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Giancarlo Giorgetti
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Btp, così i risparmiatori italiani hanno protetto il Tesoro nelle emissioni di titoli di Stato

28 marzo 2024, 21:00

La volatilità sui titoli di Stato è rimasta bassa nonostante la minore protezione della Bce e l’aumento del debito. Merito dei maggiori acquisti dei risparmiatori italiani. Ma serve prudenza sui conti pubblici

I piccoli risparmiatori italiani sono stati la principale difesa contro la volatilità dei titoli di Stato nel 2023, un anno delicato poiché caratterizzato dalla riduzione delle misure espansive della Bce e dall’aumento del debito. L’Italia si è distinta in tal senso rispetto agli altri Paesi europei.

Nell’intera Eurozona, come hanno mostrato alcuni economisti Bce, è stato decisivo il ruolo degli investitori esteri che hanno rilevato i titoli non più detenuti dall’Eurosistema. Gli operatori internazionali hanno aumentato l’esposizione anche sul debito italiano, ma il ruolo maggiore nel Paese è stato di gran lunga quello del retail.

Il bilancio dell’Eurosistema nel complesso è sceso di 2 mila miliardi rispetto a metà 2022 (-22%). È stata la conseguenza del rimborso dei rifinanziamenti Tltro da parte delle banche e della fine dei reinvestimenti di titoli di Stato da parte della Bce (nel programma App, attraverso le banche centrali nazionali). Così l’impatto dell’Eurosistema sul mercato dei bond sovrani è tornato ai livelli pre-pandemia.

I dati per l’Italia

La Banca d’Italia ha perciò ridotto di 26 miliardi l’esposizione ai titoli di Stato italiani (da 716 miliardi di fine 2022 a 690 di fine 2023). Le banche hanno ceduto bond per 30 miliardi, anche in seguito alle fine dei rifinanziamenti Tltro a tasso di favore. Nello stesso tempo il debito italiano in valore assoluto è salito di circa 100 miliardi. Perciò la quantità di titoli in circolazione è cresciuta in modo rilevante.

In una fase di minore esposizione Bce e di maggiori emissioni dello Stato, c’è stato il rischio di maggiore volatilità sui tassi. Invece lo spread Btp-Bund è sceso da 211 a 167 punti base.

Questo è stato possibile grazie all’ingresso sul mercato di altri investitori al posto di Bce e banche. Quelli esteri hanno aumentato le posizioni di 31 miliardi (da 621 a 652 miliardi complessivi) ma soprattutto famiglie e risparmiatori italiani lo hanno fatto per 125 miliardi (passando da 199 a 324 miliardi).

Come si spiega l’afflusso del retail?

I risparmiatori sono stati attirati innanzitutto dai rendimenti più elevati rispetto agli anni precedenti. In tal senso ha pesato anche la lentezza con cui le banche hanno trasferito i tassi più alti ai depositi dei clienti. A fronte di un’alta inflazione, molte persone hanno così preferito spostare la liquidità sui titoli di Stato, piuttosto che lasciarla a tasso quasi zero sui conti correnti (perlomeno quelli non a durata prestabilita).

Peraltro, come ha notato l’analisi Bce, il forte incremento dei risparmi durante la pandemia ha lasciato le famiglie con maggiore denaro da investire in titoli di Stato. Inoltre gli Stati hanno definito emissioni rivolte in modo specifico al retail, come è avvenuto per il Tesoro con Btp Italia, Btp Futura e Btp Valore.

Per quanto riguarda gli investitori esteri è stato decisivo l’aumento dei tassi. I rendimenti italiani, nonostante il calo dello spread, sono rimasti su livelli più alti rispetto a quelli spagnoli, portoghesi e greci: una buona notizia per chi investe ma un monito per il governo.

Nell’Eurozona, secondo i dati Bce, gli investitori esteri hanno ridotto in modo rilevante le esposizioni sui titoli di Stato dopo l’inizio del Quantitative Easing nel 2015 (passando dal 37 al 24% del debito pubblico), ma nel 2023 la tendenza si è lievemente invertita.

L’incremento degli acquisti del retail è stato più veloce: le esposizioni dei risparmiatori europei sono già risalite ai livelli del 2014 (3,5% del debito). Nessun Paese Ue ha comunque registrato un boom come quello delle famiglie italiane su Bot e Btp.

Pericolo superato?

I dati mostrano che la riduzione della liquidità sui mercati obbligazionari è rimasta su livelli fisiologici, a differenza di quanto era avvenuto nel marzo 2020 dopo il «non siamo qui per chiudere gli spread» della presidente Bce Christine Lagarde.

Secondo gli economisti Bce, la resistenza dei mercati è legata alla riduzione del bilancio dell’Eurosistema «prevedibile e graduale», alla liquidità garantita dalle banche dealer e alle strategie degli emittenti pubblici che hanno ridotto le scadenze (oltre a varare operazioni specifiche per il retail).

Inoltre lo scudo del Tpi (Transmission Protection Instrument), varato dalla Bce nel luglio 2022, ha consentito una protezione aggiuntiva contro movimenti degli spread ingiustificati dai fondamentali economici. «Sebbene ci siano le condizioni per un assorbimento continuo e senza problemi, il funzionamento del mercato deve essere monitorato attentamente in futuro», hanno rilevato gli economisti Bce.

Gli umori degli investitori possono cambiare in fretta. Per l’Italia in particolare la prudenza nei conti pubblici resterà necessaria. Si spiegano così gli interventi del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per tamponare l’effetto del Superbonus.

Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha sottolineato nei giorni scorsi la necessità di «una programmazione di breve e medio periodo della spesa e misure capaci di assicurare nel tempo una graduale ma costante riduzione del debito». Panetta ha anche ricordato che servirà «distinguere la spesa pubblica utile da quella improduttiva» e che «potremo liberarci del fardello del debito soltanto agendo al tempo stesso sul fronte della crescita». (riproduzione riservata)



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