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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea
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Caro-energia, il piano di Bruxelles da 660 miliardi: meno tasse e caccia ai capitali privati

20 aprile 2026, 12:08

Dagli oneri di rete alla nuova fiscalità, la strategia Ue per rendere l’elettricità più competitiva del gas. Bruxelles, secondo la bozza visionata da MF, punta a sbloccare 12 mila miliardi di risparmi privati per finanziare la transizione e tagliare i costi di imprese e famiglie

I pericoli della volatilità geopolitica, combinati con la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili, in meno di cinque anni hanno già colpito due volte gli Stati membri. Questa vulnerabilità ha un prezzo: nel 2025 l’Unione europea ha speso oltre 336 miliardi di euro per importare prodotti energetici. A questi si aggiungono circa 22 miliardi extra legati al recente conflitto in Medio Oriente.   

La Commissione europea, nel suo AccelerateEU – la bozza del piano di azione di cui è in possesso MF-Milano Finanza – mette nero su bianco una strategia per trasformare una «fragilità strutturale» in leva economica. Soluzioni che – sebbene siano suscettibili di cambiamenti, dato che l’esecutivo europeo presenterà ufficialmente la misura mercoledì 22 aprile – vanno oltre l’emergenza immediata, puntando a un riequilibrio strutturale del sistema.

Il nodo investimenti: 660 miliardi l’anno e il ruolo dei privati

Il documento segnala cinque aree chiave di azione: più coordinamento tra Stati, maggior sostegno a protezione di consumatori e industria, meno consumo di petrolio e gas, spingere verso un sistema energetico pulito e stimolare gli investimenti mobilitando sia finanziamenti pubblici, sia privati. «La transizione verso un sistema energetico pulito, abbondante, domestico e accessibile non è solo una necessità ambientale, ma un imperativo economico, di competitività e di sicurezza», si legge nel testo. Ma la sfida è finanziaria prima che tecnica.

La Commissione stima un fabbisogno di investimenti annui pari a 660 miliardi di euro fino al 2030. Una massa di capitale che Bruxelles punta a dirottare verso energia e infrastrutture. Le risorse pubbliche esistono — dal Recovery ai fondi di coesione — ma il punto è attivare capitale privato. Non a caso il documento sottolinea che gli investitori istituzionali europei gestiscono oltre 12 mila miliardi di euro, «risparmi vasti che restano in gran parte inutilizzati per i progetti della transizione energetica». 

L’obiettivo è quindi costruire un ponte tra finanza e industria, con strumenti standardizzati, un maggiore coinvolgimento delle banche pubbliche e una riallocazione più efficiente dei fondi europei. È previsto per il secondo trimestre del 2026 un «Clean Energy Investment Summit» per connettere finanza, industria e promotori di progetti su settori ad alto impatto come stoccaggio e reti.

Il coordinamento tra Stati: dal gas al carburante per gli aerei 

Torna centrale il coordinamento tra Stati membri. L’esperienza di RePowerEu ha permesso all’Ue di ridurre la domanda di gas del 18% (tra agosto 2022 e marzo 2023). Un precedente che rafforza la linea di un maggiore coordinamento europeo sugli approvvigionamenti: «Le aree prioritarie di coordinamento includono il riempimento degli stoccaggi di gas, il rilascio di scorte petrolifere, le misure di emergenza nazionali e la disponibilità di carburante per l’aviazione e diesel».

In particolare, si legge nella bozza, il 40% del consumo di carburante per jet dell’Ue è importato, con forniture attraverso lo Stretto di Hormuz che rappresentano circa la metà del totale. Inoltre, poiché circa due terzi del gas naturale consumato nell’Ue viene utilizzato per generare calore negli edifici o nell’industria, i picchi di prezzo vengono descritti come la sfida più «significativa» che gli Stati devono gestire.

Meno tasse e oneri armonizzati per tagliare le bollette

Il documento propone una serie di interventi strutturali sul costo dell’energia, per ridurre l’impatto della volatilità sui prezzi. Nel 2024, gli oneri di rete e le tasse pesavano rispettivamente per il 27% e il 24% sulla bolletta elettrica delle famiglie. La Commissione intende ora intervenire su questi fattori introducendo «regole armonizzate per ridurre questi fattori di costo» e modificando la direttiva sulla tassazione per garantire che «l’elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili».

Tra le opzioni allo studio anche maggiore flessibilità per gli Stati, con la possibilità di azzerare la tassazione sull’elettricità per le industrie energivore e le famiglie vulnerabili e di incentivare, attraverso le tariffe di rete, comportamenti di consumo più efficienti. «Le scelte fatte oggi determineranno se la prossima crisi sarà affrontata con fragilità o con forza», si legge nel documento. (riproduzione riservata) 



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