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Brunetta (Pa): il Green Pass è un' importante manovra di politica economica
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Brunetta (Pa): il Green Pass è un' importante manovra di politica economica

09 ottobre 2021, 13:40 Ultimo aggiornamento: 13:43

Il ritorno in presenza di tutti i lavoratori farà ripartire il terziario urbano, che insieme all’onda positiva del turismo e all’atteso boom dei consumi natalizi permetterà al tasso di crescita annuale di superare il 6%

“Probabilmente il tasso di crescita di quest’anno sarà oltre il 6% (6,2/6,3) e riuscirà così a trainare l’anno prossimo”. Il 2022, infatti, partendo con “un’eredità positiva di reddito e di consumi, potrebbe dare una sorpresa positiva crescendo ad un ritmo intorno al 5%, e non al 4,5% che si prevedeva. L’abbondante 6% di quest’anno più il 5% dell’anno sommati portano al +11%, 2 punti in più di quanto perso nell’anno della pandemia”. Queste le previsioni espresse da Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione.

Questi dati sono resi futuribili dall’introduzione del Green Pass, la “più grande manovra di politica economica del governo Draghi” ha commentato Brunetta. Venerdì 15 ottobre ci sarà un vero e proprio “D day”, perché il certificato verde diventerà obbligatorio per tutto il mondo del lavoro e per tutta la pubblica amministrazione, in parte ancora confinata nello smart working. Si realizzerà quindi “tutto il potenziale di crescita, di lavoro, di redditi e di mobilità”, ulteriore completamento del ritorno alla normalità. Il che significa consumi e ripartenza del terziario urbano. Questa dinamica, insieme all’onda “turistica che segna il quasi tutto esaurito anche per i mesi autunnali” e all’usuale significativa “quota di consumi nel periodo natalizio” determineranno, secondo Brunetta, quel boom nell’ultimo trimestre del 2021 che porterà il tasso di crescita annuale addirittura a superare il 6%. L’impatto dei lavoratori sul mondo esterno non è però certamente da sottovalutare, ecco perché il Green Pass è da considerarsi come “una politica economica e non sanitaria”, ha sottolineato il ministro.

Proprio per questa potenzialità economica, il governo non ha considerato di prorogare il limite dell’obbligatorietà del Green Pass. Anzi, ha rassicurato Brunetta, “lunedì saranno pubblicate tutte le linee guida per le modalità di attuazione passo passo del certificato verde nel pubblico e nel privato”. Il ministro si è detto tranquillo perché “siamo riusciti a risolvere il problema scuola, in astratto anche più complicato” quindi “credo che anche per il lavoro la messa in sicurezza per il ritorno in presenza non solleverà grandi problemi”. Anche perché si è riusciti a risolvere persino la nodosa questione dei turnisti: “è possibile fino a 48 ore prima chiedere ad alcune categorie di lavoratori turnisti se hanno o non hanno il Green Pass per provvedere in caso alla sostituzione, ad esempio un conduttore di treno senza certificazione impedirebbe la partenza del mezzo magari pieno di pendolari”.

Il ministro si è poi soffermato sul suo diretto campo di competenza: la pubblica amministrazione. L’Italia “sta ripartendo e ha bisogno della pubblica amministrazione nella sua pienezza”. Non solo “per la maggiore efficienza e produttività garantite dalla presenza” ma anche “per la componente di domanda della pa che popola in tutte le nostre città metropolitane intere aree, interi quartieri, intere attività economiche”.

La sfida che Brunetta si è posto come ministro per la Pa è duplice. Da un lato, rendere più efficiente la burocrazia italiana, semplificandola e rendendola facilmente accessibile agli italiani. Dall’altro lato, investire sulla valorizzazione e sulla formazione dei talenti. Nella pratica, il ministero sta disegnando una sorta di “Linkedin italiano per il reclutamento delle migliori risorse per la pubblica amministrazione, per dire ai giovani venite a lavorare per la pa perché questo è il futuro, venite a lavorare e ad essere orgogliosi del vostro lavoro per il Paese”. Ci saranno, infatti, ha precisato Brunetta, “100-110 mila posti di lavoro all'anno solo per il ricambio nella pa”. A cui si vanno ad aggiungere “le decine di migliaia di posti che saranno creati con il Recovery per professionisti, giovani e meno giovani, per lavorare agli oltre 300 progetti legati ai 235 miliardi del Pnrr”.  

Si riusciranno a trovare tutti questi talenti? “Questa è la sfida” ha affermato Brunetta. Anche perché “gli investimenti privati stanno crescendo e dunque ci sarà una bella gara a rubarci il capitale umano che già scarseggia”, e qui entrano in gioco la scuola e la formazione. È già previsto un piano da un miliardo, su cinque anni, “per la formazione digitale dei pubblici dipendenti” e un accordo “con le università per consentire a tutti i lavoratori pubblici di completare con una laurea la propria formazione”.  

Questo discorso però, secondo Brunetta, deve essere allargato a tutta l’Italia. Cioè “è il momento della ricarica delle batterie, il grande momento della formazione, e noi abbiamo bisogno di formazione a tutto tondo tanto nel mondo dell’enogastronomia (settore per cui il ministro ha già una proposta di legge pronta, che dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno), delle eccellenze, della manifattura e soprattutto della burocrazia cioè in tutti gli snodi delle nostre vite, delle nostre società”.

Per troppi anni “ci siamo adagiati sulle glorie del passato, abbiamo usato la nostra eredità culturale come scenografia non valorizzandola al meglio perché ci siamo appiatti dal punto di vista della formazione”, ha redarguito Brunetta. Adesso né le risorse europee, né il premio Nobel per la fisica a Parisi, né “la congiuntura astrale favorevole di Wembley, Wimbledon e non solo di forte impatto simbolico”, né tanto meno “la consapevolezza del boom” economico “ci devono far passare l'esigenza che dobbiamo investire in capitale umano a 360 °”. Investire in capitale umano, valorizzandolo, significa, ha aggiunto Brunetta, anche “miglioramento dei salari”, in quanto “gli investimenti fanno ripartire la produttività il che risolve a sua volta il problema dell’appiattimento salariale”.   Molto sicuramente resta ancora da fare e “speriamo che le turbolenze politiche non mettano i bastoni al Piano che abbiamo cinque/sei anni per portare a termine”, ha concluso Brunetta. (riproduzione riservata)



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