Il rendimento del Btp 10 anni è sceso al 3,46% (spread con il Bund a 76,3 punti base in chiusura il 21 novembre) nel giorno in cui l’agenzia di rating statunitense Moody’s in serata ha promosso l’Italia dopo 23 anni, a conferma del clima di maggior fiducia verso i conti pubblici italiani. Il giudizio è passato da Baa3, il livello più basso dell'investment grade, a Baa2, mentre l'outlook da positivo a stabile. A maggio Moody's aveva migliorato solo l'outlook.
Il verdetto segue quello di Fitch che ha migliorato la propria valutazione su Roma a BBB+, di Dbrs ad A (low), di Scope che ha promosso a positivo l'outlook sulla propria valutazione a BBB+. Invece, S&P ha confermato il rating BBB+ con un outlook stabile dopo la promozione di sei mesi fa.
Tra l’altro, il Tesoro ha annunciato a mercato chiuso che il 26 novembre collocherà Bot semestrali (scadenza: 29 maggio 2026) per 7,5 miliardi di euro. Il giorno prima proporrà fino a 4,5 miliardi di euro di Btp short-term e Btpei. «I tassi a breve dell’area euro sono aumentati moderatamente nelle ultime settimane, con i mercati che prezzano una Bce stabile nei prossimi mesi. Il rendimento del Bund a 2 anni ha nuovamente raggiunto la soglia del 2%», sottolinea Francesco Maria Di Bella, FI strategist di Unicredit.
L’aumento globale dei tassi è stato guidato dalla fine dello shutdown del governo negli Stati Uniti e dalle preoccupazioni fiscali nel Regno Unito e in Giappone. In questo contesto, prosegue Di Bella, i titoli governativi italiani a breve scadenza si sono mossi in linea con i tassi Ois: gli spread Btp-Ois sulla parte a 2 anni della curva scambiano vicino ai minimi degli ultimi tre mesi.
«Il momentum per i titoli italiani dovrebbe rimanere favorevole avvicinandosi alla fine dell’anno: la minore attività di emissione e i potenziali ulteriori buyback (l’Italia ha riacquistato 25 miliardi di euro di titoli finora quest’anno) sostengono i Btp nel breve», prevede l’esperto di Unicredit.
È probabile che questa sia l’ultima riapertura del Btp Short Term 2,1% agosto 2027, il cui circolante raggiungerà quasi 17 miliardi dopo l’asta in arrivo. Inoltre, Di Bella si aspetta che l’Italia emetta un nuovo benchmark a 2 anni, poiché è probabile che cancelli l’asta del Btp Short Term prevista per fine dicembre.
Martedì 25 novembre l’Italia riaprirà i Btpei a 5 e 15 anni, entrambi già riaperti a fine settembre. Per Di Bella l’offerta di obbligazioni governative dell’area euro aumenterà nel 2026 con maggiori rimborsi e crescita della spesa per la difesa, «non ci aspettiamo che l’Italia emetta nuovi titoli indicizzati su queste scadenze nel 2026, mentre è probabile il lancio di un nuovo Btpei a 10 anni. Il fatto che entrambi i titoli indicizzati continueranno a essere riaperti rende il Btpei agosto 2031 e il Btpei maggio 2039 più interessanti rispetto ad altri Btpei e rispetto ad altri titoli indicizzati dell’area euro. In particolare, il Btpei maggio 2039 offre un rendimento reale destagionalizzato vicino al 2% e un breakeven di 180 punti base. Da una prospettiva di lungo periodo, questo livello di breakeven è attraente».
Le aspettative d’inflazione nell’area euro sono risalite dopo il calo di ottobre. «Dopo essere rallentata al 2,1% dal 2,2% di ottobre, l’inflazione dell’Eurozona dovrebbe stabilizzarsi al 2% nei prossimi mesi e prevediamo che scenda sotto il 2% l’anno prossimo», continua Di Bella. «In assenza di shock specifici, un rallentamento dell’inflazione leggermente sotto il target del 2% difficilmente spingerà le aspettative di mercato al di sotto degli attuali livelli, poiché sarebbe probabilmente percepito come temporaneo. Sebbene meno attraenti rispetto a un mese fa», suggerisce l’esperto di Unicredit, «i titoli indicizzati all’inflazione restano interessanti come copertura in portafoglio».
Leggermente sopra il rendimento dei Btp quello degli Oat francesi a 10 anni al 3,46%. Scope Ratings ha assegnato un outlook negativo al rating AA- lo scorso 26 settembre alla Francia. Thomas Gillet e Carlo Capuano, esperti di Scope Ratings, evidenziano che Italia e Francia hanno prospettive economiche simili, con una crescita del pil reale prevista in media all'1% in Francia contro lo 0,8% dell'Italia nel periodo 2025-2030. I due Paesi si sono, inoltre, dimostrati resilienti ai recenti shock, come l'aumento dei dazi Usa, grazie alle loro economie diversificate, ai solidi bilanci del settore privato e alla solidità del settore bancario.
Un punto di differenza a favore del profilo creditizio dell'Italia è l'avanzo delle partite correnti del Paese, stimato in media intorno all'1,5% del pil entro il 2030, e la sua posizione creditoria netta internazionale dell'11% del pil nel secondo trimestre del 2025, in contrasto con il pareggio delle partite correnti e la posizione debitoria netta della Francia (22% del pil).
Tuttavia, la Francia rimane più ricca su base pro capite, riflettendo anche una maggior produttività e crescita, che rappresentano da tempo punti deboli del profilo creditizio italiano. Gillet e Capuano prevedono che il divario tra il pil nominale di Francia e Italia, in costante aumento dall'inizio degli anni 2000, persisterà fino al 2030.
Il pil pro capite della Francia rimarrà del 5% superiore a quello dell'Italia nei prossimi anni, a 64.000 dollari nel 2024 contro i 61.000 dell'Italia. E il debito pubblico francese più basso, pari al 115% del pil nel secondo trimestre del 2025 contro il 138% dell'Italia, offre un maggior margine di manovra fiscale.
Mentre l’onere degli interessi più elevato e le prospettive di crescita contenute dell'Italia, che indicano una capacità di assorbimento degli shock relativamente più debole, rappresentano sfide per la sostenibilità del debito. Sebbene entrambi i Paesi abbiano una scadenza lunga del debito: 8,6 anni per la Francia, 7,1 anni per l'Italia, tassi di rifinanziamento più elevati contribuiranno a compensare l'onere degli interessi della Francia in modo più graduale, spiegano Gillet e Capuano.
L’Italia è sostenuta da una quota relativamente elevata, seppur in calo, del debito pubblico detenuto da residenti, stimata al di sotto del 70%. La Francia dipende, invece, maggiormente dagli investitori non residenti (il 50% del totale) che potrebbero essere più sensibili all'incertezza politica interna e internazionale.
Inoltre, i costi fiscali associati all'invecchiamento della popolazione, agli investimenti nella difesa, al clima e alle transizioni digitali appaiono più favorevoli in Francia, meglio posizionata anche per aumentare gradualmente la spesa per la difesa verso il 2,5% del pil contro il 2,2% dell'Italia nel 2026.
L’incertezza politica, in vista delle elezioni presidenziali di aprile-maggio 2027, offusca le prospettive di riduzione del deficit di bilancio al di sotto del 3% del pil entro il 2030, un obiettivo che si stima l'Italia abbia già raggiunto quest'anno.
In conclusione «nel breve termine e in assenza di shock, le dinamiche di bilancio dell'Italia sono più favorevoli, grazie al suo avanzo primario, trainato da un efficace risanamento fiscale, dalla stabilità politica e dalla prevista continuità politica, probabilmente dopo le elezioni politiche del dicembre 2027», concludono Gillet e Capuano, prevedendo una stabilizzazione del rapporto debito pubblico/pil seppur a un livello ancora elevato del 136%. Quindi, il differenziale tra il debito pubblico/pil di Francia e Italia diminuirà gradualmente, attestandosi in media a 15 punti percentuali entro il 2030. (riproduzione riservata)