L’iconico slogan del movimento pacifista tedesco Frieden schaffen ohne Waffen (creare la pace senza armi) è ormai reperto di un’altra epoca. Quarant’anni dopo quei valori sopravvivono più per nostalgia che per convinzione e Berlino, sotto l’ala dal cancelliere Friedrich Merz, guida il più imponente piano di riarmo nazionale dai tempi del terzo Reich.
«Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di deterrenza e per farlo abbiamo bisogno di un’industria della difesa competitiva». Così Katherina Reiche, ministra dell’Economia della Repubblica Federale Tedesca, spiega a Milano Finanza come il suo Paese si sta riarmando e come il sistema produttivo e industriale sta andando incontro a una trasformazione radicale. La coalizione di governo, formata dai conservatori di Merz (Cdu-Csu) e dai socialdemocratici, si è pubblicamente impegnata a raggiungere il nuovo impegno della Nato per la spesa sulla Difesa al 3,5% del pil entro il 2029, molto prima della scadenza fissata al 2035.
«La Germania dispone di un fondo speciale di 500 miliardi di euro da mettere a terra in 12 anni», di cui 108 miliardi da destinare al settore militare nel solo 2026», ricorda la ministra. «E il ministro della Difesa, Boris Pistorius, ha di recente annunciato che, nei prossimi quattro anni, saranno destinati 30 miliardi di euro in sistemi satellitari e sistemi autonomi senza pilota».
Un settore che, auspica Reiche, potrebbe essere terreno di «cooperazione con le industrie italiane», con cui «puntiamo a intensificare strategicamente le sinergie», anche perché il futuro che lo scacchiere geopolitico sta proiettando prevede «una trasformazione del sistema produttivo: non devono essere oggetto di investimenti e ulteriori sviluppi solo i tradizionali e grandi sistemi di piattaforme. Bisogna individuare sinergie e trovare nuovi punti di forza comuni».
Le dichiarazioni di Reiche, rilasciate a questo giornale dopo il bilaterale con il ministro Adolfo Urso al ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, alludono a una strategia di riconversione in senso militare che in Germania è già in atto e che l’Italia sta osservando attentamente. L’esempio più pregnante è dato dal settore automobilistico che, a causa di una crisi dirompente, cerca di trarre ossigeno dalle commesse militari: Rheinmetall sta creando negli impianti Volkswagen poli ibridi per produrre armamenti e componenti bellici a fronte di un maxi-piano di assunzione.
L’obiettivo del governo sembra quello di allargare la riconversione anche ad altri settori. I due attori chiave del riarmo tedesco, Pistorius e Reiche, a inizio dicembre al Bendlerblock, sede del Memoriale della Resistenza Tedesca, hanno ospitato l’evento «Industria in dialogo per la sicurezza». Un incontro «unico del suo genere», lo ha definito il stesso ministro della Difesa, annunciando un «cambio di passo» nella complementarietà tra le aziende della difesa e quelle orientate al settore civile.
Il nuovo centro di innovazione della Bundeswehr (le forze armate tedesche) che sorgerà a Erding svolgerà un ruolo chiave nel coadiuvare le sinergie. «In futuro, coordinerà e gestirà centralmente le innovazioni tecnologiche e riunirà direttamente in loco truppe, ricerca e sperimentazione militare e l’ecosistema dell'innovazione civile», ha spiegato Pistorius.
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, si muove nella stessa direzione e si prepara ad annunciare al Parlamento a inizio del prossimo anno la riorganizzazione del suo dicastero. Perché se il governo tedesco vuole trasformare la Bundeswehr nel più forte esercito in Europa con un maxi-investimento da 52 miliardi in via di approvazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, vuole fare altrettanto.
Nel Consiglio dei ministri di giovedì 11 dicembre è stato approvato un decreto sul riordino delle Forze armate con cui si punta a raggiungere entro il 2033 un organico di 160 mila militari, diecimila in più rispetto al contingente attuale, aggiornando reclutamento e carriere. Ed è solo l’inizio. Il vertice intergovernativo Italia-Germania, che Meloni ospiterà a Roma a gennaio, potrebbe essere l’occasione per allineare le agende politiche e militari dei due Paesi. (riproduzione riservata)