Il governo tenta di fare chiarezza sul caso Paragon, lo spyware della società israeliana utilizzato per spiare decine di giornalisti e attivisti, sette dei quali italiani. Lo fa prima con un’audizione del direttore dell’Aise, Giovanni Cavarelli, al Copasir (i cui contenuti sono segreti per legge) e poi con il question time del ministro ai Rapporti con il Parlamento di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.
Un’interrogazione a risposta immediata – nel vero senso della parola – in cui il ministro Ciriani chiarisce due aspetti: uno, nessun contratto con l’intelligence è stato rescisso e, due, il governo non ha spiato nessun giornalista. Cosa sia successo è ancora tutto da spiegare. E infatti il ministro aggiunge: «Altre risposte verranno nelle prossime settimane, qualora sia richiesta l’audizione di altri appartenenti all’intelligence».
«Come tutte le intelligence del mondo, anche i Servizi italiani, al fine di contrastare le organizzazioni terroristiche o criminali, in nome della sicurezza nazionale da molti anni fanno ricorso a strumenti come quelli prodotti e forniti dall’azienda Paragon Solutions». Ribadendo quanto già affermato nei giorni precedenti, il ministro sottolinea che il «rigoroso rispetto» delle agenzie di intelligenze vale «anzitutto verso i soggetti specificamente tutelati da tale legge, in primis i giornalisti».
«Va dato atto che Paragon ha garantito la fornitura del servizio, in ottemperanza alle clausole contrattuali, con massima professionalità e serietà. Nessuno ha rescisso alcun contratto in questi giorni nei confronti dell’intelligence», dice senza giri di parole Ciriani. «Tutti i sistemi sono stati e sono pienamente operativi contro chi attenta agli interessi e alla sicurezza della Nazione».
«Il governo», aggiunge Ciriani rispondendo all’interrogazione del M5S, «intende adire le vie legali nei confronti di chiunque, in questi giorni, lo ha direttamente accusato di aver spiato i giornalisti. Come tutti hanno potuto constatare, finora il governo non ha mai spiato i giornalisti, semmai li ha portati in salvo». (riproduzione riservata)