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Gilberto Pichetto Fratin, ministro Ambiente e Sicurezza Energetica
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Caro-energia, c’è un tesoretto da un miliardo di euro che l’Italia non può usare

di Angela Zoppo
19 maggio 2026, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:48

Dopo un mese dalla conversione in legge del dl bollette resta al palo la misura taglia-costi che prevede la vendita del gas acquistato in emergenza nel 2022 all’inizio della guerra Russia-Ucraina. Di mezzo c’è ancora Bruxelles

La lettera che la premier Giorgia Meloni ha inviato alla presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen per chiedere una deroga al Patto di Stabilità che possa sbloccare interventi contro il caro-energia lascia insoluto un rebus che si trascina da quasi due mesi e che solo Bruxelles potrebbe sciogliere: la vendita del gas di Stato per alleggerire i costi delle imprese.

Che cosa ne è stato infatti della misura prevista nel cosiddetto decreto Bollette che prevedendo un aiuto di stato va autorizzato dalla Commissione? È rimasta sulla carta, pur avendo passato indenne le varie tappe del dl, approvato dalla commissione Attività Produttive della Camera il 27 marzo 2026 e convertito definitivamente in legge il 10 aprile con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale otto giorni dopo. Resta cristallizzata nell’articolo 9, che introduce la possibilità di vendere il tesoretto custodito nell’ambito del Servizio di Riempimento degli Stoccaggi di Ultima Istanza e utilizzare il ricavato per tagliare alcune voci di costo che pesano sulla bolletta delle aziende energivore. Il tutto, mentre il governo cerca altre coperture a beneficio di famiglie e imprese.

Cosa c’è nel tesoretto 

Lo stock non va confuso con la riserva di emergenza; si tratta infatti di volumi acquistati da Gse e Snam durante la crisi energetica del 2022, all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina. Si trattava dell’equivalente di 37,7 milioni di Megavattora, ma 14,6 milioni risultano già ceduti attraverso procedure competitive precedenti al decreto energia. Al netto dei quantitativi venduti a disposizione ci sarebbero circa 2,1 miliardi di metri cubi per un controvalore in euro ai prezzi attuali pari a 1,1 miliardi. Una misura fondamentale se si pensa che venerdì 22 scade il decreto sulle accise petrolifere, prorogato già due volte.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica guidato da Gilberto Pichetto Fratin invece di emanare l’atto di indirizzo che avrebbe dato il via libera alla vendita, atteso entro 20 giorni dall’ufficializzazione della legge, hanno deciso prudentemente di fare altre valutazioni, soprattutto alla luce delle considerazioni dell’Arera, che ha messo la misura sotto osservazione. I dubbi dell’Autorità per l’Energia, che a sua volta avrebbe dovuto pubblicare le relative delibere, hanno evidentemente colpito nel segno sollevando almeno due questioni.
La prima è quella che rinvia il tutto a Bruxelles: il rischio che la misura sia vista come aiuto di Stato perché destina il ricavato della vendita del gas solo ad alcune categorie di destinatari. Serve il via libera preventivo della Commissione Ue.

La seconda questione invece è puramente finanziaria. Il meccanismo di vendita infatti prevede che i proventi della vendita vengano trasferiti alla Csea, la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali; solo gli sconti alle imprese dovrebbero partire immediatamente, mentre i ricavi effettivi sarebbero disponibili solo dopo la cessione dei volumi.

C’è poi una terza considerazione. Lo stock non rappresenta certo un tesoretto pienamente valorizzato. Il gas infatti è stato acquistato nel momento più critico della crisi energetica, con prezzi eccezionalmente elevati. Al 2 febbraio 2024 l’Autorità quantificava già costi di approvvigionamento per 6,7 miliardi di euro contro ricavi da cessioni già realizzati per 611,6 milioni e ulteriori ricavi futuri stimati in 927 milioni, lasciando costi ancora non coperti per ben 4,8 miliardi. In buona sostanza, la vendita dello stock di gas potrebbe generare nuova liquidità utile per finanziare parte delle misure sulle bollette, ma non compenserebbe le perdite maturate sugli acquisti effettuati durante lo shock energetico del 2022.

(riproduzione riservata)



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