L’Italia prepara una linea serrata sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea 2028-2034. Nelle consultazioni parlamentare in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiarito che Roma non accetterà un bilancio Ue più ampio se questo comporterà un aumento dei contributi nazionali accompagnato da tagli alle politiche tradizionali.
«Lo dirò senza giri di parole: non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno», ha detto. La proposta presentata dalla Commissione il 16 luglio poggia su due pilastri: una riforma radicale dell’architettura del bilancio, con maggiore flessibilità e semplificazione, e un aumento delle risorse per finanziare nuove priorità, a partire da sicurezza e competitività.

Meloni ha riconosciuto che, tra nuove esigenze e l’avvio del rimborso dei prestiti del NextGenerationEU, «è probabile» che il bilancio cresca. Ma ha posto una condizione netta: la sostenibilità dei conti pubblici nazionali, tanto più per un Paese come l’Italia che è contributore netto da oltre vent’anni. Nel mirino del governo c’è il riequilibrio proposto dalla Commissione, che da un lato chiede maggiori contributi agli Stati membri e dall’altro riduce le risorse per Politica Agricola Comune e Coesione.
Attenzione massima anche al pacchetto sulle risorse proprie, cioè alle nuove entrate europee che dovrebbero ridurre il peso dei contributi nazionali, oggi pari a circa il 60% del finanziamento complessivo del bilancio Ue. Secondo Meloni, la proposta solleva «problemi potenzialmente rilevanti» e non dovrà tradursi in nuove tasse europee a carico di cittadini e imprese, con effetti negativi su competitività e coesione sociale.
Sul piano dell’architettura, l’Italia guarda con maggiore favore al Fondo europeo per la competitività e al pilastro “Europa globale”, che potrebbe rafforzare l’azione esterna dell’Unione e strumenti come il Piano Mattei, in particolare su Mediterraneo, allargamento e gestione delle migrazioni. Restano invece forti le criticità sul primo pilastro, che accorpa Politica Agricola Comune, Coesione e fondi per sicurezza e asilo: nonostante alcune correzioni presentate dalla Commissione dopo le critiche di luglio, Roma giudica ancora insufficienti le tutele per l’agricoltura.
Nel negoziato, ha avvertito Meloni, l’Italia vigilerà anche sulle spese di funzionamento dell’Ue. Tra gli esempi citati, la richiesta – avanzata insieme ad altri Stati membri – di rivedere il piano di ristrutturazione di un palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles, dal costo stimato di oltre 800 milioni di euro: «Non è questo il tipo di investimento europeo che ci pare prioritario in questa fase», ha precisato. (riproduzione riservata)