Se l’intelligenza articificiale è una corsa, chi si ferma è perduto. E le big tech non intendono rallentare: Alphabet-Google, Meta, Microsoft e Amazon hanno chiuso il trimestre gennaio-marzo con profitti in netto aumento e investimenti in crescita esponenziale. Nel momento in cui questo giornale è andato in stampa si attendevano ancora i conti di Apple, che però ha scelto una strategia diversa, con un capex ridotto rispetto ai competitor. Per gli altri «il filo conduttore è che le spese per l’AI proseguono senza sosta», osserva David Pascucci, market analyst di Xtb. Nel complesso le big tech impegneranno oltre 700 miliardi di dollari per potenziare AI e cloud nel 2026.
Le trimestrali di Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon «restituiscono un quadro aggregato impressionante: 430,6 miliardi di ricavi, +20%, e 151,4 miliardi di utile,+60%. Numeri nel complesso superiori alle attese», riassume Gianmarco Roncarolo, director di GraniteShares. «Eppure la reazione del mercato racconta una storia più sfumata: subito dopo i conti Alphabet ha guadagnato il 7% e Amazon il 2%, mentre Microsoft e Meta hanno perso circa l’1% e il 7%», dice riferendosi alle performance nell’aftermarket di mercoledì 29 aprile. »
Gli operatori si sono abituati ai capex stellari dei collossi tech (i 200 miliardi di Amazon o i 190 di Microsoft e Alphabet). «Quando ha visto queste cifre, lo scorso anno, il mercato all’inizio è stato titubante, ma ora questo livello di spesa è stato normalizzato. Gli investimenti non si fermano e il settore probabilmente andrà alla grande ancora per qualche anno», aggiunge Pascucci.
Alphabet, nel dettaglio, ha registrato ricavi per 109,9 miliardi (+22%) nel primo trimestre, battendo le stime degli analisti, con un utile di 62,6 miliardi (+81%). «Alphabet è la chiara vincitrice della tornata. Il mercato ha letto l’accelerazione del cloud (+63%, ndr) come la prova che la spesa in AI sta dando frutti», commenta Roncarolo.
La holding di Google ha alzato la guidance sul capex 2026 a 180-190 miliardi dopo averne spesi 35,7 nel primo trimestre. «Il 60% degli investimenti in infrastruttura è andato ai server, il 40% a data center e apparecchiature di networking», sottolinea Bogdan Maioreanu, market analyst di eToro. «Alphabet è l’unica che sta già monetizzando l’hardware all’esterno con le tpu (tensor processing unit, ndr) per i data center di terze parti».
Anche Amazon ha mostrato una crescita robusta della divisione cloud: Amazon Web Services ha ottenuto ricavi per 37,6 miliardi (+28%) registrando la miglior performance da 15 trimestri, secondo il ceo Andy Jassy. «Aws è la vera fucina di vendite per Amazon», conferma Pascucci. Il gruppo ha riportato un utile di 30,3 miliardi (+77%) a fronte di un fatturato di 181,5 miliardi (+17%). La società ha inoltre un capex da record - circa 200 miliardi - e ha speso 43,2 miliardi tra gennaio e marzo. Gli investimenti «sono stati destinati, secondo le parole del cfo Brian Olsavsky, principalmente ad Aws e all’AI generativa per sostenere la forte domanda», evidenzia Maioreanu.
Meta ha comunicato un fatturato di 56,3 miliardi (+33%), con profitti saliti a 26,8 miliardi (+61%). Tuttavia a caldo il titolo è scivolato di quasi l’8% e giovedì 30 all’apertura di Wall Street il ribasso si è esteso. «Gli investitori non hanno visto di buon grado la guidance sugli investimenti 2026, aumentata fino a 145 miliardi», ipotizza Roncarolo. Tuttavia secondo Pascucci la reazione del mercato non va collegata ai numeri del trimestre: «I risultati di Meta sono esplosivi; non c’è niente che non va nei conti. Il ribasso si deve a un movimento tecnico: le valutazioni sono molto tirate e Meta viaggiava sui massimi mensili prima del bilancio».
Il gruppo ha inoltre dichiarato di monitorare l’evoluzione delle questioni legali aperte negli Stati Uniti e in Europa, che potrebbero avere un impatto significativo. Negli Usa, in particolare, la società è stata condannata per aver provocato dipendenza a una giovane utente dei suoi social network (la stessa sentenza ha coinvolto Google, proprietaria di YouTube). Meta farà ricorso ma il rischio è che la sentenza generi una cascata di richieste di risarcimento a Facebook e Instagram.
Infine Microsoft. Il gruppo di Redmond ha chiuso il trimestre con ricavi per 82,9 miliardi (+18%) e un utile di 31,8 miliardi (+23%). A dare slancio è stata la divisione Intelligent Cloud guidata da Azure (+40%). Il fatturato derivante dall’AI si attesta ora a 37 miliardi, più che raddoppiato rispetto ai primi tre mesi dei 2025. Il capex è arrivato a 190 miliardi e Microsoft prevede un ulteriore incremento nel 2027. Il titolo sconta però «una preoccupazione strutturale» ovvero «il timore che l’AI sostituisca il software tradizionale, il che spiega il calo del 12% da inizio anno. Microsoft dovrà dimostrare di poter monetizzare Copilot abbastanza da compensare il rischio di minori licenze», conclude Roncarolo. (riproduzione riservata)