Nell’era dei tassi di interesse elevati c’erano pochi dubbi: puntare sui bond, sovrani ma anche corporate, era una scelta quasi sicura. E nell’universo delle obbligazionari societarie (e finanziarie) per molti investitori era quasi più interessante ridurre il rischio con le emissioni investment grade, emesse da società considerate a basso rischio di default da parte delle agenzie di rating, privilegiandole alle loro controparti high yield, che fanno capo a emittenti meno solidi e per questo motivo rendono di più. D’altronde, con i tassi alti tutti i bond offrivano ghiotte cedole, e quindi per molti investitori il ragionamento era quasi scontato: perché alzare il livello di rischio se un prodotto più sicuro può dare comunque buone soddisfazioni?
Ora che Fed e Bce hanno iniziato il ciclo di taglio dei tassi il paradigma sta però cambiando e i bond investment grade, che nei loro movimenti sono simili ai titoli di Stato sovrani (per fare un esempio, il rendimento del Btp è sceso in un anno dal 4,7% al 3,7%) potrebbero diventare meno attraenti di altre asset class, come l’azionario o le obbligazioni high yield. Per ora chi avesse optato per queste obbligazioni con i fondi dedicati si sarebbe tolto buone soddisfazioni: la consuete classifica Fida elaborata per MF-Milano Finanza censisce 10 comparti il cui rendimento medio nel 2024 è del 6,6% (punte sopra l’11%), per passare all’11,1% a un anno e scendere all’1,8% a tre anni.
Che gli emittenti, bancari e non solo, abbiano ancora uno spazio per entrare in questo mercato è un dato di fatto. Basti pensare che, secondo quanto calcolato da Equita, i soli istituti di credito tricolore (da Intesa Sanpaolo a Unicredit a Bper) abbiano emesso solo quest’anno bond per circa 30 miliardi di euro, importo in crescita del 5% rispetto al 2023. Fatto 100 il totale delle emissioni corporate e finanziarie italiane di quest’anno, le banche da sole hanno rappresentato il 47% del totale. Morale della storia: di carne al fuoco per investire, tramite singoli titoli o tramite fondi (che diversificano il rischio del singolo emittente) ce n’è ancora tanta. Tanto che anche BlackRock si è appena affacciata sul mercato con un prodotto a scadenza, l’Euro Investment Grade Fixed Maturity Bond Fund 2028: gestito da Robert Ryan, Charles Chen e Max Hobbs, il comparto ha l’obiettivo di superare il rendimento a scadenza dei titoli di Stato, mantenendo un rating aggregato delle emissioni piuttosto alto, pari a BBB.
Lombard Odier Im va a caccia di occasioni in Asia e in Europa con i fondi LO Funds Asia Income 2024 (+11,3% da gennaio) e LO Funds TargetNetZero Euro IG Corporate (+5,4%). Philipp Burckhardt, fixed income strategist della società di gestione, spiega che «nei passati cicli di taglio dei tassi di interesse le curve si sono abbassate e irripidite, portando a una sovraperformance dei titoli di Stato e delle obbligazioni corporate rispetto alla liquidità». In un simile contesto, aggiunge, «le obbligazioni investment grade e quelle high yield di elevata qualità spiccano per il fatto che il rischio legato ai tassi d'interesse è accompagnato da un rischio di credito di elevata qualità che garantisce un carry extra».
Quanto agli emittenti, oggi il money manager preferisce «i bond senior», privilegiando a livello settoriale «i bond difensivi a quelli ciclici, con una view neutrale sulle obbligazioni del comparto finanziario rispetto a quelle corporate».
Si concentra sulle obbligazioni finanziarie il comparto Financial Institutions Bonds di Robeco, che da gennaio rende il 7,2%. «Il credito investment grade, con la sua esposizione alla duration, offre opportunità di diversificazione: sebbene gli spread societari possano ampliarsi in risposta a dati economici deludenti o alla volatilità», sottolinea il portfolio manager Matthew Jackson, che poi aggiunge: «Negli ultimi cinque anni il credito investment grade globale ha sovraperformato i titoli di Stato globali in media dell'1% all'anno». I dati tecnici, afferma il money manager, «sono favorevoli, poiché la domanda di credito rimane forte, e i fondamentali aziendali delle società investment grade sono solidi».
Jp Morgan Am all’asset class con il fondo JPM Gl. Corporate Bond Duration-Hdg, che da gennaio rende il 5,8%. Il team Global Fixed Income, Currency and Commodities della società di gestione predilige a oggi il credito bancario, sia americano sia europeo. Quanto all’Europa, in particolare, «i profitti sono aumentati costantemente assieme ai tassi di interesse, ma i costi sono stati tenuti sotto controllo». Nonostante la crescita europea sia anemica, aggiungono gli esperti, «i bilanci delle famiglie e delle imprese sono rimasti relativamente solidi, il che ha ridotto la possibilità di un’ondata di insolvenze sui prestiti bancari». Quanto alla tipologia di emissione, i money manager privilegiano a oggi, nel Vecchio continente, «le obbligazioni Additional Tier 1 (At1, ndr) di emittenti di prim’ordine, in virtù dell’interessante profilo di spread di questa classe di attivo». A metà ottobre, in particolare, gli spread degli At1 privilegiati da Jp Morgan Am «segnavano tra i 300 e i 400 punti base in più rispetto ai titoli di Stato, ossia un rendimento del 5-6%, offrendo un'opportunità di carry interessante nei portafogli». (riproduzione riservata)