Bisognerà aspettare il 2026 per una delle novità più attese dai consumatori: la possibilità di cambiare fornitore di luce o gas in appena 24 ore rispetto a una media attuale di 45 giorni. L’Arera, l’autorità di settore presieduta da Stefano Besseghini, ha già avviato le attività propedeutiche al cosiddetto switching, che partirà il prossimo anno, anche se non c’è ancora una data precisa. Ma intanto, è già possibile stimare gli effetti del provvedimento. A fare i calcoli è Facile.it, stimando che il nuovo switch rapido possa tradursi in un taglio dei costi fino al 10-15%, lontano dal calo del 35% delle tariffe che si verificò nel mercato della telefonia mobile nel 2012 a seguito della stessa misura, ma tale comunque da generare un risparmio fino a 230 euro l’anno per una famiglia tipo.
C’è però un possibile effetto collaterale da considerare. Le aziende energetiche, infatti, saranno chiamate a rivedere radicalmente i propri sistemi informativi, flussi e processi di gestione per adeguarsi alle nuove tempistiche.
Le operazioni connesse al cambio operatore sono numerose: si va dalla verifica del cliente e del suo merito creditizio, alla presenza di bollette arretrate e insoluti, processo che oggi viene gestito, mediamente, in 45 giorni, e che dal 2026 dovrà essere compresso in poche ore. «Non bisogna sottovalutare la portata di questa novità che, paradossalmente, potrebbe portare ad un aumento dei costi a carico delle società di vendita e, di conseguenza, ad un incremento delle tariffe», spiegano da Facile.it.
«I tempi stretti non dovranno incidere sulla qualità delle verifiche, fondamentali anche per contenere fenomeni come quello del turismo energetico e delle frodi ai danni delle compagnie che, con la nuova norma, potrebbero essere agevolati», si legge nell’analisi.
In parallelo, il mercato libero gode ormai di un consenso crescente, come mostra il V Rapporto Edison-Censis. L’80% degli italiani apprezza la possibilità di scelta tra più fornitori; il 70% considera positivamente la varietà delle offerte; il 50% valuta i servizi aggiuntivi, e non solo il prezzo, per scegliere il fornitore.
Il gradimento non riguarda solo le famiglie. Le micro e piccole imprese – 4,4 milioni di realtà con 11 milioni di lavoratori – hanno scelto per oltre il 90% il mercato libero. Ma sette aziende su 10 temono ancora il caro energia e il 64% si concentra solo sul prezzo, trascurando strumenti di efficienza o autoproduzione. Solo una su tre, infine, ha effettuato una diagnosi energetica o pianifica investimenti green. (riproduzione riservata)