I cda di Bper Banca e di Banca Popolare di Sondrio hanno approvato il progetto di fusione per l’incorporazione di Banca popolare di Sondrio in Bper dopo la chiusura dell’ops lanciata dall’istituto modenese.
In linea con i programmi descritti da Bper, guidata dal ceo Gianni Franco Papa, nel documento di offerta approvato da Consob (n° 23581 del 4 giugno 2025 e pubblicato lo scorso 5 giugno 2025), la fusione «costituisce una leva strategica coerente con il percorso di crescita sostenibile e di creazione di valore per tutti gli azionisti già delineato dai piani industriali stand alone in precedenza approvati dai cda di Bper e Bp Sondrio, rispetto ai quali essa si pone quale elemento di accelerazione».
Il rapporto di cambio è stato fissato in 1,45 azioni Bper per ogni azione ordinaria di Sondrio, senza conguagli in denaro. L'operazione comporterà l'emissione di fino a 126,9 milioni di nuove azioni Bper, con un aumento di capitale massimo di 191 milioni di euro.
Dopo la fusione, il capitale di Bper vedrà Unipol Assicurazioni al 18,7%, la Fondazione di Sardegna al 7%, BlackRock al 4,7% e JP Morgan al 3,3%, con il flottante al 66,3%.
L’incorporazione, qualificata come «operazione con parti correlate di maggiore rilevanza», dovrà ottenere le autorizzazioni regolamentari della BCE e della Banca d'Italia. L'efficacia della fusione è prevista per aprile 2026, previa approvazione delle assemblee straordinarie dei due istituti.
La maggiore scala operativa permetterà al nuovo gruppo di realizzare economie di scala, incrementare la produttività, migliorare l’efficienza operativa e ottimizzare gli investimenti. In tal senso, sono attese sinergie di costo (stimate a regime fino a circa 190 milioni di euro ante imposte per anno), derivanti da economie di scala e da una migliore efficienza operativa.
I costi di integrazione sono stimati complessivamente in circa 400 milioni di euro ante imposte una tantum e si prevede che siano sostenuti per il 75% entro il 2025 e per il restante 25% entro il 2026.
Bper prevede anche sinergie di ricavo (stimate a regime fino a circa 100 milioni di euro ante imposte per anno) derivanti dall’incremento della produttività anche in conseguenza del contributo delle fabbriche prodotto e delle opportunità di cross-selling in segmenti di business come wealth management, bancassurance e specialty finance. (riproduzione riservata)