A rischio 13mila cantieri a causa del caro materiali. Serve necessariamente, torna a ribadire l'Associazione Nazionale Costruttori Edili, la proroga per il 2026 delle misure introdotte dal decreto Aiuti per compensare l’aumento dei costi dei materiali. Le imprese devono ancora ricevere circa 1,7 miliardi di euro già certificati relativi all'ultimo trimestre 2024 e ai primi 5 mesi del 2025. E per coprire il caro-materiali del 2024 e di tutto il 2025 mancano all'appello 2,265 miliardi, secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Questo l'allarme lanciato dall’Ance nel corso di «Obiettivo Domani», l'appuntamento annuale di Ance dedicato alle opere pubbliche in corso a Roma.
Sarebbero infatti 13mila le opere ancora in corso – tra cui oltre 4.300 progetti Pnrr – bandite prima del nuovo Codice, e quindi escluse dai meccanismi di revisione prezzi, secondo la banca dati Cnce_Edliconnect. E per questi cantieri i costi di realizzazione sono aumentati del 30% rispetto a quanto preventivato nei bandi di gara. Ad esempio, rispetto al 2020, l'acciaio ha registrato un aumento del 30%, il bitume del 49% e il rame del 65%.
Da sottovalutare il fatto che, ha ricordato la presidente dell'Ance, Federica Brancaccio, «la crescita del Paese si basa molto su portare a termine il Pnrr, che per il 50% attiene al nostro settore. Se il nostro settore rallenta o si ferma il Paese non cresce». E a proposito di Pnrr, «siamo in un momento in cui il post è ancora oscuro in tema di investimenti e di risorse».
Soffermandosi poi sui lavori pubblici, illustrando i dati dell’Anac, l’Ance ha denunciato che «in quasi il 90% dei casi – segnala l’associazione – le gare si sono svolte senza una reale competizione», per un valore superiore a 20 miliardi di euro. Nello specifico, nel 2024, su 62mila appalti di lavori per un valore complessivo di 61 miliardi, oltre la metà (52,4%) è stata affidata direttamente, e un altro 35% tramite procedura negoziata senza bando.
Alla luce di questi dati, l’Ance richiama la necessità di «rafforzare la trasparenza e la concorrenza» e sottolinea come anche la consultazione europea sulle direttive appalti abbia segnalato la stessa tendenza al ricorso eccessivo agli affidamenti diretti e negoziati. (riproduzione riservata)