Le strategie obbligazionarie absolute return trovano terreno fertile nell’attuale contesto di forte volatilità. «Puntiamo a offrire la miglior allocazione per gli investitori, quindi una bassa correlazione con i prodotti tradizionali a reddito fisso e, in secondo luogo, vogliamo minimizzare i ribassi e proteggere il capitale in mercati difficili», spiega a Milano Finanza Harvey Bradley, portfolio manager del fondo Bny Mellon Absolute Return Bond (il target di rendimento è cash +3% annuo). Per raggiungere questi obiettivi con un prodotto absolute return «non abbiamo allocazioni strutturali su nessuna parte del reddito fisso, questo ci permette di avere una maggior flessibilità nel portafoglio».
Un aspetto non comune a tutti i gestori che seguono la strategia absolute return. Per performare bene in tutti i diversi contesti di mercato è necessaria una combinazione di scelte macro, ad esempio allocazioni geografiche, e assunzione di rischio di credito, con la possibilità di spostarsi ovunque all’interno dell’universo del reddito fisso: high yield, investment grade e asset backed securities. «Si può pensare a questa strategia come a un fondo basato sulle idee migliori», continua Bradley, ammettendo che in diversi contesti di mercato la volatilità e le opportunità cambiano. Ad esempio, negli ultimi due o tre anni, c’è stata più opportunità nelle scelte macro e nei tassi, piuttosto che nel credito. In passato più nel credito.
I driver di rendimento (alpha) e i fattori di rischio cambiano nel tempo. «Il nostro obiettivo è la coerenza e il rendimento in tutti i contesti. Cerchiamo, quindi, quell’equilibrio nel lungo periodo. Attualmente vediamo più opportunità nei tassi d’interesse, attraverso la duration, piuttosto che nel credito», precisa l’esperto. Ci sono ancora distorsioni significative rispetto al valore, in particolare in Usa. «Ci piacciono gli irripidimenti della curva dei tassi nei Treasury Usa per due motivi: primo, pensiamo che la Federal Reserve taglierà i tassi prima o poi, per via dell’incertezza politica che impatta la fiducia di imprese e famiglie; secondo, la disciplina fiscale è stata messa in discussione, con livelli di debito e deficit elevati, quindi dovrebbe esserci un premio per il rischio maggiore nella parte lunga della curva dei rendimenti Usa», prevede Bradley. Nella tabella sotto una selezione di bond ad alta redditività e rischiosità, a volte elevata, considerando sia l’esposizione valutaria sia il rischio di credito.
«Siamo sovrappesati anche su mercati come Nuova Zelanda e Regno Unito: hanno mostrato dati economici deboli, ma un outlook migliore nel medio periodo. Nella parte lunga del mercato obbligazionario britannico c’è già molto premio per il rischio e instabilità moderata. Nel 2024 abbiamo investito sui bond italiani ed eravamo sovrappesati sulla Francia, ma abbiamo rivisto l’allocazione intorno alla fine dell’anno e siamo tornati a una posizione neutrale nel breve termine. Attualmente, quindi, abbiamo posizioni sovrappesate nel Regno Unito, in Nuova Zelanda e in alcuni mercati emergenti locali selezionati, come Brasile e Colombia. Non abbiamo molto rischio di credito, siamo neutrali sull’allocazione degli spread che si sono ridotti ai livelli pre-Liberation Day. Abbiamo comunque posizioni lunghe e corte. Siamo sottopesati sul credito in dollari Usa perché vediamo maggiori rischi al ribasso per la crescita. Inoltre, l’incertezza politica negli Stati Uniti è vista come un rischio e molti investitori potrebbero diversificare in euro, riducendo l’esposizione al dollaro».
Il debito pubblico americano è un elemento chiave da monitorare. Il rapporto debito/pil negli Usa è molto alto e non c’è un catalizzatore evidente per una riduzione nel breve termine. In passato i policymaker hanno potuto finanziare il debito a tassi molto bassi, grazie all’inflazione strutturale contenuta e alle banche centrali che compravano bond. Inoltre, le politiche fiscali durante il Covid sono state molto efficaci. Siamo usciti da quel periodo con una buona crescita, un mercato del lavoro forte e fiducia, cosa che sarebbe sembrata sorprendente all’inizio.
I rendimenti ora sono elevati, quindi il costo del debito è più alto. «Non è chiaro se le politiche fiscali funzioneranno come in passato. I mercati potrebbero non riuscire ad assorbire tutto il debito e questo può creare stress. In queste fasi le strategie absolute return mostrano i loro vantaggi: un miglior rapporto rischio/rendimento nel lungo termine rispetto al reddito fisso tradizionale; protezione del capitale e diversificazione rispetto agli altri asset; correlazione molto bassa con i benchmark tradizionali del reddito fisso, con le azioni e le materie prime. Tuttavia», avverte Bradley, «queste strategie non riescono a tenere il passo in certi contesti. Ad esempio, abbiamo avuto un mercato in forte rialzo dove la duration era la chiave, quella che ti serviva, e queste strategie - non assumendo rischi strutturali né di duration né di credito - non riuscivano a stare al passo con i mercati del reddito fisso che stavano performando bene. Una sfida! Pensiamo che gli investitori dovranno impegnarsi di più per ottenere rendimento, perché non crediamo che torneremo a un mondo di bassa inflazione e bassi rendimenti ancora per molto tempo».
(riproduzione riservata)