
Anche se i mercati hanno iniziato il 2024 in preda alla volatilità, il pericolo di lasciarsi scappare delle opportunità nell'universo obbligazionario (fixed income fear of missing out, FIFOMO) «sarà la nuova paura che chi investe in obbligazioni dovrà presto affrontare, e questa volta sarà una paura positiva». L’avvertimento arriva da Benoit Anne, Managing Director di Investment Solutions Group.
Secondo il gestore, dato il «netto miglioramento del quadro macro, compresi i segnali più nitidi provenienti dalle banche centrali e il quadro valutativo favorevole, questa potrebbe essere un'opportunità interessante per aumentare l'allocazione nell'asset class». Sembra quindi profilarsi all'orizzonte uno scenario macro piuttosto roseo, da Goldilocks per il settore del credito, nonostante le due guerre in corso, in Ucraina e Israele, con gli effetti negativi sul traffico merci nel Mar Rosso.
Giunti a questo punto, argomenta Mfs IM, il rischio di recessione negli Stati Uniti «sembra essere diminuito grazie alla resilienza dei consumatori statunitensi e alla solidità dei fondamentali del settore societario». L'economia statunitense è in fase di rallentamento, «ma l'entità dello shock sulla crescita non sembra tale da giustificare un allarme recessione. Il nostro Business Cycle Indicator, pur segnalando alcuni rischi di rallentamento, non indica una recessione imminente».
Sul fronte dell'inflazione, sono stati compiuti alcuni progressi ed appare ora ragionevole ipotizzare che il Pce core, la misura dell'inflazione più importante per la Federal Reserve statunitense, rallenterà a circa il 2% l'anno prossimo. Cosa ancora più importante, la Fed sta segnalando che il ciclo di inasprimento è terminato.
I punti d'ingresso «contano eccome nel mercato obbligazionario. Dato il livello interessante dei rendimenti correnti, le prospettive per i rendimenti attesi sono notevolmente migliorate», sottolinea il gestore. Questo perché esiste una «solida relazione storica tra rendimenti iniziali come quelli odierni e la forza delle performance successive. Ad esempio, con un rendimento iniziale del 5,16% per i titoli investment grade statunitensi, il rendimento mediano per i cinque anni successivi – utilizzando un intervallo di 30 punti base intorno al rendimento iniziale – si attesta al 5,97%, con rendimenti compresi nell'intervallo 3,36-7,17%».
Inoltre, le prospettive per i rendimenti obbligazionari attesi hanno beneficiato delle indicazioni fornite di recente dalle principali banche centrali sui futuri tagli dei tassi. Analizzando la mappa termica del settore (corporate) investment grade statunitense, «è chiaro che la probabilità di rendimenti ipotetici più alti è aumentata, soprattutto data l'elevata possibilità di riduzioni dei tassi all'orizzonte desumibile dai recenti segnali forniti dalla Fed», prosegue Anne.
Ed ecco perché, in base a un rendimento iniziale del 5,16% e ipotizzando spread invariati nell'anno successivo a fronte di un calo dei tassi di 60 punti base, è possibile realizzare un rendimento del 9,43% in un anno. Nello specifico, argomenta il gestore, «i rendimenti attesi ipotetici a un anno sono dati dal rendimento iniziale meno l'andamento combinato di tassi e spread moltiplicato per la duration dell'indice».
Ad esempio, con un rendimento iniziale del 6% e una duration dell'indice di 7, se il movimento combinato di spread e tassi è un calo di 50 punti base (cioè 0,50%) nel corso dell'anno successivo, il rendimento atteso a un anno sarà stimato al 9,5% (6% - (-0,50% x7)).
«Potrebbe essere giunto il momento di abbandonare la liquidità e tornare alle obbligazioni. Le posizioni liquide restano cospicue vista la riluttanza degli investitori ad assumersi rischi, soprattutto dopo due anni difficili per i mercati globali», ragiona il gestore. Secondo cui però «ci troviamo tuttavia ad un punto di svolta importante. Di norma, poco dopo il raggiungimento del picco dei tassi ufficiali delle banche centrali la liquidità comincia a sottoperformare il credito. È esattamente il punto in cui ci troviamo in questo momento. In futuro, la probabilità che la liquidità surclassi il credito è destinata a diminuire, soprattutto alla luce dei tagli dei tassi all'orizzonte».
Nell'obbligazionario ce n'è per tutti i gusti, ricorda l’esperto, a seconda della propensione al rischio, delle esigenze d'investimento e di altri obiettivi di ciascun investitore. «Le obbligazioni comportano ovviamente sia il rischio di duration che il rischio di credito. La combinazione di questi due elementi ci offre una mappa altamente diversificata di sottoclassi obbligazionarie».
Al momento Anne è ottimista sia sulla duration che sul credito e privilegia quindi «la parte più rischiosa dello spettro obbligazionario, in particolare il debito dei mercati emergenti e e l'high yield europeo. Questo in virtù delle prospettive macro più favorevoli e dei livelli d'ingresso interessanti».
Nel complesso, riteniamo che le obbligazioni siano tornate ad essere «un'asset class interessante, soprattutto perché i rischi di recessione sono diminuiti e il contesto valutativo è vantaggioso in termini storici», conclude il gestore di Mfs IM. (riproduzione riservata)