto) del compratore. Entro fine ottobre è atteso l'ok del dicastero con la pubblicazione del bando e chissà che in Cdp non abbiano già trovato la soluzione. (riproduzione riservata)