L’imposizione del tetto del 5% sulle commissioni dei buoni pasto genererà costi nascosti per almeno 180 milioni di euro l’anno, che graveranno direttamente sulle aziende che acquistano buoni pasto per i propri dipendenti.
Questa è la stima dell’Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto (Anseb) sulle conseguenze della norma prevista nella Legge concorrenza 2025, che prevede l’applicazione del tetto ai nuovi contratti stipulati tra società emettitrici di buoni pasto e rete commerciale a partire dal 1° gennaio 2025. Gli accordi esistenti dovranno invece conformarsi entro il 1° settembre 2025: in otto mesi sono circa 300 mila i contratti da riformulare.
Tale cambiamento normativo potrebbe comportare un impoverimento del welfare aziendale e una riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori, «compromettendo l’efficacia di uno strumento fondamentale per il benessere dei dipendenti e la competitività delle imprese» ha aggiunto Matteo Orlandini, presidente di Anseb.
Secondo una recente indagine effettuata dall’Associazione Italiana dei Direttori del Personale, il 66% degli Hr manager teme che la nuova misura sulle commissioni dei buoni pasto costringerà la propria azienda a tagli e rimodulazioni delle risorse sul welfare interno. Nello specifico, il 39% afferma che dovrà tagliare altre voci di spesa HR per l'incremento del costo del buono pasto; il 15% che dovrà ridurre il valore facciale del buono pasto e il 13% dovrà ricorrere ad altre azioni di sostegno al potere d'acquisto dei lavoratori. (riproduzione riservata)