Nel decidere dove impiegare il proprio tesoretto da oltre 124 miliardi di euro di attivi (a fine 2024) le casse previdenziali italiane dovranno «valutare in via prioritaria gli investimenti volti a sostenere e a sviluppare il sistema economico e produttivo nazionale, anche con riferimento al sistema infrastrutturale, energetico e ambientale, ivi inclusa la rigenerazione urbana e la rifunzionalizzazione edilizia».
Lo mette nero su bianco il nuovo regolamento, appena sfornato dal Tesoro e dal Ministero del Lavoro, sulle politiche di investimento degli enti che erogano le pensioni ai professionisti, decreto che arriva in un momento in cui governo, Borsa Italiana e operatori finanziari puntano a convogliare in misura maggiore la massa di contributi gestiti dalle casse nell’economia reale, fra quotate e non.
Si va dai medici dell’Enpam, che con Alberto Oliveti esprimono anche il presidente della confindustria di settore, l’Adepp, agli agenti di commercio dell’Enasarco, finita nelle ultime settimane alla ribalta delle cronache per il presunto appoggio al gruppo Caltagirone e a Delfin nella scalata a Mediobanca. E dagli avvocati della Cassa Forense, che hanno in portafoglio l’1,25% di Generali, agli architetti e ingegneri di Inarcassa. Il regolamento, atteso da anni e che MF-Milano Finanza ha visionato prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, contiene norme di indirizzo in materia di investimento delle casse.
È una cornice giuridica che mette ordine in un settore che aveva bisogno di essere regolamentato perché ogni cassa si muoveva autonomamente. Un quadro generale a garanzia delle future pensioni dei professionisti. Pochi gli articoli: modalità di gestione, criteri d’investimento, prospetto informativo a valori correnti, documento sulla politica d’investimento, investimenti, banca depositaria (del patrimonio), conflitti d’interesse e incompatibilità. Il patrimonio potrà essere gestito in maniera «diretta» - con «strutture professionalmente rispondenti agli specifici rischi e alle caratteristiche delle attività detenute» - oppure in forma «indiretta».
L’ente stipulerà «convenzioni» - che devono prevede specifiche «linee di indirizzo» per «attuare la strategia di investimenti deliberata dall’organo di amministrazione» - con gestori esterni (l’Enpam per esempio si affida a Fideuram) da selezionare con gara. In entrambi i casi le Casse devono adottare misure di controllo delle modalità e verificarne regolarmente l’adeguatezza. Sui criteri da seguire, gli enti devono «operare con trasparenza nel rispetto del principio della sana e prudente gestione, e perseguire esclusivamente l’interesse collettivo degli iscritti».
Avendo come stella polare l’«ottimale combinazione rischio-rendimento del portafoglio nel suo complesso», gli enti dovranno privilegiare «gli strumenti finanziari con adeguato grado di rischio, anche facendo ricorso a titoli di debito emessi, o garantiti» da Paesi europei e aderenti all'Ocse (o da organismi internazionali di carattere pubblico di cui fanno parte uno o più Stati membri dell'Ue, adottando «politiche di adeguata diversificazione del portafoglio» e iniziative per «ottimizzare i risultati, contenendo i costi» di gestione.
Il documento sulla politica degli investimenti, «sottoposto a revisione almeno triennale» e da pubblicare sui siti ufficiali, deve essere predisposto dal board delle casse e contenere un’asset allocation dettagliata, con precisa indicazione dei profili di rischio-rendimento attesi. Gli investimenti, indirizzati «prevalentemente in strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati» (diversamente dovrà essere «adeguatamente motivato»), dovranno essere riepilogati annualmente in un prospetto informativo a valori correnti sempre soggetto a pubblicazione.
Le Casse dovranno poi attivare «ogni misura ragionevole per identificare e gestire i conflitti di interesse», per scongiurare che «incidano negativamente sugli interessi degli iscritti». Il regolamento, poi, esplicita che «lo svolgimento di funzioni di amministrazione e controllo dell'ente è incompatibile» con le medesime attività presso gestori e altre società in cui si investe direttamente, o indirettamente. Dall’entrata in vigore, Enpam&C avranno sei mesi per adottano regolamenti ad hoc all’interno di questa cornice. (riproduzione riservata)