Il venture capital in Italia ha un noto problema di taglia. La dimensione media dei round, nel primo semestre 2025, si è fermata intorno ai 3 milioni di euro secondo il Venture Capital Monitor dell’università Liuc. In questo contesto spicca un’eccezione: il biotech.
Il comparto ha numeri che appaiono subito fuori scala. Con un record appena aggiornato: il più grande round di serie A biotech in Italia, chiuso a inizio ottobre fa dalla startup Nanophoria, ha raggiunto gli 83,5 milioni. E anche il primato precedente per questo tipo di raccolta nello stesso comparto aveva una dimensione significativa, ovvero i 61 milioni ottenuti da Aavantgarde Bio nel 2023. Per fare un confronto, il round di serie A più corposo del terzo trimestre (non biotech), quello di Lexroom.AI che applica l’intelligenza artificiale nel mondo legale, ha raccolto 16 milioni.
Nel complesso, il biotech italiano ha attirato 119 milioni di euro di investimenti tra gennaio e giugno, secondo le statistiche di Italian Tech Alliance-Growth Capital. «Le scienze della vita sono il comparto che ha raccolto più fondi di venture capital in Italia nel 2025. È un settore in crescita, che in termini di innovazione e qualità della scienza non ha niente da invidiare al biotech di altri Paesi», conferma Lucia Faccio, partner di Sofinnova, società di venture capital attiva in questo campo - con oltre 4 miliardi di euro di patrimonio gestito - e lead investor in Nanophoria.
L’ottima ricerca italiana, però, da sola non basta. Il comparto «ha bisogno di investimenti consistenti da parte di operatori specializzati per riuscire a portare i prodotti ai pazienti», aggiunge Faccio. «Per questo siamo felici di aver lavorato con un sindacato pan europeo co-guidato da Sofinnova Capital Strategy e XGen (società di investimenti nel settore delle scienze della vita di cui fa parte, tra gli altri, anche Federica Draghi, figlia dell’ex premier, ndr), insieme a Cassa Depositi e Prestiti, nel round di Nanophoria».
Nanophoria, nello specifico, è nata nel 2022 come spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il supporto del fondo Sofinnova Telethon, il veicolo di Sofinnova dedicato al technology transfer in Italia, e un finanziamento iniziale di 3,5 milioni.
Tre anni dopo ha raccolto 83,5 milioni che «serviranno a portare il prodotto principale in fase clinica 2 e ad ampliare le potenzialità della piattaforma di somministrazione, aprendo ad altre indicazioni», spiega Faccio. «Ciò che rende Nanophoria innovativa è il suo prodotto, una speciale particella che si può inalare e trasporta una proteina fino al cuore, migliorandone la capacità di contrazione, per la cura dell’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta (HFrEF). Questa particella può essere usata per trasportare anche altri tipi di farmaci biologici direttamente al cuore e ai polmoni».
Nel complesso Sofinnova ha un portfolio composto da oltre 130 società, comprese la già citata Aavantgarde e Genespire (sostenuta in tandem con XGen e Cdp Venture Capital come Nanophoria), alle quali fornisce capitali tramite sette strategie di investimento dedicate alle diverse fasi di vita delle startup, oppure a specifici sotto-comparti come biotecnologia, medtech, biotecnologia industriale o medicina digitale. (riproduzione riservata)