«Sulla Popolare di Sondrio abbiamo offerto un premio che esprime già il valore intrinseco della banca». L’amministratore delegato di Bper Gianni Franco Papa parla a ClassCnbc dei risultati di un ottimo primo trimestre («il migliore di sempre») e dell’ops lanciata tre mesi fa sulla banca valtellinese.
«È un’operazione con una fortissima valenza industriale», spiega Papa, chiarendo che rimarrà piena la vocazione territoriale dell’istituto. «Ho già incontrato diversi interlocutori e il valore di questa aggregazione comincia a diventare chiaro a molti. Ho trovato grande interesse per la nostra proposta».
Risposta. Abbiamo offerto un premio del 6.6% sul cosiddetto undisturbed price, quello che considera il valore dell’azione di Sondrio il giorno precedente l’offerta. E un premio del 10,4% sul prezzo medio dei tre mesi precedenti. Va inoltre considerato che il prezzo della banca incorporava già possibili operazioni di consolidamento. Questa valorizzazione esprime già quindi il valore intrinseco della banca. Ma noi siamo convinti di poterne distribuire molto altro agli azionisti: quello che si creerà dall’unione dei due istituti.
R. Il modello di banca di prossimità funziona ma, tanto per cominciare, gli ultimi eventi legati ai dazi dimostrano che ormai è necessario avere una dimensione che consenta di sopportare shock esterni che sfuggono al controllo. Noi crediamo molto a questa operazione che unisce due banche che fanno del servizio a famiglie, piccole imprese e comunità locali il loro punto di forza. E la banca che si verrà a creare avrà maggiore capitalizzazione e capacità di sostegno del territorio.
R. Noi non siamo una banca che conquista ma che accoglie. Lo abbiamo dimostrato in tutte le acquisizioni fatte finora. Al momento circa il 40% del top e senior management di Bper proviene da banche che sono entrate a far parte del gruppo negli ultimi quattro o cinque anni. Ma la cosa più importante è che andiamo a Sondrio per investire, non per svuotare la banca. Già la valorizzazione dell’istituto rappresenta un investimento importante, visto che impegniamo 4,3 miliardi. Siamo una banca con presenza nazionale ma ci definiamo un istituto di prossimità e crediamo nell’attività sul territorio. La nostra intenzione è continuare ad assistere le economie locali, a partire da quella valtellinese. Per farlo manterremo a Sondrio una forte direzione territoriale con facoltà creditizie. Lo faremo però con una banca più forte in termini patrimoniali e di liquidità. E questo ci consentirà di farlo ancora meglio.
R. Siamo soddisfatti di questi risultati, che sono i migliori di sempre. Abbiamo ricavi che crescono, indici di liquidità ben oltre i minimi regolamentari e una patrimonializzazione che si rafforza. Questo dimostra la nostra capacità di portare avanti il piano industriale presentato a ottobre e di creare valore. Abbiamo anche erogato 4,4 miliardi di credito a imprese e famiglie nonostante gli impatti di Basilea 4. Tra i fattori di crescita più importanti ci sono le commissioni di wealth management, private banking e bancassurance, che sono i pilastri del piano industriale. Hanno chiuso con un 8,5% in più rispetto allo scorso anno.
R. Pensiamo di poter fare ancora bene. Vediamo la partenza del secondo trimestre in modo positivo nonostante i giorni festivi che hanno caratterizzato aprile e maggio. Abbiamo la giusta spinta commerciale.
R. Sicuramente nel secondo trimestre potremmo cominciare a vederne gli effetti. L’impatto non riguarda tanto i dazi ma la situazione di incertezza che si sta creando e che potrebbe portare a un rallentamento di consumi privati e investimenti aziendali
R. Abbiamo indicato un lieve calo del net interest income; pensiamo sarà mid single digit (intorno al 5%, ndr) e riteniamo che sarà compensato dalla crescita nelle commissioni. Rimaniamo comunque molto conservativi su queste stime. E abbiamo una attenzione spasmodica per il costo del rischio, che è calato nel primo trimestre. Manteniamo un indice di accantonamento tra i più alti del sistema, con npl che sono solo allo 0,7%. (riproduzione riservata)
ha collaborato Adolfo Valente