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Btp, Di Bella (Unicredit): un’opportunità di acquisto anche a dicembre
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Btp, Di Bella (Unicredit): un’opportunità di acquisto anche a dicembre

21 novembre 2025, 13:01 Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2025, 18:39

Francesco Maria Di Bella, FI strategist di Unicredit, si aspetta che il Tesoro emetta un nuovo benchmark a 2 anni. I titoli indicizzati all’inflazione interessanti come copertura in portafoglio. Scope Ratings: nel breve termine le dinamiche fiscali dell’Italia sono più favorevoli di quelle della Francia

Il rendimento del Btp 10 anni è sceso al 3,46% (spread con il Bund a 76,3 punti base in chiusura il 21 novembre) nel giorno in cui l’agenzia di rating statunitense Moody’s in serata ha promosso l’Italia dopo 23 anni, a conferma del clima di maggior fiducia verso i conti pubblici italiani. Il giudizio è passato da Baa3, il livello più basso dell'investment grade, a Baa2, mentre l'outlook da positivo a stabile. A maggio Moody's aveva migliorato solo l'outlook.

Moody’s promuove l’Italia

Il verdetto segue quello di Fitch che ha migliorato la propria valutazione su Roma a BBB+, di Dbrs ad A (low), di Scope che ha promosso a positivo l'outlook sulla propria valutazione a BBB+. Invece, S&P ha confermato il rating BBB+ con un outlook stabile dopo la promozione di sei mesi fa.

Tra l’altro, il Tesoro ha annunciato a mercato chiuso che il 26 novembre collocherà Bot semestrali (scadenza: 29 maggio 2026) per 7,5 miliardi di euro. Il giorno prima proporrà fino a 4,5 miliardi di euro di Btp short-term e Btpei. «I tassi a breve dell’area euro sono aumentati moderatamente nelle ultime settimane, con i mercati che prezzano una Bce stabile nei prossimi mesi. Il rendimento del Bund a 2 anni ha nuovamente raggiunto la soglia del 2%», sottolinea Francesco Maria Di Bella, FI strategist di Unicredit.

Di Bella (Unicredit): buy Btp anche a dicembre

L’aumento globale dei tassi è stato guidato dalla fine dello shutdown del governo negli Stati Uniti e dalle preoccupazioni fiscali nel Regno Unito e in Giappone. In questo contesto, prosegue Di Bella, i titoli governativi italiani a breve scadenza si sono mossi in linea con i tassi Ois: gli spread Btp-Ois sulla parte a 2 anni della curva  scambiano vicino ai minimi degli ultimi tre mesi.

«Il momentum per i titoli italiani dovrebbe rimanere favorevole avvicinandosi alla fine dell’anno: la minore attività di emissione e i potenziali ulteriori buyback (l’Italia ha riacquistato 25 miliardi di euro di titoli finora quest’anno) sostengono i Btp nel breve», prevede l’esperto di Unicredit.

È probabile che questa sia l’ultima riapertura del Btp Short Term 2,1% agosto 2027, il cui circolante raggiungerà quasi 17 miliardi dopo l’asta in arrivo. Inoltre, Di Bella si aspetta che l’Italia emetta un nuovo benchmark a 2 anni, poiché è probabile che cancelli l’asta del Btp Short Term prevista per fine dicembre.

I titoli indicizzati all’inflazione restano interessanti come copertura in portafoglio

Martedì 25 novembre l’Italia riaprirà i Btpei a 5 e 15 anni, entrambi già riaperti a fine settembre. Per Di Bella l’offerta di obbligazioni governative dell’area euro aumenterà nel 2026 con maggiori rimborsi e crescita della spesa per la difesa, «non ci aspettiamo che l’Italia emetta nuovi titoli indicizzati su queste scadenze nel 2026, mentre è probabile il lancio di un nuovo Btpei a 10 anni. Il fatto che entrambi i titoli indicizzati continueranno a essere riaperti rende il Btpei agosto 2031 e il Btpei maggio 2039 più interessanti rispetto ad altri Btpei e rispetto ad altri titoli indicizzati dell’area euro. In particolare, il Btpei maggio 2039 offre un rendimento reale destagionalizzato vicino al 2% e un breakeven di 180 punti base. Da una prospettiva di lungo periodo, questo livello di breakeven è attraente».

Le aspettative d’inflazione nell’area euro sono risalite dopo il calo di ottobre. «Dopo essere rallentata al 2,1% dal 2,2% di ottobre, l’inflazione dell’Eurozona dovrebbe stabilizzarsi al 2% nei prossimi mesi e prevediamo che scenda sotto il 2% l’anno prossimo», continua Di Bella. «In assenza di shock specifici, un rallentamento dell’inflazione leggermente sotto il target del 2% difficilmente spingerà le aspettative di mercato al di sotto degli attuali livelli, poiché sarebbe probabilmente percepito come temporaneo. Sebbene meno attraenti rispetto a un mese fa», suggerisce l’esperto di Unicredit, «i titoli indicizzati all’inflazione restano interessanti come copertura in portafoglio».

Italia vs Francia, l’analisi di Scope Ratings

Leggermente sopra il rendimento dei Btp quello degli Oat francesi a 10 anni al 3,46%. Scope Ratings ha assegnato un outlook negativo al rating AA- lo scorso 26 settembre alla Francia. Thomas Gillet e Carlo Capuano, esperti di Scope Ratings, evidenziano che Italia e Francia hanno prospettive economiche simili, con una crescita del pil reale prevista in media all'1% in Francia contro lo 0,8% dell'Italia nel periodo 2025-2030. I due Paesi si sono, inoltre, dimostrati resilienti ai recenti shock, come l'aumento dei dazi Usa, grazie alle loro economie diversificate, ai solidi bilanci del settore privato e alla solidità del settore bancario.

Un punto di differenza a favore del profilo creditizio dell'Italia è l'avanzo delle partite correnti del Paese, stimato in media intorno all'1,5% del pil entro il 2030, e la sua posizione creditoria netta internazionale dell'11% del pil nel secondo trimestre del 2025, in contrasto con il pareggio delle partite correnti e la posizione debitoria netta della Francia (22% del pil).

La Francia più ricca su base pro capite

Tuttavia, la Francia rimane più ricca su base pro capite, riflettendo anche una maggior produttività e crescita, che rappresentano da tempo punti deboli del profilo creditizio italiano. Gillet e Capuano prevedono che il divario tra il pil nominale di Francia e Italia, in costante aumento dall'inizio degli anni 2000, persisterà fino al 2030.

Il pil pro capite della Francia rimarrà del 5% superiore a quello dell'Italia nei prossimi anni, a 64.000 dollari nel 2024 contro i 61.000 dell'Italia. E il debito pubblico francese più basso, pari al 115% del pil nel secondo trimestre del 2025 contro il 138% dell'Italia, offre un maggior margine di manovra fiscale.

Mentre l’onere degli interessi più elevato e le prospettive di crescita contenute dell'Italia, che indicano una capacità di assorbimento degli shock relativamente più debole, rappresentano sfide per la sostenibilità del debito. Sebbene entrambi i Paesi abbiano una scadenza lunga del debito: 8,6 anni per la Francia, 7,1 anni per l'Italia, tassi di rifinanziamento più elevati contribuiranno a compensare l'onere degli interessi della Francia in modo più graduale, spiegano Gillet e Capuano. 

L’Italia è sostenuta da una quota relativamente elevata, seppur in calo, del debito pubblico detenuto da residenti, stimata al di sotto del 70%. La Francia dipende, invece, maggiormente dagli investitori non residenti (il 50% del totale) che potrebbero essere più sensibili all'incertezza politica interna e internazionale.

Inoltre, i costi fiscali associati all'invecchiamento della popolazione, agli investimenti nella difesa, al clima e alle transizioni digitali appaiono più favorevoli in Francia, meglio posizionata anche per aumentare gradualmente la spesa per la difesa verso il 2,5% del pil contro il 2,2% dell'Italia nel 2026. 

Le dinamiche di bilancio dell'Italia sono più favorevoli

L’incertezza politica, in vista delle elezioni presidenziali di aprile-maggio 2027, offusca le prospettive di riduzione del deficit di bilancio al di sotto del 3% del pil entro il 2030, un obiettivo che si stima l'Italia abbia già raggiunto quest'anno.

In conclusione «nel breve termine e in assenza di shock, le dinamiche di bilancio dell'Italia sono più favorevoli, grazie al suo avanzo primario, trainato da un efficace risanamento fiscale, dalla stabilità politica e dalla prevista continuità politica, probabilmente dopo le elezioni politiche del dicembre 2027», concludono Gillet e Capuano, prevedendo una stabilizzazione del rapporto debito pubblico/pil seppur a un livello ancora elevato del 136%. Quindi, il differenziale tra il debito pubblico/pil di Francia e Italia diminuirà gradualmente, attestandosi in media a 15 punti percentuali entro il 2030. (riproduzione riservata)



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