Il governo alza il pressing su Bruxelles. E intanto prova a concretizzare una delle misure del Decreto Bollette che potrebbe tradursi in un vero sconto per i consumatori. Anche qui servirà il disco verde dell’Ue, ma nel frattempo la macchina si è già messa in moto. Con una delibera infatti Arera ha avviato l’iter operativo del meccanismo di rimborso su parte del costo del gas per le centrali termoelettriche, pensato per abbassare il prezzo dell’energia all’ingrosso e trasferire il beneficio agli utenti finali. «L’ efficacia del rimborso è subordinata alla preventiva approvazione della Commissione europea», precisa la delibera, ma muoversi in anticipo non è uno strappo: l’obiettivo, anzi, è facilitare le interlocuzioni mostrando a Bruxelles come verrà applicato il meccanismo e arrivare al 30 settembre 2026 con le regole già pronte, così da poterle attivare rapidamente in caso di via libera.
Non è la sola misura che deve passare per l’esame della Commissione, l’altra è relativa alla vendita di alcune scorte di gas.
Questa, invece, è contenuta nell’articolo 6 del dl 21/2026 e parte da uno degli aspetti più discussi del mercato elettrico italiano, dal fatto cioè che siano le centrali a gas a determinare il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. Se, invece, quegli stessi impianti producessero a costi inferiori, grazie a un rimborso su parte del gas utilizzato, il risparmio potrebbe portare a offerte più basse per i clienti finali. La stessa delibera richiama come finalità il «contenimento dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica». Oltre all’Arera saranno coinvolti Terna e il Gse, il Gestore dei Servizi Energetici.
Secondo le stime, una riduzione di 5 euro per Mwh applicata a 260 Twh annui di consumi elettrici varrebbe 1,3 miliardi di euro l’anno. Ma come funzionerebbe in concreto la misura? In estrema sintesi, si potrebbe dire che Terna calcola, il Gse eroga i rimborsi e Arera controlla che gli operatori non trattengano i benefici per sé. Andando più nel dettaglio, Terna dovrà determinare il valore effettivo del rimborso secondo regole fissate da Arera e tenendo conto del differenziale di prezzo dell’elettricità tra Italia e Paesi Ue confinanti, in modo da «preservare il livello di importazioni nette dell’Italia» e minimizzare l’impatto sugli scambi transfrontalieri di elettricità.
Il motivo è che il mercato italiano è integrato con quello europeo attraverso i sistemi di accoppiamento, il cosiddetto coupling. Se il prezzo italiano scendesse troppo in fretta rispetto ai Paesi confinanti, i flussi di import-export potrebbero alterarsi in modo significativo. Per questo il meccanismo dovrà essere dinamico e collegato all’andamento effettivo dei mercati elettrici: non un rimborso fisso e automatico, ma differenziato. In ogni caso il beneficio non potrà superare il costo atteso sostenuto da un impianto a ciclo combinato a gas efficiente per gli adempimenti legati alle emissioni di carbonio. Con quote Ets che sul mercato europeo oscillano sui 70 euro per tonnellata di Co2, il limite implicito del meccanismo resta legato soprattutto al costo delle emission, che l’Italia sta chiedendo di modificare.
C’è un legame con i mercati elettrici europei anche per coprire il costo della misura. Arera, infatti, valuterà la possibilità di utilizzare almeno in parte le rendite di congestione delle interconnessioni elettriche con l’estero, ovvero i pedaggi che i trader di energia pagano quando comprano all’estero a prezzi inferiori per rivendere in Italia.
All’Authority guidata da Nicola Dell'Acqua spetterà un altro compito delicato: verificare che il beneficio venga effettivamente trasferito nei prezzi dell’energia elettrica per i consumatori, e non trattenuto nei margini dei produttori. Il dl Bollette richiamato dalla delibera, stabilisce infatti che l’Autorità dovrà controllare che i rimborsi siano incorporati nelle offerte di vendita sul mercato all’ingrosso. In caso contrario, il produttore dovrà restituire il beneficio ricevuto, con eventuali sanzioni.
(riproduzione riservata)