Il cda di Cdp Equity, sotto da guida del ceo Fabio Barchiesi, riunitosi domenica, ha deliberato la possibilità di incrementare la partecipazione in Nexi entro il limite massimo del 29,9% (dal 19,14% attuale). Lo aveva anticipato MF-Milano Finanza lo scorso dicembre. Il primo azionista di Nexi è il fondo Hellman & Friedman con il 22,23%, il flottante è alto (58,6%).
La controllata del Mef ha quindi deliberato la sottoscrizione di contratti derivati fino all’8% del capitale sociale di Nexi, che potranno avere regolamento in azioni, una volta ottenute le autorizzazioni. Inoltre, la partecipazione potrà essere aumentata anche attraverso acquisti diretti.
Cdp Equity precisa nella nota ai mercati che non intende lanciare un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni di Nexi. Questa operazione, spiega la società pubblica di investimento, «testimonia l’apprezzamento» per Nexi. Cdp Equity crede in una «forte evoluzione innovativa e industriale – Nexi già oggi processa 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi – che potrà giocare un ruolo chiave nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta». L’aumento della partecipazione conferma la volontà di sostenere il gruppo dei pagamenti in questo percorso e «favorirà inoltre una maggiore stabilità dell’azionariato sostenendo la strategia industriale di lungo periodo».
L’obiettivo dell’operazione, in sintesi, secondo fonti vicine a Cdp, è contribuire alla creazione di un «leader nelle infrastrutture digitali in grado di competere su scala europea». In modo da accelerare l’attuale percorso di innovazione e sostenere la società perché possa svolgere un ruolo chiave nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica.
Cdp Equity ha accompagnato Nexi fin dalla nascita con una visione da investitore di lungo periodo che, poco più di un anno fa, ha portato all’acquisizione di una ulteriore partecipazione e, più di recente, a un rinnovo del management di Nexi. L’iniziativa è il risultato di un lavoro avviato da alcuni mesi e rappresenta «un’ulteriore concretizzazione di una visione strategica più ampia di Cdp Equity che potrà creare valore sia per gli azionisti che per il sistema Paese».
Gli analisti di una Sim milanese scrivono lunedì che la notizia rafforza la narrativa di Cdp come azionista strategico di lungo periodo e conferma la «rilevanza sistemica dell'asset nel perimetro italiano dei pagamenti» dopo l'uscita degli altri fondi di private equity e la riduzione dell'overhang tecnico. La salita di Cdp verso il 29,9% stabilizza l'azionariato e può offrire supporto al titolo «anche alla luce del posizionamento short ancora elevato». Allo stesso tempo la precisazione sull'assenza di intenzioni di lanciare un'opa «riduce la lettura speculativa immediata», il messaggio appare più di presidio strategico e governance che di operazione straordinaria. Di conseguenza, i rumors di opa e delisting da parte di operatori di private equity perdono ora consistenza e sono «sostanzialmente da escludere» dato il «rafforzamento del presidio pubblico e istituzionale sull'asset». Per gli analisti, l'operazione contribuisce quindi a definire l'attuale livello del titolo come un «floor credibile» ritenendo rendendo meno probabile uno scenario di disinteresse istituzionale verso Nexi.
Cdp Equity è stata assistita da Mediobanca, JP Morgan e PricewaterhouseCoopers in qualità di advisor finanziari e Hogan Lovells in qualità di advisor legale. (riproduzione riservata)