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Boom di opa sulla Difesa a Piazza Affari. E ora arriva il polo quotato per l’M&A di guerra

24 ottobre 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2025, 11:38

Sono almeno 5 le offerte sulle pmi collegate alla Difesa, spesso lanciate da fondi esteri. Un trend in accelerazione, tanto che ora nascerà un veicolo italiano da quotare per aggregare le pmi del settore  

Le opa sulle pmi quotate che operano nella Difesa o in ambiti attigui come i semiconduttori stanno accelerando negli ultimi mesi come non si era mai visto a Piazza Affari: Mare Group su La Sia, Mare su Eles Semiconductor, One Equity Partners su Digital Value. A seguire la contro opa di Xenon Private Equity su Eles e, venerdì 24 ottobre, a sorpresa, rilancio di Mare sempre su Eles a 2,61 euro. Ma il titolo è già volato a 2,70 euro, sintomo che il mercato si aspetta un altro interessante capitolo.

Da poco si è chiusa l’offerta del colosso Usa, Hig Capital, su Ala (aerospazio), mentre la scorsa estate il gruppo statunitense Honeywell ha rilevato Civitanavi (Difesa). Prese nel complesso, le società citate hanno una capitalizzazione di oltre 650 milioni di euro. Spesso in questi casi sono investitori statunitensi con asset in gestione per miliardi di dollari a comprare e il mercato ora si aspetta che il trend sia destinato ad accelerare, complice una situazione geopolitica sempre più complessa.

Il polo italiano della Difesa che sarà quotato

Per evitare che il know how sulla Difesa finisca costantemente in mani straniere, la Fondazione Praexidia sta lavorando alla creazione di un veicolo quotato, può essere una Spac, per rilevare sul mercato pmi quotate e non e creare un grande polo della Difesa italiano che opera secondo la normativa del Golden Power. Come spiega a Milano Finanza Pierluigi Paracchi, co-fondatore di Praexidia assieme a Giuseppe Orsi e Gianni Letta, «fra il 2000 e il 2025 ci sono state 1560 operazioni di exit da fondi di private equity su imprese italiane. In due casi su tre l'acquirente non era italiano. Se questo fenomeno può, forse, essere tollerato per ambiti come moda e food, la manifattura diventa un problema Paese se colpisce i settori strategici come la sicurezza e la Difesa».

Ecco perché Praexidia, fondazione di diritto privato, nasce per promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi settori industriali per la sicurezza nazionale con particolare riferimento a quelli tutelati dalla normativa sul Golden Power. «Vogliamo essere il socio promotore di un aggregatore industriale quotato che andrà a creare un polo italiano della Difesa», riprende Paracchi, «raggruppando le tante piccole e medie capitalizzazioni del settore, quotate e non quotate, spesso all'avanguardia nei rispettivi segmenti, che hanno bisogno di capitali per poter crescere. L’aggregatore potrebbe partire anche come Spac, la forma giuridica è allo studio, l'importante è agevolare al massimo l’afflusso di capitali privati. E' importante attrarre anche capitali esteri garantendo sempre una stabilità di governance in modo da essere in regola con la normativa sul Golden Power e quindi intervenire nel capitale delle aziende in maniera veloce ed efficiente».

Piovono commesse sulla Difesa

Gli operatori si aspettano un’accelerazione delle opa, complice i sempre maggiori investimenti nel settore. «Vedremo diverse altre operazioni sul mercato italiano perché il microcosmo della Difesa è composto soprattutto da pmi molto brave e specializzate nei rispettivi segmenti. Ma prive della capacità di scalare», interviene Emanuele Trucco, partner di A&O Shearman. In considerazione del contesto geopolitico, aggiunge il legale, e degli «aumenti degli impegni di spesa in termini di percentuale del pil dei paesi Nato e delle iniziative di investimento a livello comunitario, il numero di commesse sta arrivando ad una velocità che spesso una piccola e media azienda non riesce a sostenere quanto a capacità produttiva. L'Italia ha forse bisogno a questo punto di più soggetti nazionali aggregatori, ben capitalizzati, in grado di creare un polo della Difesa che resti italiano e sia in grado di assorbire bene le richieste del mercato». Alberto Conca, responsabile Investimenti di Lfg-Zest, sottolinea a sua volta che «l’ondata di m&a continuerà per i segmenti dell’elettronica, della bionica, degli aerei a guida autonoma e dei droni da battaglia».

Solid World: più capitali per crescere

Gli Usa sono sempre stati il riferimento tecnologico in questo settore, racconta Roberto Rizzo, ingegnere aerospaziale esperto di missilistica, ceo di Solid World. Aggiungendo che «tuttavia gli Stati Uniti hanno perso nel tempo buona parte della capacità manifatturiera, preferendo la facile creazione di ricchezza finanziaria rispetto ai pesanti investimenti in tecnologie avanzate nell’industria. Mentre il presidente Trump corre ai ripari, a Piazza Affari le società statunitensi trovano pmi operanti nel settore difesa a buon mercato e ciò spiega perché si stanno moltiplicando le opa». Solid World è una pmi quotata a Piazza Affari che si occupa di tecnologia 3D anche per il settore militare, stampa utilizzando i super polimeri, materiali di nuova generazione che «ci permettono di creare leggerissimi e resistenti chassis di sistemi in volo, terrestri, navali e subacquei o componenti di simulatori dei nuovi carrarmati ipertecnologici che costituiranno la nostra linea di difesa del prossimo futuro», continua Rizzo. La società è «bersagliata dalle richieste di commesse, abbiamo bisogno di capitali importanti per acquistare altre stampanti e unire le tecnologie. L'Italia ha bisogno di un polo aggregante nazionale».

La Difesa italiana in mano ai fondi esteri

Se guardiamo ai principali operatori italiani, ricorda Simone Strocchi, fondatore di Electa Ventures, «Engineering è oggi in mano ai fondi Renaissance e Bain Capital, Lutech è controllata da Apax, Maticmind è passata sotto il fondo Cvc, con una quota ancora detenuta da Cdp Equity, mentre Project Informatica fa capo ad Hig Capital». Solo Sesa resta un gruppo nazionale e quotato, cresciuto anche grazie alla prima Spac italiana, riprende Strocchi, «e controllato da un management italiano, a valutazioni che restano spesso inferiori ai multipli internazionali».

Strocchi mette poi in evidenza che i fondi di private equity italiani, di dimensioni ancora limitate, fanno m&a «per creare campioni di settore, poi li cedono a governance straniere esercitando il drag along, quel diritto di trascinamento che rende alla fine conveniente per massimizzare il ritorno in exit, e quindi la vendita integrale del capitale. La risposta deve arrivare a livello di sistema: serve orientare i risparmi verso la crescita di imprese italiane, utilizzando la borsa». La stessa borsa che nel frattempo è diventata un vivaio di caccia per delisting da parte di operatori esteri, «spesso sostenuti da linee di finanziamento di banche italiane, quelle che fanno volare il Ftse Mib mentre le mid cap languono», conclude Strocchi. (riproduzione riservata)



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