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Blindati i rincari dei pedaggi autostradali
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Blindati i rincari dei pedaggi autostradali

di Sergio Rizzo
15 gennaio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:02

Il 1° gennaio ha visto l’ennesimo aumento dei pedaggi autostradali, nonostante gli sforzi del governo per fermarlo. La Corte Costituzionale ha annullato il blocco degli adeguamenti, permettendo un aumento delle tariffe dovuto all’inflazione, anche per le concessionarie con piani non ancora approvati

In Italia c’è una sola immutabile certezza: l’aumento dei pedaggi autostradali. Il 1° gennaio di ogni anno gli italiani si svegliano con la sorpresa al casello, e il 2026 non interrompe la tradizione. Anche se ancora non avevamo letto sulle agenzie di stampa una nota ufficiale del ministero dei Trasporti in cui si afferma che è stato «vanificato lo sforzo del ministro Matteo Salvini e del governo» per congelare gli aumenti.

Il che fa sorgere l’interrogativo sui presunti responsabili del complotto. Il dito è puntato in direzione della Corte Costituzionale. Con la sentenza numero 147 del 2025 la Consulta ha infatti dichiarato incostituzionale il blocco degli adeguamenti tariffari all’inflazione per le concessionarie che si trovano in una specie di limbo, non avendo ancora concluso la procedura di aggiornamento dei piani economico finanziari.

Aggiornamento dei piani delle concessionarie e adeguamenti tariffari legati all’inflazione

Ogni 5 anni le concessionarie devono aggiornare i rispettivi piani con l’indicazione delle stime di traffico e degli investimenti necessari. I piani sono sottoposti al concedente, il ministero dei Trasporti, che li deve approvare. L’approvazione ministeriale è fondamentale per il passaggio successivo con l’intervento dell’Autorità dei Trasporti, ovvero la fissazione delle tariffe.

È però sempre previsto l’adeguamento all’inflazione, rimasto anch’esso bloccato, per le concessionarie con procedura di aggiornamento dei piani non conclusa, fino a quando un ricorso alla magistratura amministrativa presentato dalla RaV, acronimo che sta per Raccordo Autostradale Valle D’Aosta, è finito alla Corte Costituzionale. Che le ha dato ragione. Da allora gli adeguamenti all’inflazione scattano comunque. Ed è esattamente ciò che è successo adesso, con le tariffe di quasi tutte le concessionarie salite dell’1,5%. L’inflazione programmata, appunto.

Il paradosso delle Concessioni Autostradali Venete

Non senza qualche incredibile paradosso. C’è per esempio il caso della Cav, la Concessioni Autostradali Venete, società detenuta da Anas e Regione Veneto, che aveva previsto per il 2026 una diminuzione dello 0,8% dei pedaggi e invece si è vista concedere un aumento dell’1,5% per il meccanismo dell’inflazione. Tutto perché l’aggiornamento del suo piano economico finanziario, presentato al ministero di Salvini il 6 dicembre 2024, non è stato ancora approvato.

Le responsabilità ministeriali sugli aumenti dei pedaggi

Ecco perché mettere la croce degli aumenti sulle spalle della Consulta forse non è il modo corretto per spiegare che cosa sta accadendo con i pedaggi autostradali. Lo scorso aprile una speciale commissione istituita al ministero per fare chiarezza sullo stato dell’arte aveva compilato la lista dei piani ormai scaduti.

Erano 15 e rappresentavano il 74% della rete nazionale a pedaggio. Questo per farsi anche un’idea delle responsabilità in capo agli uffici ministeriali. Che devono certamente fare i conti con serie difficoltà, come dimostra l’interminabile dialettica con le assai singolari pretese avanzate da Autostrade per l’Italia per vedersi riconoscere come investimenti manutenzioni non fatte negli anni passati.

Le conseguenze economiche dei ritardi burocratici

Ma il numero dei piani economico-finanziari ancora non evasi è tale da rendere opportuna una verifica sulla prontezza di risposta della burocrazia. Tenendo presente che le responsabilità delle possibili inerzie ministeriali rischiano di essere assai rilevanti anche dal punto di vista economico. Nella relazione di aprile della commissione del Mit c’è una tabella con un numero: 3,5 miliardi.

È la somma delle poste figurative accumulate dalle concessionarie ancora senza piani approvati, che le rivendicano. La maggior parte, 2,7 miliardi, riguarda il solo gruppo Autostrade per l’Italia, il cui piano economico finanziario è in discussione da tempo immemore senza giungere a una soluzione. E ogni giorno che passa il conto sale.

Il caso di Autostrade Alto Adriatico e la politica regionale

Una considerazione infine s’impone. Il fatto che la Corte Costituzionale abbia sancito l’incostituzionalità del blocco degli adeguamenti all’inflazione non significa che i concessionari non possano rinunciarvi.

Vi ha rinunciato, per esempio, la società Autostrade Alto Adriatico controllata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia presieduta da Massimiliano Fedriga. È della Lega, lo stesso partito del ministro dei Trasporti Salvini. Ed è una società a capitale interamente pubblico, proprio come la Cav. (riproduzione riservata)



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