La giustizia francese dovrà decidere entro stasera alle ore 20 se incriminare e ordinare la custodia cautelare per il fondatore di Telegram, Pavel Durov, cittadino di ben quattro Stati: Russia, dove è nato, Francia, Emirati Arabi Uniti e il minuscolo arcipelago caraibico Saint Kitts e Nevis. Durov è attualmente in stato di fermo nell’aeroporto parigino di Le Bourget, dove è arrivato sabato scorso da Baku, capitale dell’Azerbaijan con il suo aereo privato.
Intanto Politico ha rivelato che le autorità francesi già il 25 marzo scorso avevano emesso un mandato di cattura sia per Pavel che per il fratello Nikolai Durov, la vera mente tecnologica di Telegram. Il documento visionato da Politico indica che l'indagine francese su Telegram è più ampia e ha avuto inizio mesi prima di quanto si sapesse finora. Il caso ruota attorno al rifiuto di Telegram di collaborare con un'inchiesta della polizia francese sugli abusi sessuali su minori.
Secondo il documento, condiviso con Politico da una persona direttamente coinvolta nel caso, i mandati di arresto sono stati emessi dopo che la piattaforma di messaggistica non ha fornito «alcuna risposta» a una precedente richiesta della Giustizia francese di identificare un utente di Telegram.
Il documento sottolinea anche la «cooperazione pressoché inesistente di Telegram» con le autorità francesi ed europee in altri casi. Il 25 marzo sono stati emessi mandati di cattura per Pavel e suo fratello Nikolai, co-fondatore della piattaforma, con accuse tra cui «complicità nel possesso, distribuzione, offerta o messa a disposizione di immagini pornografiche di minori, in un gruppo organizzato». I media francesi avevano precedentemente riferito che l'inchiesta era stata aperta a luglio.
Anche il Wall Street Journal ha lanciato la sua esclusiva sul caso: nel 2018 il presidente francese Emmanuel Macron aveva suggerito a Pavel Durov di spostare la sede di Telegram a Parigi, ricevendo una risposta negativa dall’imprenditore russo. Un anno prima di questo incontro con Macron, i servizi segreti francesi, riporta sempre il Wsj, avevano condotto un'operazione congiunta con i servizi segreti degli Emirati Arabi Uniti, nell'ambito della quale l'iPhone di Durov è stato violato.
Secondo le fonti, il motivo dell'operazione, denominata Purple Music, era la preoccupazione dei servizi segreti francesi che l'Isis utilizzasse la piattaforma per reclutare militanti e pianificare attentati. Secondo una fonte vicina a Durov, Telegram ha ignorato per molti anni i mandati di comparizione e le ordinanze dei tribunali delle forze dell'ordine che richiedevano la cooperazione con le autorità per frenare la diffusione di contenuti illegali sulla piattaforma. Come osserva il Wsj, non vi è alcuna indicazione che l'incontro con Macron o l'hacking del telefono di Durov abbiano avuto un ruolo nella sua detenzione, ma questi dettagli «fanno luce» sui suoi rapporti con la Francia e gli Emirati Arabi Uniti.
In questo caos, gli attacchi degli hacker contro Telegram si sono intensificati e in mattinata per quasi sei ore si è bloccata la blockchain di Ton, anch’essa creata dai fratelli Durov. Di conseguenza il relativo token Toncoin è sceso fino a 5,15 dollari per poi recuperare quasi interamente le perdite alle ore 15, quando veniva scambiato a 5,46 dollari (-0,5%). Ufficialmente lo stop della blockchain di Ton è stato attribuito al successo, nettamente superiore alle attese, del lancio di un nuovo meme coin, Dogs, ispirato chiaramente a dogecoin, che ha intasato la rete. (riproduzione riservata)