Di Optimum c’è solo il nome del fondo. Se i quotisti dovessero ribattezzarlo sulla base del rendimento, sceglierebbero forse «pessimum»: perché non è facile perdere quasi il 100% di un investimento nel mattone in meno di dieci anni, specialmente se si è puntato su hotel e appartamenti in città come Miami e New York. Eppure è successo. E a farne le spese è stato un nutrito elenco di casse di previdenza, insieme a qualche family office italiano e alla banca del Vaticano, lo Ior.
Tutti insieme, fra il 2013 e il 2014, Enpav (veterinari), Eppi (periti industriali), Cassa Forense (avvocati), Enpacl (consulenti del lavoro), Epap (chimici, fisici, attuari, agronomi, geologi, dottori forestali), Enpapi (infermieri), Cnpr (ragionieri), la banca del Vaticano, Secofind (multifamily office fondato dalla famiglia Zambon), Ceresio sim e altri fondi collegati a Optimum hanno investito nell’Evolution Fund Usa Property I circa 184 milioni di dollari (140 milioni di euro).
Il fondo aveva come oggetto l’acquisto e la ristrutturazione integrale di palazzi residenziali o strutture ricettive, in particolare un importante complesso alberghiero nella prestigiosa e storica Ocean Drive a Miami Beach, il Celino Hotel (quattro blocchi di edifici con 132 stanze), e un grattacielo nel Lower East Side di New York, ricostruito praticamente da capo a piedi con un’altezza raddoppiata, più un’altra ventina di operazioni di real estate fra Los Angeles e Boston. Ma per ragioni ancora da chiarire, tutto è andato male.
Chi aveva sottoscritto le azioni ha perso l’88%. Peggio è andato a chi aveva preso le azioni cosiddette «hedged»: alla perdita deve sommare il costo della copertura dal rischio cambio. Risultato? -99%. Restano appena le briciole. Un risultato di gestione talmente negativo che i quotisti non riescono a spiegarselo né – a loro dire – riescono ad avere informazioni complete da parte dei gestori del fondo, il lussemburghese Optimum Asset Management fondato dal finanziere Alberto Matta.
Per cercare di ottenere le informazioni richieste, Epap, Enpacl e lo Ior hanno promosso un accesso agli atti (subpoena) chiedendo a un giudice del Delaware – dove sono state basate le 28 property companies create per le operazioni – di farsi consegnare documenti sulle decisioni gestionali e sui finanziamenti, le risultanze della gestione, i dati dei professionisti coinvolti e così via. Praticamente tutto l’incartamento disponibile. Scopo di questa profonda «discovery»? Utilizzare le carte in una causa che i tre enti vogliono avviare presso il Tribunal d'Arrondissement del Granducato di Lussemburgo.
Le due casse e lo Ior sono gli arieti nello schieramento dei quotisti che attaccano la gestione di Optimum. Forti di un investimento complessivo di 45,2 milioni di euro (Epap 14 milioni, Enpacl 9,8 milioni, Ior 20 milioni in due tranche) che ha subìto perdite per oltre 35 milioni, hanno promosso il subpoena lo scorso 24 luglio. Tra gli elementi che fanno valere, c’è anche che nel 2024 Ernst & Young, revisore indipendente del fondo, ha dichiarato l’impossibilità di completare la revisione a causa della mancanza di documentazione di valutazione da parte di Optimum. Ora il fondo ha tempo fino al 26 agosto per consegnare le carte ma, come anticipa a Milano Finanza l’avvocato Andrea Suriano, managing director del fondo, Optimum presenterà opposizione al giudice: «Richieste strumentali».
Per chi punta a promuovere l’azione legale, come il presidente dell’Epap, Stefano Poeta, si tratta di una doverosa operazione di trasparenza nei confronti degli iscritti su un’operazione finanziaria avviata dai vertici precedenti dell’ente (già rivelata da Milano Finanza del 19 luglio scorso). Ma ci sono anche altre casse che, pur non avendo partecipato alla richiesta legale di documenti, sono durissimi contro la gestione di Optimum. «Assolutamente carente e poco trasparente», la definisce Enpapi nell’ultimo bilancio.
Scrive l’ente degli infermieri, esposta al fondo sia direttamente sia attraverso Tendercapital Real Asset, nella relazione sui conti 2024: «Si conferma l’assoluta inadeguatezza della gestione in considerazione del valore del Nav del fondo, ormai quasi azzerato. Nelle riunioni di advisory board ne è stata analizzata la storia operativa, caratterizzata da una gestione opaca; per tali motivi tutta la vicenda è stata formalmente ed ufficialmente segnalata alla competente autorità di vigilanza lussemburghese, affinché vengano approfonditi i diversi aspetti di criticità».
I soldi sono andati in fumo, continua la cassa di previdenza presieduta da Luigi Baldini, per «operazioni immobiliari errate, finanziamenti e prestiti bancari onerosi. L’ente ha segnalato ripetutamente al gestore le criticità ed ha, inoltre, espresso voto contrario a tutti gli ordini del giorno inseriti nell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio di esercizio 2023, fino alla formale lettera di compliance inviata direttamente alla competente autorità di vigilanza lussemburghese CSSF, che ha preso in carico la segnalazione effettuata. Rispetto all’investimento iniziale di 14 milioni di euro, il controvalore del fondo al 31-12-2024 è sceso a 0,33 milioni di euro». Peggio di così…
Non è stato un tracollo improvviso, come un terremoto o un uragano come quelli che periodicamente si abbattono su Miami. Già nel 2021 la cassa dei veterinari (Enpav, oggi guidata da Oscar Enrico Gandola) aveva svalutato a bilancio Usa Property I. La colpa è stata del Covid: «La perdurante chiusura delle frontiere americane al flusso in entrata di presenze straniere ha determinato pesanti ripercussioni sulle economie di città a forte vocazione turistica come Miami e New York, nelle quali il fondo è particolarmente investito».
Stessa lamentela da parte dei periti industriali: il Covid «ha impedito la realizzazione degli sviluppi immobiliari e della relativa messa a reddito. Il fondo al fine di ridurre gli impatti negativi ha avviato nel 2021 la fase di dismissione dei singoli asset...».
Ed è proprio questa la spiegazione che danno i gestori di Optimum per il disastroso andamento dell’Usa Property I. Un evento eccezionale che ha distrutto piani e tempistiche di sviluppo e rivendita degli immobili, sui quali nel frattempo hanno continuato a gravare pesanti oneri finanziari, con finanziamenti per costruire a tassi anche del 10% l’anno, rivela a Milano Finanza Suriano, managing director di Optimum.
«Nel 2020 e nel 2021 il valore del Nav del fondo è crollato rispettivamente del 44% e del 19% e complessivamente del 56% in 2 anni», continua Suriano, «proprio a causa delle svalutazioni subite dai due progetti e del peso crescente di interessi e carrying costs causato dai ritardi accumulatisi a seguito dello stop ai cantieri».
Solo l’hotel di Miami è stato acquistato per 50 milioni di dollari ed è stato totalmente ricostruito come struttura di lusso – «ora c’è la piscina sul tetto con il fondo trasparente che si vede dalla hall», racconta Suriano – con un finanziamento di 100 milioni concesso da Deutsche Bank con interessi a due cifre. «Il cantiere è finito nel 2019 pochi mesi prima del Covid. E in quattro anni di turismo completamente fermo a Miami dopo la pandemia solo i 40 milioni di interessi hanno ammazzato il Nav», spiega l’avvocato. In più la città ha dovuto affrontare due uragani, ricorda. La scelta è stata quasi obbligata: vendere l’hotel a fine 2020 al fondo CGI Hospitality Opportunity Fund «ad un prezzo attrattivo e con una struttura in grado di offrire l’esposizione ai futuri profitti dell’hotel e del fondo acquirente».Tuttavia ad oggi «le posizioni verso l’acquirente del Celino CGI sono considerate ad oggi non recuperabili».
Nel fondo resta un solo progetto attivo: «Il condominio di 222 East Broadway, a Manahattan, valorizzato 135,7 milioni di dollari e partecipato dal fondo», spiega Suriano. «Sull’immobile grava un finanziamento di 99 milioni conferito dal socio di minoranza dell’operazione, che ha rifinanziato al 100% un debito preesistente». E resta da vendere ancora il 50% degli appartamenti.
Dalla sua poi Optimum rivendica i forti rendimenti degli altri comparti in cui le casse sono investite sempre nell’immobiliare in Usa e in Germania, che ha avuto tassi di resa superiori a 2,5 volte. Ma poi c’è un altro tema: secondo Suriano la contesa «è un’iniziativa avviata esclusivamente dallo Ior» che ha portato dalla sua parte solo alcune delle casse, perché da anni sta portando avanti una guerra legale in mezza Europa contro Optimum a causa di altri investimenti, come l’ex palazzo della Borsa di Budapest, nei quali lo Ior ha investito lamentando forti perdite. Ma che niente c’entrano con gli affari in Usa.
Si vedrà che cosa stabiliranno i giudici, in Delaware come in Lussemburgo come – per lo Ior – a Malta. Ma certamente sono anche vicende come questa che spiegano la spinta del Mef e del ministro Giancarlo Giorgetti per una revisione dei requisiti professionali di chi gestisce le Casse. (riproduzione riservata)