I rincari dell’energia tornano a farsi sentire. E questa volta il rischio è duplice: bollette più care per le imprese e meno consumi da parte delle famiglie. Secondo un’analisi di Confesercenti, nelle settimane successive allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all’ingrosso sono saliti rapidamente: +24% per l’elettricità e quasi +33% per il gas.
Un aumento che, se dovesse continuare fino alla fine dell’anno, si tradurrebbe in un conto più salato già nei prossimi mesi. Per le piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire già nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto al 2025.
I rincari si vedono già nei prezzi di riferimento. Il Pun che misura il costo dell’energia elettrica, è passato da una media di 114,41 euro per megawattora a febbraio a 141,89 euro a marzo (+24%). Nello stesso periodo il prezzo del gas (Psv) è salito da 0,377 a circa 0,5 euro per Smc, con un aumento vicino al 33%.
Per le imprese l’impatto è immediato. La stima è di un aumento medio di quasi 1.500 euro l’anno per attività, ma con differenze significative: circa 2.700 euro in più per un supermercato, 529 euro per un minimarket e poco più di 100 euro per un piccolo negozio non alimentare. Nel turismo e nella ristorazione si sale a circa 1.010 euro per un bar, 1.830 euro per un ristorante e 2.723 euro per un albergo di 30 camere.
Si tratta di costi difficili da tagliare. E questo mette le imprese di fronte a una scelta complicata: assorbire gli aumenti riducendo i margini oppure scaricarli, almeno in parte, sui prezzi. Il problema riguarda anche le famiglie. Bollette più alte significano meno potere d’acquisto e quindi meno spesa. Secondo le stime, i consumi reali potrebbero ridursi di circa 4 miliardi di euro, con effetti sull’intera economia.
«Energia elettrica e gas sono costi strutturali, difficili da comprimere», osserva il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi. Se i prezzi resteranno su questi livelli, avverte, l’impatto complessivo per commercio, turismo e servizi «potrebbe arrivare a sfiorare i 900 milioni», con effetti su margini, investimenti e tenuta delle attività. «Per questo non bastano interventi tampone: servono misure di emergenza su carburanti, energia e gas ma anche interventi strutturali, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema, per evitare che ogni nuova tensione sui mercati si trasformi in un freno alla crescita del Paese». (riproduzione riservata)