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Berkshire Hathaway, liquidità record a 381,7 miliardi prima dell’addio di Buffett. Come la impiegherà il successore Greg Abel?

03 novembre 2025, 12:43 Ultimo aggiornamento: 07 novembre 2025, 18:45

Nel terzo trimestre utile operativo +34% a 13,49 miliardi di dollari e oltre 6 miliardi di azioni vendute per la holding di Warren Buffett, prossimo a lasciare il testimone al vice presidente, Greg Abel, a fine 2025. Un’eredità difficile: Barron’s spiega perché e chi può emularlo al meglio

La liquidità della Berkshire Hathaway balza a 381,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025, un nuovo record, e l’utile operativo del 34% a 13,49 miliardi per la holding di Warren Buffett, prossimo a lasciare il timone, oltre le previsioni degli analisti, grazie alla raccolta dei business assicurativo e riassicurativo, tornata in utile nel trimestre dopo aver riportato perdite nello stesso periodo dell’anno precedente. Mentre l'utile netto è cresciuto del 17% a 30,8 miliardi. Solo +2% i ricavi a 94,97 miliardi.

Più azioni vendute di quante acquistate

Per il 12° trimestre consecutivo la finanziaria del celebre investitore ha venduto più titoli di quanti ne abbia acquistati: 6,1 miliardi di dollari di azioni nel periodo, anche se all’inizio dell’anno Buffett sembrava essere tornato alla ricerca di deal, con l’acquisizione di una partecipazione da 1,6 miliardi di dollari in UnitedHealth Group e della divisione petrolchimica di Occidental Petroleum, OxyChem, per 9,7 miliardi di dollari.

L’andamento dei vari settori 

I conti della Berkshire sono seguiti da vicino perché la conglomerata da mille miliardi di dollari, che ha in pancia azioni di vari settori: dalle assicurazioni alle ferrovie, dall’energia alla manifattura, fornisce uno spaccato della salute dell’economia statunitense. 

Più in dettaglio, l’utile ante imposte di Geico, assicuratore auto, è sceso del 13% perché ha speso di più in pubblicità per acquisire polizze. Mentre l’utile operativo dell’unità ferroviaria Bnsf è aumentato del 5% a 1,4 miliardi grazie alla crescita dei ricavi derivanti dal trasporto di prodotti agricoli ed energetici. Viceversa, il settore utilities (gestisce PacifiCorp, MidAmerican e Nv Energy) ha registrato un calo del 9% dell’utile operativo a 1,5 miliardi di dollari. Altro punto dolente Pilot, conosciuta per le sue stazioni di servizio e gli autogrill, che ha registrato una perdita di 17 milioni a causa dei margini più bassi sul carburante wholesale e retail, nonché delle spese più elevate.

I titoli preferiti da Buffett

Gli investitori hanno a lungo seguito Buffett e le scelte del suo team attraverso il vasto portafoglio della Berkshire. Oggi comprende 46 azioni per un valore di 313 miliardi di dollari. Ma le 10 principali partecipazioni rappresentano l'82,1% del portafoglio:

1. Apple, valore 75,9 miliardi di dollari e peso del 24,2%

2. American Express, 54,6 miliardi e peso del 17,4%

3. Bank of America, 32,2 miliardi e peso del 10,3%

4.Coca-Cola, 27,6 miliardi e peso dell’8,8%

5. Chevron, 18,8 miliardi e epso del 6%

6. Moody's 11,8 miliardi e peso del 3,8%

7. Occidental Petroleum, 10,9 miliardi e peso del 3,5%

8. Mitsubishi 9,3 miliardi e peso del 3%

9. Kraft Heinz, 8 miliardi e peso del 2,6%

10. Itochu, 7,8 miliardi e peso del 2,5%

Alcune di queste azioni, come American Express e Coca-Cola, sono detenute dalla holding da decenni. Ciò dimostra che mantenere titoli vincenti nel lungo periodo può continuare a generare valore. Inoltre, Buffett ha storicamente preferito le azioni che distribuiscono un dividendo, anche se ha scelto di non farli pagare alla Berkshire, preferendo reinvestire gli utili.

Cosa farà il successore Greg Abel

Ora gli investitori monitorano da vicino il passaggio di testimone con Buffett, 95 anni, che passerà il ruolo di ceo al vice presidente, Greg Abel, 63 anni, alla fine dell’anno. Comunque, l’oracolo di Omaha resterà presidente. Da quando lo scorso 3 maggio ha annunciato che si sarebbe dimesso dal ruolo di ad, il prezzo del titolo Berkshire è sceso del 12% ed è rimasto indietro rispetto all’indice S&P500.

Nonostante questo per il quinto trimestre consecutivo, la società ha rifiutato di riacquistare le proprie azioni. «Credo che questo invii un messaggio molto potente agli azionisti», sottolinea Cathy Seifert, analista di Cfra Research. «Se loro non stanno riacquistando le proprie azioni, perché dovresti farlo tu?». Nonostante l’aumento dell’utile, la crescita modesta dei ricavi nel terzo trimestre non contribuirà a migliorare il sentiment degli investitori, secondo Seifert. «Fatico a trovare un catalizzatore» per un aumento del prezzo dell’azione, ha aggiunto l’esperto.

Ma Abel è noto per essere più attivo di Buffett. Quindi in molti non escludono che possa tornare a pagare il dividendo dopo quello distribuito nel lontano 1967, definito dallo stesso guru della finanza «un errore di gioventù». Per altri sarà interessante, col senno di poi, valutare cosa avrebbe potuto fare la Berkshire non accumulando così tanta liquidità: 381 miliardi.

Un’eredità difficile, chi può emularlo al meglio

Sicuramente sarà difficile anche per il successore più abile guidare un colosso del genere e battere il mercato come faceva Buffett. Barron’s ha identificato alcuni conglomerati come Fairfax Financial Holdings che imitano la struttura aziendale della Berkshire, ma ci sono anche alcuni gestori di fondi che hanno emulato con successo lo stile di investimento dell’investitore leggendario.

I loro fondi presentano caratteristiche chiave: portafogli concentrati, azioni sia di valore sia di qualità, con flussi di cassa costanti e bilanci solidi, e buona governance aziendale. Certo che, con una miriade di fondi indicizzati che detengono centinaia di azioni, lo stile concentrato e attivo di Buffett sta diventando sempre più raro. «Se vuoi ottenere un risultato diverso dall’indice, non puoi replicare l’indice, il che significa che avrai pesi diversi», afferma Chris Davis, gestore del fondo exchange-traded Davis Select U.S. Equity, che recentemente deteneva solo 26 azioni. «Ma puoi ottenere molta diversificazione con 25 o 30 azioni».

Davis non è solo un fan di Buffett, siede anche nel cda della Berkshire. Ma non solo solo i rendimenti «a scalini» che differiscono ampiamente dall’indice, in meglio o in peggio, da accettare. Bisogna tollerare un altro rischio: il collasso di singole aziende. Il Sequoia Fund, che lo stesso Buffett aveva sostenuto, implose quando la sua quota in portafoglio di Valeant Pharmaceuticals superò il 30% nel 2015 e il titolo crollò durante un’indagine regolatoria. Davis raramente permette che una posizione nel suo portafoglio superi il 10%. 

Un altro dei fondi più performanti, con «solo» 24 azioni e un rating di qualità di Morningstar elevato, è FullerThaler Behavioral Unconstrained Equity. Il gestore, Raymond Lin, segnala Barron’s, cerca azioni trascurate dal mercato. Ma devono anche essere in grado di sopravvivere a un’economia negativa.

Ovviamente, Buffett è anche un famoso investitore value, ma oggi è sempre più difficile acquistare aziende con qualità elevata e a buon mercato. La maggior parte dei fondi tende a dirigersi verso un’unica direzione: valore o qualità. Ma non mancano gestori value esperti in grado di trovare entrambe queste caratteristiche. 

È il caso di Bill Nygren dei fondi Oakmark e Oakmark Select: trova spesso aziende di qualità elevata in settori che nel complesso sono considerati più ciclici e di qualità inferiore rispetto alla tecnologia. Per questo motivo nei suoi fondi si trova la compagnia petrolifera Phillips 66, con un rapporto prezzo/utile di 13, accanto al gigante dei motori di ricerca Alphabet, con un p/e di 25. Curiosamente, il fondo Oakmark meno concentrato (detiene 54 azioni) ha performato meglio negli ultimi 15 anni rispetto a Oakmark Select (26 azioni). Forse concentrare troppo gli investimenti su nomi ciclici è un rischio. (riproduzione riservata)



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