La connettività è il principale fattore abilitante per portare a termine la trasformazione digitale e garantire a tutti gli italiani le stesse opportunità di sviluppo professionale e personale. Nondimeno «una connettività seria su cui poter contare» può favorire la crescita della competitività internazionale delle aziende e semplificare i rapporti tra la pubblica amministrazione e i cittadini. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, ha aperto la sua audizione in commissione trasporti della Camera sulle linee programmatiche di sua competenza.
In tema di connettività ci sono tre dossier sul tavolo di Butti, il più complesso è senza dubbio il progetto di realizzazione di una rete nazionale delle telecomunicazioni, «meglio definirla così per far cessare gli equivoci su rete unica o no», suggerisce il sottosegretario. La situazione che «abbiamo ereditato è piuttosto complessa» ma il governo Meloni punta alla tutela dell'Italia, delle aziende e dei cittadini. Nella pratica occorre tutelare gli interessi di società e azionisti, garantire il controllo pubblico su un'infrastruttura fondamentale come la rete e garantire gli equilibri economico-finanziari e occupazionali nel settore, spiega Butti. In particolare Tim è un’azienda strategica che «con la privatizzazione scellerata ha cominciato a deteriorarsi» ma che «intendiamo assolutamente rilanciare». Forse proprio con il progetto Minerva, ossia un’opa sul totale del capitale di Tim con successivo break-up degli asset elaborato da Butti, dopo il blocco governativo del memorandum of understanding firmato a maggio con Cdp e con i fondi Macquaire e Kkr, che prevedeva la separazione della rete Tim per poi integrarla con quella controllata da Oper Fiber.
La realizzazione del Pnrr deve però andare avanti a prescindere dall’evoluzione sul tema della rete nazionale e dalle discussioni sul futuro degli operatori in campo, precisa il sottosegretario. Anche perché, in considerazione dei ritardi sin qui accumulati, «non siamo ancora in grado di dire se gli interventi in corso saranno effettivamente completati entro giugno 2026» e in linea con le scadenze stabilite tra Italia ed Europa.
In particolare, riguardo agli obiettivi di Italia a 1 Giga, per portare la connettività veloce in tutto in Paese, i due aggiudicatari di contributi pubblici, Tim e Open Fiber, hanno dichiarato che non riusciranno a raggiungere il target dell'1% dei numeri civici entro il 31 dicembre 2022. Allora Infratel, ricostruisce Butti, «anche su nostra sollecitazione, ha chiesto chiarimenti ad ambedue gli operatori sui dati di avanzamento comunicati, in modo da poter esercitare appieno il proprio ruolo di controllo». Se i dati trasmessi da Tim fossero confermati, i civici raggiunti entro la fine dell’anno sarebbero lo 0,63%, di contro all’1% prestabilito. Non molto distante si collocherebbe anche Open Fiber che dovrebbe riuscire a garantire la connessione allo 0,61% dei civici, sempre rispetto al promesso 1%. Ritardi che, per il sottosegretario, «potrebbero mettere a rischio il progetto complessivo» e per cui vanno dunque individuati i responsabili.
Per avanzare rapidamente nel raggiungimento delle milestones del Pnrr «stiamo approntando un piano strategico che si fonda su due pilastri», annuncia Butti. Da un lato gli interventi del pubblico a favore del privato, per cui serve un confronto diretto con Bruxelles «trattandosi tecnicamente di aiuti di Stato». Dall’altro lato, ci sono invece gli interventi del pubblico per il pubblico, in netta discontinuità rispetto all’esecutivo precedente e affinché vengano «abilitati servizi innovativi basati sulla tecnologia 5g sviluppati su richiesta di soggetti pubblici per adempiere a funzioni essenziali, a vantaggio di tutta la collettività». (riproduzione riservata)