La guerra commerciale abbatte le borse. La risposta della Cina, che impone tariffe del 34% sulle importazioni americane come reazione ai dazi di Donald Trump, spinge in profondo rosso i listini mondiali. A Piazza Affari il Ftse Mib chiude a 34.649 punti, in calo del 6,5%, con tutte le blue chip in rosso. Tranne una: Diasorin, che guadagna l’1,7%.
Le altre scivolano con ribassi pesanti distribuiti in tutti i settori. Azimut, la peggiore, cede il 12,6%. Seguono Leonardo (-12,4%) e Mps (-12,2%). Stessa musica in Europa, con Francoforte che perde il 4,2%, Parigi il 3,7% e Londra il 4,2%. Negli Stati Uniti i listini viaggiano ampiamente sotto la parità: a due ore dall’apertura il Dow Jones perde il 2,4%, l’S&P 500 il 4%, il Nasdaq il 4,1%. Vola, invece, l’indice Vix che misura volatilità e paura sui mercati americani: +25%.
Anche i listini azionari statunitensi aprono la seduta in profondo rosso. Il Dow Jones scende del 2,4%, l’S&P 500 del 6% e il Nasdaq del 2,9% dopo che la Cina ha deciso di applicare dazi del 34% su tutte le merci importate dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile, in risposta alle tariffe annunciate dall'amministrazione Trump. Wall Street ha registrato il 3 aprile la peggiore seduta dal giugno del 2020. Il Vix, l’indice della volatilità e della paura a Wall Street, vola sopra quota 40, ai massimi intraday da agosto, riflettendo le tensioni sui mercati innescate dai dazi di Donald Trump.
All’avvio delle borse americane il Ftse Mib si mantiene in netto calo, a quota 34.828 punti (-6%). Nel paniere delle blue chip resistono solo Amplifon (+1,5%) e Diasorin (+3%). Tra le altre la peggiore è Azimut, che perde oltre l’11%, insieme a Mps (-10,9%), Bper Banca (-10,8%) e Banca Popolare di Sondrio (-10,3%).
Mercati azionari sotto una pioggia di vendite. Con i futures statunitensi in netto calo (-2,8% quello sull’S&P500) a causa della guerra dei dazi con la Cina e il Canada che hanno risposto alle nuove tariffe reciproche di Trump, Milano perde il 5,93% a 34.871 punti con l’indice della paura, il Vix, in volata del 30% a 39,43. Tutte le blue chip sono in profondo rosse tranne le azioni farmaceutiche più difensive: Amplifon e Diasorin. Ma in giornata l’indice è sceso del 7,5% come nel giorno dell'attacco alle Torri Gemelle: l'11 settembre del 2001. Tra gli altri scivoloni più clamorosi si ricordano quelli registrati nel corso delle due crisi finanziarie del 2008 e del 2011: il 10 ottobre 2008 (-7,14%) e il primo novembre del 2011 (-6,80%).
L’euro è stabile a 1,104 dollari dopo i dati macro Usa. Il tasso di disoccupazione a marzo è risultato pari al 4,2%, in aumento rispetto al precedente 4,1% (la previsione degli economisti era 4,1%). Mentre la variazione degli occupati a marzo è stata pari a +228 mila unità dai 117 mila unità precedenti (la previsione era di 137 mila unità). Il rendimento del Treasury Usa 10 anni resta sotto il 4% al 3,89% e quello del Btp 10 anni cala al 3,69% con lo spread con il Bund a 120,33 punti base in attesa del giudizio di Fitch sull’Italia.
Non si allenta la tensione sui mercati azionari a causa della guerra dei dazi. Il Dax perde il 4,67%, il Cac40 il 3,86%, il Ftse100 il 3,64% e il Ftse Mib il 6,7% a 34.565 punti alle 13:15 con quattro titoli ancora sospesi per scostamento di ribasso: Banca Popolare di Sondrio, Bper, Leonardo e Prysmian. I futures statunitensi perdono quasi il 4%.
Il presidente Donald Trump ha annunciato nuovi dazi reciproci per molti partner commerciali degli Usa, con una tassa del 20% per l'import dall'Unione Europea. Per la premier, Giorgia Meloni, le trattative tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea dovrebbero puntare a rimuovere tutti i dazi, non a moltiplicarli.
In risposta ai dazi Usa, la Cina ha annunciato il 4 aprile tariffe del 34% su tutti i beni americani. Gli investitori sono sempre più preoccupati per il rischio di una recessione negli Stati Uniti e a cascata sugli altri Paesi. Tanto che JP Morgan ora vede il 60% di possibilità che l'economia globale entri in recessione entro la fine dell'anno, superando le stime precedenti del 40%. Lo spread Btp/Bund resta elevato a 121 punti base e il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,70%.
Ore 12:40 Il Ftse Mib cade del 7% sui minimi del 7 gennaio 2025, dalla Cina contro dazi del 34% su tutti i beni Usa
Escalation della guerra commerciale. L’indice Ftse Mib precipita del 7% sui minimi del 7 gennaio 2025 a 34.391 punti dopo che il ministero delle Finanze cinese ha annunciato che imporrà dazi aggiuntivi del 34% su tutti i beni statunitensi a partire dal 10 aprile, come contromisura alle tariffe imposte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Pechino ha anche annunciato che imporrà controlli sull'esportazione di 7 articoli correlati alle terre rare. I minimi dell’anno per l’indice milanese delle blue chip sono stati registrati il 2 gennaio a 33.780 punti. Sospese per eccesso di ribasso tutte le banche con perdite superiori al 10%. Ko anche Leonardo, Iveco, Stellantis e Prysmian. Lo spread Btp/Bund balza a 122 punti base e l’euro storna dello 0,08% a 1,104 dollari.
L’annuncio delle tariffe di Trump, fino al 54% per i beni cinesi, 46% per quelli vietnamiti, 24% per il Giappone e 20% per l’Europa, «ha acceso la miccia. Ma il vero bersaglio non sono solo i Paesi esportatori quanto le multinazionali americane che producono nei Paesi a basso costo. Le tariffe su Bangladesh, Vietnam o Cambogia non colpiscono solo quei governi: colpiscono Nike, Apple, Dell, Lululemon. Colpiscono direttamente il cuore operativo del capitalismo Usa», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. «È un messaggio chiaro: reshore o paga. Le aziende americane, dopo aver delocalizzato per anni, ora vengono rieducate a produrre in patria. Solo che il prezzo lo pagano, almeno all’inizio, gli azionisti e i consumatori. Un 25% in più sui componenti non si assorbe con una stretta di mano». Il rischio, ormai evidente, secondo Debach, «è che la frattura si allarghi anche a Est: se la domanda americana rallenta bruscamente, la Germania, e con essa il cuore manifatturiero europeo, finirà inevitabilmente sotto pressione».
Con i futures statunitensi in netto calo (-1% quello sul Dow Jones e -0,93% quello sull’S&P500), Francoforte lascia sul terreno il 2%, Parigi l’1,67%, Londra l’1,75% e Milano il 4,50% a 35.401 punti alle 11:30. Si salvano dalle vendite solo Amplifon, Diasorin, Campari e Recordati.
Guardando avanti, Mark Dowding, Fixed Income Cio di Rbc BlueBay AM, si aspetta che alla fine l'amministrazione statunitense passerà dai dazi tramite ordini esecutivi, a un dazio universale legiferato dal Congresso, che potremmo ipotizzare al 10%, ma che sarà attuato solo molto più avanti nel corso dell'anno. A questo proposito, si può sperare che l'isteria a breve termine per i dazi lasci il posto all'accettazione a medio termine, e questo potrebbe far sperare in un miglioramento delle prospettive per il 2026.
In questo contesto, se l'anno prossimo l'economia statunitense si riprenderà, Trump, Musk e i suoi colleghi si congratuleranno senza dubbio per essere riusciti ad attuare un cambiamento che renderà l'America di nuovo grande. Tuttavia, questo è solo uno dei possibili scenari e c'è una narrativa alternativa, ovvero che l'amministrazione statunitense si sia resa colpevole di un esercizio di autolesionismo senza precedenti e che il danno arrecato all'economia americana necessiti di anni per essere rimosso. Di certo, le prospettive a lungo termine sono estremamente incerte. «Ciò su cui riteniamo di poter essere più fiduciosi nel breve termine è che l'inflazione è destinata ad aumentare. Di conseguenza, se i mercati sopravvalutano la narrativa della recessione e si aspettano un numero eccessivo di tagli dei tassi, potrebbero esserci guadagni adottando la prospettiva opposta», sostiene Dowding.
Intanto, però, i timori di recessione fanno scendere il rendimento del Treasury Usa 10 anni sotto alla soglia del 4%, al 3,94%, quello del Bund 10 anni al 2,53% e del Btp 10 anni al 3,71% (spread in aumento a 117,24 punti base, complici i timori per la sostenibilità del debito pubblico italiano). Gli spread creditizi si sono ampliati in linea con altri asset di rischio, anche se il movimento dei prezzi è stato più contenuto rispetto all’azionario. Il grande interrogativo che gli investitori si pongono per il credito è se un rallentamento della crescita possa trasformarsi in una recessione e, in questo caso, in un ciclo di default, avverte Dowding. «Un allargamento degli spread nei prossimi giorni e settimane potrebbe rappresentare un'opportunità per rimuovere le coperture sui Cds e aggiungere esposizione. Tuttavia, vorremmo sentirci più sicuri che la discesa dei titoli azionari abbia raggiunto il punto di minimo, prima che ciò accada».
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari cola a picco (-3,46% a 35.787 punti alle 10:20) con le banche che perdono oltre il 4% in media e alcuni industriali come Leonardo e Iveco in profondo rosso. Anche Tim è sotto una pioggia di vendite, perde il 5,6%. «L’annuncio sui dazi del presidente Trump è stato più aggressivo di quanto previsto dai mercati e questa escalation sta contribuendo a rendere più fragile il contesto economico globale, con i rischi di recessione chiaramente in aumento», sottolinea Nicolas Forest, Cio di Candriam.
«Sebbene non siano da escludere possibili trattative e un potenziale allentamento dei dazi annunciati, le azioni di ritorsione dei partner commerciali potrebbero amplificare ulteriormente i rischi di ribasso», continua Forest. «Le nostre preoccupazioni sulla crescita probabilmente si tradurranno in ulteriori revisioni al ribasso degli utili aziendali, mentre i rapporti prezzo/utile degli Stati Uniti rimangono elevati rispetto alle loro medie storiche e ad altre regioni. Oltre a ciò, ora riduciamo, fino a sottopesare, anche l’esposizione sull’Eurozona, sui mercati emergenti e sul Giappone».
Al contempo, l'impegno dell'Italia ad aumentare le spese destinate alla difesa per sostenere l'Ucraina potrebbe vanificare gli sforzi del governo per contenere il gigantesco debito pubblico, secondo gli analisti citati da Reuters, mettendo a rischio l'affidabilità creditizia della terza economia della zona euro (vendite al dettaglio -1,5% su base annuale a febbraio in calo rispetto al precedente +0,9%). Così, nel giorno in cui Fitch si deve esprimere sull’Italia, lo spread Btp/Bund balza a 116,4 punti base mentre il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,71%.
Sul fronte obbligazionario, Forest mantiene una duration lunga sui titoli di Stato europei, in particolare sui Bund, supportati da una politica monetaria accomodante. «Continuiamo a vedere valore negli asset alternativi, in particolare nei metalli preziosi come l'oro e l'argento, che rappresentano una protezione efficace in un contesto di elevata volatilità e incertezza commerciale», conclude il Cio di Candriam.
È ancora bufera sulle borse europee a causa del nuovo round di dazi di Donald Trump. Francoforte perde lo 0,50%, Londra lo 0,61%, Parigi lo 0,81% e Milano l’1,25% a 36.608 punti. Il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,73% e lo spread con il Bund si attesta a quota 112,9 punti con gli investitori in modalità risk-off dopo l'imposizione di dazi più duri del previsto da parte degli Stati Uniti che hanno esacerbato la guerra commerciale e i timori di una recessione.
Contrariamente a quanto ritiene la Casa bianca, i mercati vedono la fine del libero scambio come uno shock per la crescita economica americana e globale, cosa che li ha indotti a rafforzare le loro attese di recessione e, parallelamente, di allentamento dei tassi di interesse. In serata è atteso il giudizio di Fitch sull’Italia (BBB e outlook positivo), il primo di una serie di pronunciamenti attesi nelle prossime settimane da parte delle principali agenzie di rating. L'agenzia non dovrebbe rivedere il proprio giudizio dopo aver migliorato l'outlook lo scorso ottobre.
L’euro si stabilizza a 1,105 dollari dopo che gli ordini industriali tedeschi sono rimasti invariati a febbraio rispetto al mese precedente, su base destagionalizzata e corretta per il calendario. Gli economisti si aspettavano un aumento del 3,5%. Mentre è rimbalzata più delle attese la produzione industriale in Francia a febbraio: +0,7% su base mensile contro il +0,5% delle stime degli economisti e dopo il -0,5% del mese precedente (dato rivisto da -0,6%). Al contrario è diminuita ancora la produzione industriale in Spagna a febbraio, infatti è scesa dell’1,9% su base annuale, dopo il -1,2% di gennaio (dato rivisto dal preliminare di -1%). La crescita mensile è stata dello 0,7%.
Sul listino milanese Unicredit che continuerà a valutare nei prossimi mesi se andare avanti con l'ops su Banco Bpm (-3,52% a 8,70 euro) e qualsiasi decisione sarà presa non prima di fine di giugno, perde il 3,41% a 46,85 euro.
Inoltre oggi, 4 aprile, è l’ultimo giorno per aderire all’opa lanciata da Banco Bpm su Anima Holding (stabile a 6,96 euro). L'istituto di Piazza Meda è a un soffio dalla soglia dei due terzi del capitale della Sgr indicata per l'efficacia dell'offerta. Sono state apportate all'opa oltre 144 milioni di azioni Anima, pari al 56,77% delle azioni oggetto dell'offerta, ed equivalenti al 44,3% del capitale complessivo della società.
Quanto a Mps, in calo del 4% a 6,83 euro, ha annunciato che l'agenzia di rating Dbrs Ratings GmbH ha alzato in area investment grade a BBB (low) il Long-Term Issuer rating, da BB (high), e ha mantenuto il trend positivo.
Con i dazi Usa al 25% resta alta l’attenzione sul settore automotive. Stellantis (-1,47% a 9,23 euro) ha annunciato il taglio temporaneo di 900 lavoratori in cinque impianti statunitensi, nonché di voler sospendere temporaneamente la produzione in impianti di assemblaggio in Messico e Canada. Fitch ha tagliato la raccomandazione a BBB con un outlook stabile.
Anche Citi ha abbassato il giudizio su Leonardo (-1,41% a 45,45 euro) da buy a neutral (il target price però sale da 28,60 a 48,40 euro). Lo stesso broker ha tagliato il target price di Prysmian (-1,47% a 46,76 euro) da 69 a 66 euro (rating buy). Poi Morgan Stanley ha tagliato da overweight a equal-weight il giudizio su Generali (-1,91% a 31,87 euro), alzando, però, il target price da 32,6 a 33,8 euro. Mentre Barclays ha avviato la copertura di Technogym (-1,42% a 11,14 euro) con equal-weight e un target price a 13 euro e di De’ Longhi (-3,90% a 27,08 euro) con underweight e un target price a 23 euro.
E se Eni (-1,08% a 13,52 euro) ha deliberato la distribuzione della quarta tranche del dividendo 2024 di 0,25 euro per azione con data stacco cedola il 19 di maggio, Vard, controllata norvegese di Fincantieri (-1,48% a 9,99 euro), ha firmato un nuovo contratto per la progettazione e costruzione di una nave per operazioni subacquee offshore con Dong Fang Offshore per un valore di 113,5 milioni di euro, che prevede anche un’opzione per la realizzazione di ulteriori navi. Infine, si ricorda che termina l’opa obbligatoria totalitaria promossa da Gewiss su Beghelli (stabile a 0,337 euro).
Il terremoto dei dazi americani si farà sentire ancora sui mercati azionari europei, attesi in calo in avvio di seduta (future sull’Eurostoxx50 -0,34%) dopo la pioggia di vendite del 3 aprile (bruciati oltre 400 miliardi in Ue, 2000 miliardi a Wall Street). D’altra parte il presidente statunitense, Donald Trump, tira dritto, mentre i suoi ministri avvertono i Paesi colpiti di non reagire alle misure se non vogliono scatenare un'escalation.
La risposta dei mercati finanziari ai dazi «era attesa», ha detto Trump a bordo dell'Air Force One, secondo quanto riporta Bloomberg. Ora «lasciamo che si stabilizzino. Il paziente era molto malato. L'economia aveva molti problemi ma è stata oggetto di un'operazione. Ci sarà il boom dell'economia e sarà fantastico. Arriveranno migliaia di miliardi», ha previsto The Donald, dicendosi comunque disposto a trattare sui dazi se i Paesi «offrissero qualcosa di fenomenale» e annunciando che i dazi sul settore farmaceutico e i chip inizieranno presto.
E se il ministro al Commercio, Howard Lutnick, ha assicurato che questa volta il tycoon «non farà marcia indietro», il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha avvertito ogni Paese «di non reagire. State calmi, vediamo come va. Perché se reagirete, ci sarà un'escalation». Ma il Canada ha già annunciato tariffe del 25% sulle auto Usa che non sono incluse nel trattato commerciale tra Washington, Ottawa e il Messico. Infine, Bessent ha smentito le analisi di alcuni economisti secondo i quali le tariffe servono a indebolire il dollaro. «Non c'è nessun piano per la moneta, il nostro piano è per gli americani», ha affermato il segretario, ammettendo, tuttavia, che se il biglietto verde vale meno «è più facile esportare».
Da parte sua l’esecutivo Meloni proporrà all’Ue la revisione del patto di stabilità. In serata Fitch si esprime sul rating italiano (BBB e outlook positivo), il primo di una serie di pronunciamenti attesi nelle prossime settimane da parte delle principali agenzie di rating. L'agenzia non dovrebbe rivedere il proprio giudizio dopo aver migliorato l'outlook lo scorso ottobre.
Il dollaro resta in calo nei confronti dell’euro che vale 1,1084 (+0,31%), in attesa alle 8 del dato sugli ordini del settore manifatturiero a febbraio della Germania (precedente: -7% mese su mese), alle 08:45 della produzione industriale a febbraio della Francia (precedente: -0,6% mese su mese), alle 9 dello stesso dato della Spagna (precedente: -1% anno su anno). Mentre alle 10 tocca al deficit/pil del quarto trimestre del 2024 dell’Italia (precedente: 2,3%) e alle vendite al dettaglio a febbraio (precedente: +0,9% anno su anno). Poi i dati macro sul mercato del lavoro Usa, importanti in chiave Fed. Alle 14:30 i non farm payroll a marzo (precedente: +151.000 unità), il tasso disoccupazione a marzo (precedente: 4,1%) e la retribuzione media oraria a marzo (precedente: +0,3% mese su mese). Mentre i timori di recessione continuano a spingere verso il basso i prezzi del petrolio: Wti -0,84% a 66,40 dollari al barile e Brent -0,67% a 69,70 dollari al barile.
Sul listino milanese attenzione a Unicredit che continuerà a valutare nei prossimi mesi se andare avanti con l'ops su Banco Bpm e qualsiasi decisione sarà presa non prima di fine di giugno.
Inoltre oggi, 4 aprile, è l’ultimo giorno per aderire all’opa lanciata da Banco Bpm su Anima Holding. L'istituto di Piazza Meda è a un soffio dalla soglia dei due terzi del capitale della Sgr indicata per l'efficacia dell'offerta. Sono state apportate all'opa oltre 144 milioni di azioni Anima, pari al 56,77% delle azioni oggetto dell'offerta, ed equivalenti al 44,3% del capitale complessivo della società.
Quanto a Mps ha annunciato che l'agenzia di rating Dbrs Ratings GmbH ha alzato in area investment grade a BBB (low) il Long-Term Issuer rating, da BB (high), e ha mantenuto il trend positivo.
Con i dazi Usa al 25% resta alta l’attenzione sul settore automotive. Stellantis ha annunciato il taglio temporaneo di 900 lavoratori in cinque impianti statunitensi, nonché di voler sospendere temporaneamente la produzione in impianti di assemblaggio in Messico e Canada. Fitch ha tagliato la raccomandazione a BBB con un outlook stabile. Anche Citi ha abbassato il giudizio su Leonardo da buy a neutral (il target price però sale da 28,60 a 48,40 euro). Lo stesso broker ha tagliato il target price di Prysmian da 69 a 66 euro (rating buy). Poi Morgan Stanley ha tagliato da overweight a equal-weight il giudizio su Generali, alzando, però, il target price da 32,6 a 33,8 euro. Mentre Barclays ha avviato la copertura di Technogym con equal-weight e un target price a 13 euro e di De’ Longhi con underweight e un target price a 23 euro.
E se Eni ha deliberato la distribuzione della quarta tranche del dividendo 2024 di 0,25 euro per azione con data stacco cedola il 19 di maggio, Vard, controllata norvegese di Fincantieri, ha firmato un nuovo contratto per la progettazione e costruzione di una nave per operazioni subacquee offshore con Dong Fang Offshore per un valore di 113,5 milioni di euro, che prevede anche un’opzione per la realizzazione di ulteriori navi. Infine, si ricorda che termina l’opa obbligatoria totalitaria promossa da Gewiss su Beghelli.
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