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Giuseppina Di Foggia, ceo Terna
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Blackout, quel mix fatale che ha lasciato al buio la Spagna. Ecco come si difende l’Italia

di Angela Zoppo
02 maggio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 05 maggio 2025, 15:11

Lo shock spagnolo ha messo sotto accusa le rinnovabili. La colpa però va divisa con le complessità e le falle della rete. Nel sistema elettrico italiano, dove il 40% dei consumi è verde, Terna sta investendo miliardi in sicurezza. Ma in un’Europa sempre più interconnessa servirà lo sforzo finanziario di tutti i gestori.

Colpa delle rinnovabili? Altamente probabile, ma in concorso con le falle di una rete elettrica sempre più complessa. La Spagna ha circa sei mesi di tempo per inviare alla Commissione Europea un rapporto sulle cause del gigantesco blackout che il 28 aprile 2025 ha lasciato al buio il Paese, trascinandosi dietro anche Portogallo e una parte di Francia. Per quasi 24 ore sono rimasti bloccati i trasporti pubblici, si è spenta la segnaletica stradale, è saltata l’alimentazione agli ospedali, si sono fermati gli impianti di produzione, i sistemi di pagamento digitale, le centrali nucleari, etc.

L’evento, il più grave che si sia mai verificato in Europa, ha immediatamente opposto due fazioni: da una parte i sostenitori della transizione energetica, impazienti di vedere assolte le rinnovabili, dall’altra i più conservatori, che hanno messo sotto accusa il funzionamento degli impianti fotovoltaici e approfittato dell’occasione per spingere il nucleare. Ma cosa è successo alle 12:38 del 28 aprile? In un momento non di picco dei consumi, in cui c’era semmai un’over-produzione, e con gli impianti fotovoltaici a regime a coprire circa il 50% della domanda, in pochi minuti sono venuti a mancare 10 GW di energia solare, con un crollo anche di tutte le altre fonti.

La ricostruzione di Eurelectric

Per Eurelectric, l’associazione europea degli operatori elettrici, all’origine del blackout c’è stato un problema della linea elettrica che collega la Catalogna francese e spagnola, con la conseguente disconnessione del sistema di trasmissione dalla rete europea a 400 kV. «Si è innescato un effetto domino che ha interrotto la fornitura di elettricità non solo in Spagna ma anche in Portogallo, Andorra e parti della Francia», sottolinea Eurelectric,

«Sono state segnalate oscillazioni anomale nelle linee ad alta tensione prima che si interrompesse l'alimentazione, che hanno causato problemi di sincronizzazione tra i sistemi elettrici. Il blackout è stato un campanello d'allarme. Ha dimostrato che la necessità di modernizzare e rafforzare la rete elettrica europea è urgente e inevitabile. Investire in una rete resiliente non è più facoltativo», spiegano ancora dall’associazione, «il successo delle transizioni energetiche in Europa dipende da una rete estesa e completamente digitalizzata in grado di gestire la quantità di capacità rinnovabile che è destinata a venire».

Già, ma quanto costa? «Rendere la rete adatta allo scopo richiede un investimento annuo di 67 miliardi di euro da qui al 2050», stima Eurelectric. «Ma già ottimizzandone l'uso, il fabbisogno annuo di investimenti potrebbe scendere a 55 miliardi di euro, senza compromettere resilienza e prestazioni».

Il disastro spagnolo terrà banco anche al Power Summit del 3-4 giugno 2025 a Bruxelles. Risuonano le parole di Kristian Rubino, segretario generale di Eurelectric: «poiché la società si affida sempre di più all'elettricità, è fondamentale che l'elettricità sia affidabile». Come nel best seller «Il mondo dietro di te» di Rumaan Allan, diventato anche un film con Julia Roberts, per milioni di persone è stato uno choc assistere alla vulnerabilità del sistema elettrico e all’effetto contagio che ne è derivato. Inevitabile porsi la domanda: è a rischio anche l’Italia, dove secondo gli ultimi dati di Terna sui consumi, a marzo 2025 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’84,6% dalla produzione nazionale e per la quota restante (15,4%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero?

La trincea hi-tech di Terna

In realtà il sistema elettrico italiano gestito da Terna è già progettato per far fronte a eventi avversi, come guasti di linee o di centrali elettriche che per questo, pur accadendo con una certa frequenza, non incidono sulla continuità del servizio sugli utenti finali. La gestione del Sistema Elettrico Nazionale prevede l’impiego di strumenti, sistemi e tecnologie evolute che rispondono automaticamente in minuti o addirittura in frazioni di secondo. Per esempio, i sistemi di regolazione presenti sulle centrali elettriche sono in grado di variare la generazione di potenza in modo da compensare gli squilibri che possono essere rilevati sulla rete. Nel caso di eventi più rapidi e gravi, il sistema di difesa a tecnologia proprietaria corregge gli squilibri in tempi rapidissimi, anche dell’ordine delle decine di millisecondi, fuori dalla portata del controllo manuale. Il merito è di una rete avanzatissima di apparecchiature di monitoraggio (Wams) distribuite non solo in Italia ma anche all’estero, in grado di rilevare rapidissimamente (ogni 20 millisecondi) fenomeni critici per l’intera area europea. Terna è anche uno dei primi gestori di rete in Europa ad effettuare non solo un controllo in statica ma anche in dinamica, per verificare che il sistema non comprometta i parametri di sicurezza passando da uno stato di equilibrio all’altro.

Così, quando in Spagna si sono spente le luci, il sistema italiano ha reagito subito, attivando i meccanismi automatici di regolazione delle centrali in esercizio e contribuendo al riequilibrio della frequenza sulla rete europea. L’episodio in sé però conferma quanto il contesto elettrico europeo stia diventando sempre più complesso e interdipendente, anche per la crescente penetrazione delle rinnovabili non programmabili, come il solare e l’eolico. La natura intermittente di queste fonti rende infatti più volatile il bilanciamento tra produzione e consumo. In Italia, sempre guardando ai dati di marzo, le rinnovabili hanno coperto il 39% della domanda elettrica.

In questo scenario, la capacità di risposta e la resilienza del sistema italiano poggiano anche sugli investimenti per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica della rete. Il gruppo guidato dall’ad Giuseppina Di Foggia ci sta investendo 2,4 miliardi di euro entro il 2028, in aggiunta agli oltre 23 miliardi di euro del Piano di Sviluppo 2025-2034 per rafforzare le infrastrutture strategiche del Paese.

L’Italia ha anche un vantaggio sul piano regolatorio. Sì è dotata, infatti, di un sistema di regole tecniche e di mercato perché lo sviluppo delle rinnovabili non pesi sulla tenuta del sistema elettrico. Terna ha ampi margini di manovra: per esempio può ridurre la produzione rinnovabile per motivi di sicurezza del sistema (agli operatori viene riconosciuta una remunerazione per il servizio prestato). Inoltre le regole di connessione comportano specifici obblighi dei produttori (anche di rinnovabili) nei servizi che devono prestare per garantire la sicurezza della rete. (riproduzione riservata)



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